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Sal - Luciano Somma

 
 

I miniracconti di Luciano Somma: Sal

 
Luciano Somma

ID Autore: 2310
ID Testo: 7927

Testo online da lunedì 20 ottobre 2014

Ultima modifica del lunedì 20 ottobre 2014
Scritto nel 1994

 

Sal

Quell'estate ero rimasto in città, una forma di esaurimento nervoso mi aveva impedito di andare al mare come invece facevo da tanti anni.
Fu verso la fine d'agosto che il portiere una mattina invece del solito saluto quasi urlò: "Don Gennaro" (non avendo nessuna laurea e nessun diploma il buon uomo aveva provveduto - fin dal primo giorno - a darmi il caratteristico e nobiliare titolo) scusate, aggiunse , rendendosi conto della foga, ma ci stà il Cavaliere Raguso del quarto piano che vorrebbe parlarvi (chissà perchè i portieri napoletani ci tengono a dire il piano dei condòmini)
Pensai subito ad una bussata a denari, diamine, uno è privo di salutare gentilmente un vicino e questi cerca, alla prima occasione, di spillarti dei soldi.
Il portiere si rese conto di una certa mia perplessità, in quanto non avevo risposto immediatamente e quasi per rassicurarmi disse: non vi preoccupate credo si tratti d'un piacere da chiedervi ma non quello che state pensando.
Come faceva Pasquale a leggere nel pensiero poi... "Va buò" risposi "dite pure al Cavaliere che questa sera verso le otto sarò da lui.
"Grazie, Don Gennà , buona giornata" fu l'ossequioso saluto.
Per tutta la giornata non feci altro che pensare all'appuntamento del cavaliere, era un uomo sulla settantina, pensionato di non ricordo quale ente, che insieme alla moglie spesso stava fuori Napoli per molti mesi ed i nostri rapporti erano limitati al semplice saluto. cosa mai poteva volere da me?
" Certamente ti busserà a quattrini" mi disse Rosa a tavola mentre mi porgeva un ricco piatto di spaghetti alle vongole. " Li conosco i tipi come il cavaliere Raguso , non vedi i viaggi che fà? Sicuramente avrà contratto dei debiti, questo succede quando uno fà il passo più lungo della gamba!"
" Rosa, te voglio bbene , quanta confidenza , io si e no 'o saluto ' o Cavaliere."
Cercai di stoppare la conversazione ma Rosa stava come si dice: " 'e genio" e mi dovetti sopportare tutta la storia della famiglia Raguso apprendendo così dei particolari a me del tutto sconosciuti.
Debiti, corna, sporcizia, avarizia ...Nel frattempo ero sprofondato nella poltrona e non la sentii più abbandonandomi ad un sonno ristoratore.
Mi svegliai intontito, certamente a causa di qualche bicchiere di vino bianco bevuto in più , con Rosa che sbraitava ricordandomi l'appuntamento.
Alle venti in punto io e mia moglie ci presentammo a casa del Cav.Raguso.
"Scusatemi Don Gennaro se vi ho disturbato, sembrava sincero, ma debbo chiedervi un favore che forse solo voi potete farmi". Istintivamente misi la mano sulla tasca posteriore del pantalone dove alla destra avevo il portafogli e presentivo che purtroppo anche in questo probabilmente poteva avere ragione mia moglie. L'esordio è proprio buono, pensai, e nella mia mente già vedevo in una nuvoletta diversi biglietti da centomila che volavano.
"Prego, accomodatevi" si premurò il Cavaliere, "mia moglie è a Milano da qualche giorno, scusate la confusione" poi rivolto al cane che abbaiava: " Tu, Sal, stai zitto!"
Quest'ultimo mogio mogio si accucciò nell'angolo del saloncino.
Ci sedemmo sul divano , abbastanza unto, e dopo qualche minuto sorseggiavamo un caffè (appena un dito ed amarissimo ed ecco - pensai - la seconda conferma d'un altro difetto sottolienatomi da Rosa)il padrone di casa mi parlò del suo problema. "Vedete, Don Gennà, io tra qualche giorno dovrò trasferirmi a Milano in un alloggio molto più piccolo di questo, già modesto.
Ancora una volta, mentre parlava, pensavo ai miei soldi, e probabilmente anche per il caldo sentii il sudore scendere a gocce un pò dappertutto,evidentemente gli servivano per il viaggio.
"Voi vi chiederete perchè ho interpellato Don Gennaro con tante persone che ci sono nel condominio , " infatti pensai e sentivo il pericolo sempre più vicino, "io credo che il mio povero Sal non starebbe in migliori mani, voi avete i figli sposati, vivete soli e la povera bestia
potrà farvi senz'altro una buona compagnia."
Per poco non mi venne un colpo ! In un'altra occasione avrei urlato: "No! "ma l'allontanarsi del pericolo-prestito mi fece fare buon viso a cattiva sorte.
Rosa mi toccò la mano accondiscendente ma io comunque cercai di prendere tempo: " carissimo Cavaliere, io non troverei nulla in contrario a prendere Sal, ho sempre amato gli animali e poi sinceramente abbiamo bisogno d'un pò di compagnia, ma credo che sarà difficile per il cane abituarsi a dei nuovi padroni. "Chisto pare nu ciuccio, tanto è grande, ad occhio e croce avrà un paio d'anni e per noi sarebbe come adottare un giovanetto di 13/14 anni.
"Anch'io non sono convinto che si adatterà subito alla nuova condizione, "disse il Cavaliere,
ma purtroppo non potrò portarlo a Milano, se proprio non potete tenerlo voi datemi un consiglio,che dite lo porto al canile?"
Quella parola ghiacciò sia me che Rosa che all'unisono rispondemmo: "Va bene, Cavaliè, siamo a vostra disposizione, prima della partenza portateci il cane, ci arrangeremo.
Istintivamente guardai nel frattempo il cane che a sua volta alzò gli occhi su di me per poi squadrare dal basso in alto Rosa e poi il padrone.
Chiacchierammo poi del più e del meno, delle striminzite pensioni, del carovita ed alla fine ci salutammo con una stretta di mano per l'intesa raggiunta.
Passò qualche giorno, mi ero quasi dimenticato di quell'impegno preso, quando un pomeriggio, sul tardi, una bussata di porta e mi trovai il Cavaliere con le valigie e Sal davanti. "Don Gennà, ogni promessa è debito, come d'accordo vi lascio il cane, se sapeste quanto mi dispiace (mi accorsi che mentiva spudoratamente) speriamo che si abituerà nella vostra casa, del resto è un piano più sotto e la stessa verticale.
Improvvisamente accadde l'imprevisto: Sal mi si avvicinò e cominciò a leccarmi la mano, si volse a guardare quello che era stato il suo padrone ed abbaiò un paio di volte, come se avesse voluto dirgli qualcosa, poi andò verso Rosa che lo sistemò nel soggiorno.
Sono trascorsi da allora 6 anni, ormai Sal fa parte della nostra famiglia gli vogliamo bene, sicuri di essere ricambiati ed affrontiamo per lui il sacrificio di scendere almeno tre volte al giorno per fargli fare i bisogni.
C'è solo un piccolo particolare: quando salgo le scale, prima di entrare in casa, debbo lasciarlo libero dal guinzaglio, sale l'altro piano si ferma davanti alla porta dove abitava il cavaliere e sfoga un piccolo bisogno corporale, ed ogni paio di giorni facciamo questioni col nuovo condomino, poi ritorna al terzo piano e corre verso la sua cuccia.
Qualche volta mentre dorme ho osservato che singhiozza ma credo si tratti di cattiva digestione, anche i cani possono essere deboli di stomaco, o no?

 
 

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