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La discriminazione la si trova (anche) nelle piccole cose - Antonino Fleres

 

Gli articoli di Antonino Fleres: La discriminazione la si trova (anche) nelle piccole cose

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Articolo: 85

Testo online da lunedì 4 gennaio 2021

 

La discriminazione la si trova (anche) nelle piccole cose

Mi scrive Monica da Monza.
Mi scrive una lettera di pacata indignazione e di cheta tristezza, perché si sa: la giustizia non è di questo mondo nemmeno per ciò che riguarda le piccole cose, appunto.

La discriminazione la si trova (anche) nelle piccole cose

Villa Cristina a Savonera - Collegno.
In realtà il vero indirizzo è questo: Strada delle Vallette 309 a Torino
Edificata come "Cascina Brucco" nella prima metà del 1700, la "Villa" fu fatta costruire, ristrutturando ed ampliando la vecchia cascina, da Paolo Michele Giacinto Amoretti nel 1740, che affidò la realizzazione ad un allievo dell'architetto Filippo Juvarra.
Il nome alla Villa fu dato in onore di Maria Cristina di Savoia, moglie di re Ferdinando di Borbone, che ereditò la villa dalla madre, la regina Maria Teresa d'Austria.
La Villa fu adibita a casa di cura nel 1851, ad opera del farmacista Gabriele Grosso, dopo che venne venduta dalla famiglia Salmour al banchiere Andreis e rimase tale fino settembre del 2011 data della sua chiusura, in quanto non non considerata più a norma.


Ecco il testo:
So di essere fortunata, so di essere in una posizione invidiabile: ho un lavoro, un “bel” lavoro, tutti i mesi arriva lo stipendio, ho una tredicesima, una quattordicesima, di rado anche qualche “cento euro” di Bonus; so di lavorare in una delle poche Aziende italiane con la “A” maiuscola.
Sono impiegata con contratto CCNL Commercio e Terziario, lavoro qui da ventitré anni, primo livello al minimo sindacale ma con sette scatti di anzianità: in pratica percepisco (nel momento in cui scrivo (ottobre 2020)) un lordo mensile di quasi duemila e quattrocento euro, che si traducono in quasi mille e seicento euro nette al mese (grazie anche alle 100 euro di Zingaretti…).
Ma, eppure, anche qui, se la cerchi… la discriminazione…
Non voglio essere fraintesa, non voglio passare per colei che “sputa nel piatto in cui mangia”. So che in tanti se lo sognano un lavoro come il mio, figuriamoci il regalino di Natale… ma spero si capisca che qui la bontà e la generosità dell’Azienda non c’entra.
L’Azienda è un’entità che non può e probabilmente non deve capire alcune cose… tipo: La maggior parte dei dipendenti va a lavorare principalmente per i soldi; oppure: la maggior parte dei dipendenti sa che non diventerà mai benestante (alias mal di pancia costante), nemmeno con un extra-minimo di mille o duemila euro al mese (vedi qui…), figuriamoci al minimo sindacale… oppure: la maggior parte dei dipendenti confronta continuamente la propria posizione con quella dei colleghi e fa paragoni e trova sistematicamente vistose incongruenze che sfociano, inevitabilmente, in depressione da ingiustizia del trattamento economico e lavorativo da parte dell’Azienda.
Lo so che per le Aziende è difficile mantenere una parvenza di giustizia percepita tra le maestranze. Lo so che le Aziende hanno un compito gravosissimo e difficilissimo che è quello di “trovare il lavoro”. So anche che le Aziende guardano, giustamente, principalmente ad un numero: l’Utile.
So di essere fortunata, l’ho già detto, so che in tanti invidiano me e la mia posizione e so che la Direzione, se in questo caso discrimina, non lo fa per “cattiveria”, lo fa, semplicemente per non curanza, per leggerezza, per eccesso di finta bontà; perché per la Direzione, ciò che conta (come già detto prima) è l’utile, e dopo l’utile, la media. Le isterie e i pettegolezzi dei Dipendenti sono problemi che conviene ignorare finché si può.
Entriamo finalmente nel caso in sé:
Quest’anno la Direzione ha deciso di dare, in occasione delle festività natalizie, un “premio” a tutti. Un regalo a “pioggia”, come si dice. Un regalo che non tiene conto di cose tipo: obiettivi, competenze, capacità, risultati, impegno, presenza, ecc. Un regalo a pioggia. Un regalo per tutti, insomma.
Parliamo di cinquecento euro legate al cosiddetto “welfare” in pratica il regalo consiste in buoni (tipo buoni pasto) che possono essere spesi in più strutture commerciali anche per acquisti non alimentari.
Un premio, un regalo, per tutti. Per belli, brutti e cattivi… giusto per citare un classico di Sergio Leone. Per belli, brutti e paciocconi… giusto per citare un classico dello “zecchino d’oro” degli anni ’60.
Un grande applauso ed un grande evviva dunque.
Eppure… mah… leggendo bene il comunicato si intravede una piccola discriminazione: eccola: “Per i dipendenti entrati in azienda durante il 2020, i “Buoni” avranno un valore a scalare in funzione dei mesi di presenza in Azienda”
Ed ecco il fulcro della mia esternazione:
Premesso che sono fortunata, premesso che sono invidiata, premesso che sono contenta di lavorare qui; Se discriminazione deve essere: che discriminazione sia!
Chi mi spiega perché?
Perché l’Azienda, dall’alto del Suo distratto buonismo, prima regala a pioggia e poi discrimina?
Perché discrimina i nuovi assunti ed elargisce buonismo ai part-time (faccio presente che ci sono molti part time che fanno due lavori part time in due aziende diverse… e si cuccano due regali… uno per ogni azienda… quindi conviene fare due part time che un full time?), ai cronici fancassisti, agli assenteisti, ecc., ecc.?
Eppure, sarebbe bastato applicare un piccolo democratico principio di matematica elementare a tutti? Ovvero: dicesi proporzione ore lavorate / ore totali lavorabili… (per un calcolo così è sufficiente possedere la licenza elementare, appunto)
Discriminiamo il regalino in base alle ore lavorate solo per i nuovi assunti? Eh No! Facciamolo per tutti!
Ecco: In un anno ci sono circa 220 giornate lavorative che moltiplicate per 8 ore al giorno fa: 1.760 ore all’anno.
Bene: Quante ore hai lavorato tu quest’anno? Bene! Io che sono stata assunta due mesi fa ho lavorato 349 ore; io che faccio part-time ho lavorato 830 ore, i che sono assenteista cronica ho lavorato 1.006 ore… e via di seguito.
Quindi: cara Pinca Pallina, hai lavorato 800 ore? Perfetto: ti regaliamo 500 / 1.760 X 800 = 228 euro! Che, per carità, possiamo anche arrotondare a 230 euro?
Così sì che ha senso!
Sarei stata zitta, seppur con un bel “rodo-dentro” se non si fosse fatta la discriminazione per i nuovi assunti. Ma ringrazio la Direzione per avermi dato questo bello spunto per questo mio sfogo liberatorio.
Grazie al Nino e scusa ancora, scusate tutti.
Monica from Monza

 

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