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Il cubismo di Picasso e la pittura moderna - Stefano Medel

 
 

I miniracconti di Stefano Medel: Il cubismo di Picasso e la pittura moderna

 
Stefano Medel

ID Autore: 2169
ID Testo: 7819

Dedica: a Eli

Testo online da sabato 18 gennaio 2014

Ultima modifica del sabato 18 gennaio 2014
Scritto nel 2014

 

Il cubismo di Picasso e la pittura moderna

Generalmente quando si pensa alla pittura, in termini astratti e generici, ci si rifà col pensiero, indietro nel tempo, sino a ritornare ai grandi artisti medievali rinascimentali, che così tanto hanno dato al fantasioso collettivo, e al patrimonio artistico dell'umanità, al punto che quando si parla di ritrattistica, sono loro i sinonimi di questa discipline artistiche. Questo non è un caso, di solito l'uomo della strada è attratto da una paesaggistica e da dipinti, veloci, essenziali immediati, come quelli classici e canonici dei grandi del rinascimento; con le figure e immagini compiute razionali e articolate, secondo una visione di imitazione della realtà. Questi sono di solito, i dipinti e le opere a cui pensiamo, che sono tornate alla ribalta, a su tempo, a partire dalla rinascita dell'anno 1000; momento in cui i prelati, Papi, imperatori e principi ripresero a fare delle committenze e delle ordinazioni ad artisti disegnatori, per abbellire i loro palazzi e castelli, e per dare prestigio ai nomi delle loro casate. Chiaramente si parla di epoche remote, in cui la fotografia non era ancora stata inventata se non nei sogni più sfrenati, e non c'erano neanche, fotocamere, o macchine digitali; per cui la sopravvivenza d'una figura, d'un volto o un paesaggio on un tema religioso o pagano, veniva affidato per forza di cose, a questi artisti e pittori, più in voga e capaci, sfornati di solito da scuole o botteghe che si usavano a quei tempi. Il pittore aveva allora, ed anche tutt'oggi un ruolo artistico e fon lamenta e per la società, e permetteva di tramanda e le opere ai posteri. Come in effetti e avvenuto, per molte opere famose e carismatiche, che ancor a oggi ammiriamo e studiamo, e che sono giunte fino a noi; sia pure, con triboli vicissitudini varie. Quelle che ce l'hanno fatta, altre sono andate perdute, ma fatto stà, che l'artista doveva eseguire a quei tempi un lavoro di ricopiatura e di duplicazione rifacimento speculare più preciso possibile, della realtà che lo circondava; la pittura era cioè imitativa e una decalcomania, una copia del vero e del mondo circostante. Non c'era altro modo, e le cose allora andavano x così. Spesso l'artista e il pittore e l'esecutore, potevano tutt'al più, inventare trucchi e artifizi, e stratagemmi vari, per dare una sensazione d'insieme trasmettere varie emozioni e pulsioni artistiche, Soprattutto Giotto, ebbe il merito di ideare e mettere in pratica, un avio se di prospettiva; cioè inventò la cosiddetta prospettiva pittorica, appunto, Che consisteva nel tratteggiare e disegnar e le figure, dando loro un contorno e su un senso di profondità e di spazio, con trucchi vari. Cercando di trasmettere, cioè un concetto di spazialità delle figure, come sono in realtà. Ma a quei tempi, non era una cosa, così scontata e ovvia, e bisognava ricorrere a studi e rappresentazioni a particolari, per dare il senso della prospettiva. L'esempio di Giotto, fu presto iniziato da tutti; e cogli artisti successivi, come Leonardo, Michelangelo, il Mantegna a e il vasari, si raggiunsero, veri e propri virtuosismi di alto livello, e dei risultati, che stupiscono ancor oggi. Questi geni jeratici del Rinascimento, dipinsero molte Madonne e paesaggi, con una visione di prospettiva di luce, e di giochi di ombre. E così la pittura si sviluppò sempre più, e anche le tasche dei pittori si riempirono di quattrini e verdoni. Tutto questo è continuato fino al novecento; coi a paesaggisti e altri artisti di spicco, come il Borromini e altri. Fino a quando, venne inventata la macchina fotografica; e apparve poco dopo anche il cinematografo dei fratelli Lumierè. Grazie alla fotografia, non c'era più bisogno della pittura tradizionale e canonica dei vecchi tempi. Nella Pellicola fotografica rimaneva impressa ogni immagine federe e rigorosa della realtà circostante; ecco quindi che molti artisti professionisti della pittura, e i ritrattisti del novecento, cominciarono a porsi dei dubbi e delle domande intrinseche concettuali. La pittura non era più solo, espressione del reale, ma doveva servire, ad esternare, esprimere e sostentare, anche le emozioni, i pensieri intimi, e gli stati d'animo delle persone e dell'essere umano. Non era più indispensabile copiare il reale nella tela; adesso questa poteva servire anche per altre cose, per esprimere concetti, emozioni e pensieri. Da questa nuova concezione e sensibilità, nacquero dapprima varie correnti di pensiero pittorico; concretizzatesi attraverso l'opera di vari artisti, tra cui gli impressionisti francesi, Il nome deriva dal titolo d'un dipinto; Impressioni di un porto la mattina, se non ricordo male. e da qui, si diffuse e divenne il titolo distintivo di questi geni pittorici; i cui nomi sono patrimonio dell'immaginifico di tutti: Renoir, Monet, Cezannè e lo scandinavo Vincent Van Gogh, forse il suo interprete più originale, sensibile e tormentato. Con l'impressionismo, i dipinti e le tele, esprimevano non più solo il colore e le immagini, ma davano appunto, delle impressioni, delle sensazioni. Gli impressionisti, erano così organizzati; facevano mente locale sulle impressioni che suscitavano loro, un tramonto un crepuscolo; di solito le immagini d'uno scalo portuale la notte, o al mattino, con l'aurora, qualche veduta e vari paesaggi del genere. Così nacquero i quadri di Monet, Renoir, e Cezanne, anche se quest'ultimo era un caso a parte, e appartiene già al pre-cubismo. L'impressionismo comunque fu, il primo passo; il secondo ci porta al Cubismo Picassiano.

Commento al testo dell'autore Stefano Medel:

Picasso e la pittura

 

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