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Una democrazia rusticana. - Giampiero Iezzi

 
 

I miniracconti di Giampiero Iezzi: Una democrazia rusticana.

 
Giampiero Iezzi

ID Autore: 2282
ID Testo: 7280

Testo online da lunedì 4 febbraio 2013

Ultima modifica del lunedì 4 febbraio 2013
Scritto nel 2013

 

Una democrazia rusticana.

Signore, tu non mi ascolti mentre io parlando con te rischio sul serio di impazzire. Apro gli occhi e ammiro il mondo dalla mia finestra il solito schifo c'è! Oggi che sorbisco la stessa minestra. Sull'orlo del baratro, nel vuoto, guarda il ceruleo viso, vedo la timida vita mia, disabile, impreparata è all'incontro sociale che nella comunicabilità realizza la vita dell'uomo. Se son da solo a vivere per la vita, io chiedo la morte per evitare la solitudine. Per farci stare zitti, altri dicono che, tutti siam disabili davanti a te ooh Dio... poi al solito, io con gli infelici a frignare stò con altri cocciuti a rinnegare per quale peccato non ho avuto l'assoluzione, perché la mia pena è una odiosa pestilenza destabilizzante nel vedere la normalità di altri che per mangiare usano le stoviglie, per andare di corpo scaricano le voglie nel water. Insomma, se c'è mi viene l'insonnia perché io non vedo la loro disabilità, sono dei maghi? Come fai a rinunciare a tutto ciò, Anima di Giampiero! Il fiore è la vita, che si riproduce a ogni primavera, un forte fenomeno naturale che consente di vivere, per capire le cose tangibili nel tempo. Per essere ci sono ma, non ci sono quelle che restano illuse chiuse nel cassetto dell'oblìo per la causa umana, per l'eternità. Più gusto! Si deve dare alle cose terrene, il suo giusto valore per le realtà che ci sono e, cambiano in continuazione nell'era... forse?! Moderna. Come, l'Italia bella è una groviera nell'andare avanti per chi risica e chi rosica tutto poi, si ritorna indietro poveri in canna contadini in un territorio ricco di manualità d'impresa e, pieno di realtà artistiche in demolizione spontanea per cambiamenti climatici eeh per l'umanità con l'arte sono il vero tesoro della nazione. Intorno a te, cara Italia bella e buona, girano i fessi, i furbi, e gli ignoranti, ognuno a modo suo per i soldi, per il lavoro eeh per quel che sei ora, una democrazia rusticana. Quella italiana! Dimenticata per i troppi strilli decimata, senza un boss per la troppa politica consumata è, defraudata della sua arte, anche di arrangiarsi nella campagna elettorale. Non è più... deceduto morto e seppellito il vivere sociale d'un equo confronto di ideali resta brillante in un mercato nero. Un sottobanco dei sotto... sottosegretari con l'eterna valigia sottobraccio, piena di bustarelle! Per il lavoro atteso come una manna dal cielo, per l'elettorato ingrillito, contento con astio, andrà a votare per farla quella X... con la matita. Comunque vada sarà tutto, sotto controllo come al solito, per coloro che prima rubano e poi fanno il bene della povera gente raggirata da analfabeti che promettono alfabeti di chiacchiere, per gli imbecilli... Sicuramente sarà per loro l'ultima cena con l'avvento della rivoluzione umana... dove la matematica sarà vera!! eeh non una manipolazione dei numeri per dare forza alle opinioni.

 
 

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