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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte quinta) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte quinta)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7171

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte quinta)

Nel frattempo il padre della duchessa Cecilia, che per i debiti accumulati e per la sua adesione all'uccisione del nobile aveva tentato il suicidio, nel delirio della sua agonia pregò la figlia di avvertire il conte Filippo di quanto stava per accadere al suo, sia pur lontano, parente. La figlia si recò subito a Rimavalle dove però trovò solamente la giovane Elsa, che oltretutto non stava affatto bene; aveva continue vampate di calore e continui cali di energia, per non parlare poi degli svenimenti che si erano già manifestati più volte. Nonostante le sue precarie condizioni di salute la ragazza decise di recarsi di persona ad avvisare il conte dell'imminente pericolo, con il suo cavallo cercò di fare il più veloce possibile. Arrivò proprio nel momento in cui la carrozza del nobile si fermò nella piazza. In quel momento i suoi occhi coincisero la vista della carrozza con quella di un fucile che sporgeva da una finestra a ridosso della piazza, Elsa urlò con tutta la voce che la poca salute di quei giorni le permetteva per riuscire a salvare la vita del nobile, che immediatamente venne protetto da una guardia che stava al suo fianco... la guardia in questione era Anselmo, l'ex stalliere a capo delle scuderie del conte Filippo a Rimavalle che, dopo il rifiuto di Elsa proprio sull'altare, se ne era andato e aveva trovato lavoro proprio presso il consigliere personale del re. Il conte Filippo cercò di fermare il sicario, ma questi dopo un duro scontro riuscì a fuggire.
Così l'amica della contessa Angelica capì che non ci sarebbe stato verso di riuscire a far cambiare idea al conte Filippo per quel che riguardava il suo matrimonio con Elsa, decise di congedarsi e di tornarsene a casa, salutò entrambi, a Elsa disse: "mia cara avete un uomo che vi ama moltissimo... vedete di non farvelo sfuggire... non importa se provenite da due realtà diverse, ciò che conta è che vogliate entrambi la stessa cosa e questo è molto chiaro agli occhi di chiunque... sono certa che saprete bene tutti e due come affrontare la fossa dei leoni in cui state per precipitare, credetemi mia cara sono sicura che saprete perfettamente come tenerli a bada e anche come poi sconfiggerli", prima di andarsene la donna consegnò al conte Filippo una lettera che egli avrebbe dovuto a sua volta consegnare a sua sorella, una volta rientrato a Rimavalle. Lei partì e anche i due giovani partirono per fare ritorno alla villa.
Elsa comunque non si sentiva affatto bene, tuttavia non riusciva a comprenderne la ragione... ma qualche giorno più tardi scoprì di essere incinta. Le prime a cui comunicò la notizia furono sua madre e sua sorella che, commosse alle lacrime, subito si riappacificarono con lei, mettendo da parte quel rancore per la brutta storia accaduta sull'altare con Anselmo, sua madre per la gioia quasi scordò anche la decisione della figlia di unirsi al fidanzato prima del matrimonio. Nonostante la gioia Elsa non trovò ancora il coraggio di dirlo a Filippo, il quale sembrava avere troppi pensieri per la testa in quel periodo, primo fra tutti un bambino di nome Manuele che lavorava presso una locanda che lui era solito frequentare. In una sera trascorsa alla locanda in compagnia dei suoi amici aveva per caso notato che il piccolo aveva una voglia sulla spalla sinistra uguale alla sua... stessa forma, stesso colore e stesse dimensioni e inoltre sulla stessa spalla sinistra. Secondo Elsa si trattava di una semplice coincidenza ma per Filippo non era così, egli sentiva che c'era sicuramente qualcosa di più. Egli sapeva di avere avuto molte donne e quindi comprendeva perfettamente che c'era la possibilità che potesse avere combinato qualche casino... in giro da qualche parte. Così si recò alla locanda per fare delle ricerche e approfondendole scoprì che il piccolo Manuele fu trovato in fasce dieci anni prima abbandonato proprio sulla soglia del locale. Non solo non ci pensò due volte ma nemmeno una, immediatamente decise di comprarlo dalla sgorbutica proprietaria del locale (a quel tempo le cose si dovevano fare così) che dopo qualche tentennamento accettò la cospicua somma di denaro offertale dal conte e con un calcio nel sedere congedò il piccolo da lei, in fondo era meglio così dato che l'aveva sempre trattato male quel bambino, facendolo lavorare fin da quando era molto piccino e riempendolo di botte ogni qualvolta gliene se presentava l'occasione. Filippo lo portò con lui alla villa e per non dare troppo nell'occhio a sua sorella lo mise a lavorare come aiuto stalliere, tra i suoi pensieri egli era sempre più convinto che quel bambino fosse suo figlio... sentiva quella sensazione ormai già come una certezza.
Nel frattempo e da tutt'altra parte il padre della duchessa Cecilia si riprese un pochino, lei si convinse che quell'inizio di guarigione fosse dovuto a lei, che durante la lunga agonia di suo padre aveva chiesto a Dio di salvarlo... promettendogli in cambio che si sarebbe fatta suora. Così una volta che il padre stette del tutto meglio ella decise di tener fede al suo voto e chiese il permesso al padre per non rivedere mai più colui che fino a quel momento in fondo, anche se non ancora ufficialmente, era stato il suo fidanzato... il conte Giuliano.
Intanto alla villa di Rimavalle Elsa rivelò a Filippo di essere incinta, egli ne fu entusiasta, pensò tra sé che quella doveva per forza essere una benedizione perché in un solo giorno gli erano arrivati addirittura due figli.
I due giovani incrociando i loro occhi innamorati si sorrisero felici per la splendida notizia, completamente ignari del piano che la sorella di lui, la contessa Angelica, in combutta con quel disgraziato di suo marito Aloise stavano escogitando. Infatti i due intendevano far interdire il conte Filippo, facendolo credere folle e quindi incapace di intendere e di volere. Per tutto punto invitarono a cena il notaio Sirbelli, colui che precedentemente si era occupato del testamento della contessa Adele, e l'abate cugino della marchesa Ludovica, colui che la stessa marchesa aveva intimato affinché il matrimonio tra Filippo e Elsa non fosse celebrato, anch'essi in combutta con loro per testimoniare la follia del conte ma... egli intuì poi il loro complotto e li prese in contropiede chiedendo a Elsa di sposarlo proprio in loro presenza durante la cena. Ma Elsa non gradì che quella richiesta così delicata e importante gli fosse fatta da Filippo davanti a quelle persone che così poco già gradivano la sua presenza alla villa, figuriamoci il matrimonio con lui, e anche perché desiderava che la loro unione appartenesse solamente a loro due, perciò quasi indispettita e seccata rispose ad alta voce: "non così... non così... Filippo non così". La cena si interruppe, gli ospiti imbroglioni se ne andarono con la coda tra le gambe, mentre invece la contessa Angelica e il suo scapestrato marito Aloise s'infuriarono per la non riuscita del loro malvagio piano accusandosi a vicenda con sfuriate reciproche, Elsa e Filippo rientrarono nella loro stanza soddisfatti... anche per quella volta le cose, pur se non perfettamente, rimasero dalla loro parte.
Elsa però, anche se soddisfatta, rimase comunque furibonda con Filippo che non avrebbe dovuto... e non avrebbe potuto chiederle di sposarlo in un contesto più sbagliato, e una volta in camera glielo fece risuonare bene nelle orecchie con quel suo solito modo innocentemente fermo e deciso. Ma il conte ribatté: "un giorno tu sarai la contessa di questa tenuta... non importa quanto ci vorrà... tu sarai mia moglie, e vedrai riusciremo a farci rispettare da tutti... noi non finiremmo come il mio caro amico il dottor Anselmo e la sua povera moglie Lucilla... vedrai farò in modo che tutto vada bene, mia madre dal cielo ci aiuterà... lei ti adorava ricordi". Quelle parole non tranquillizzarono certo Elsa sulla sorte della loro unione, che lei vedeva sempre più lontana, ma se non altro la calmarono per quel presunto errore di Filippo. Proprio lui si sentì così tanto convinto per quel matrimonio che ordinò alla servitù di rimettere a nuovo tutto il palazzo e di iniziare i preparativi per la cerimonia. Le sue intenzioni erano quelle di fare le cose in grande e a dispetto di tutti coloro che alla loro unione erano contrari, cioè la maggior parte dei nobili, quindi per tutto punto volle che il matrimonio fosse celebrato nell'abbazia dell'abate cugino della marchesa Ludovica, il quale, dopo parecchie titubanze e altrettante pressioni da parte del conte accettò di celebrare il matrimonio. Ai preparativi mancavano i due testimoni; Elsa trovò la disponibilità nell'amico il dottor Anselmo che sperava vivamente che le cose per loro fossero andate diversamente da come erano tragicamente finite le sue, Filippo invece dopo il no del padre della duchessa Cecilia convinse l'amico, il conte Giuliano, anche se per lui quello era davvero un periodo nero... visto che Cecilia non ne voleva più sapere nemmeno di vederlo e ancora non ne comprendeva le reali motivazioni.
Intorno a quel matrimonio comunque aleggiavano molteplici perplessità, comprese quelle di colei che un tempo fu la tata del conte Filippo, ella in quel matrimonio non riusciva a intravedere altro che contrasti e sofferenze da parte di tutti. A peggiorare le cose ci pensò come al solito la contessa Angelica che ebbe la brillante idea di far leggere ad Elsa la lettera che la sua cara amica aveva consegnato a suo fratello per lei, lettera nella quale la donna affermava di aver trascorso un'intera notte con il conte. Elsa dopo aver letto la lettera ebbe alcuni momenti di sconforto totale, ma poi conoscendo bene la malvagità che albergava nella contessa decise di parlare direttamente con quella sua amica e così venne a sapere che tra il conte e lei in realtà non era successo mai nulla... anzi la donna la informò anche del netto rifiuto che aveva dovuto subire dal conte Filippo per colpa della sorella, le spiegò che ciò che nella lettera aveva scritto, l'aveva scritto solamente per far contenta la contessa Angelica, perché in fondo era quello che lei si aspettava di sentire.
A dispetto delle sue solite false apparenze anche la marchesa Ludovica, ancora una volta, cercò di impedire in tutti i modi il matrimonio, imbeccata anche dalla contessa Angelica che continuò a riempirgli la bocca e il cervello di strafatte assurdità. Così decise di recarsi di nuovo dall'abate suo cugino per cercare un'altra volta ancora, e ancora con le sue solite minacce, di intimarlo a non celebrare il matrimonio, tutto questo proprio la notte prima delle nozze.
Comunque il grande momento era finalmente arrivato e il conte Filippo si sentì fiero che al suo matrimonio fossero accorsi tutti i suoi amici nobili, anche se ancora non poteva sapere quale tradimento gli stessero per riservare. Infatti al fatidico momento del "se qualcuno ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre", i nobili girarono le spalle agli sposi in segno di protesta... quel folle gesto indusse l'abate a sospendere la cerimonia. Non bastò l'indegno gesto da parte dei nobili, ad aggravare ancor di più la già difficile situazione ci pensò il testimone dello sposo che accecato dalla rabbia si lasciò sfuggire, sia pur involontariamente, una brutta esclamazione che risuonò all'udito dell'abate quasi come una bestemmia; lo stesso abate lo ritenne così indegno del ruolo di testimone e, dato che non c'era un'altra persona disposta a sostituirlo, interruppe del tutto e stavolta definitivamente la funzione.
Ancora una volta il matrimonio era saltato, anche se in una diversa situazione ma sempre per lo stesso motivo... ognuno se ne tornò alla propria dimora, chi con piena soddisfazione per la riuscita del proprio gesto, chi con l'amaro in bocca e con la rabbia per tanta caparbia cattiveria... e chi con la tristezza nel cuore, e nella mente la sempre più reale consapevolezza che forse quel matrimonio non sarebbe mai stato celebrato perché troppo malvisto da tanti... da troppi. Il conte Filippo ed Elsa tornarono alla tenuta più che amareggiati... oramai praticamente sconvolti.
Il conte Filippo ritenne la sorella Angelica responsabile dell'impedimento, ancora una volta, del suo matrimonio, in quanto a capo di ogni sgradevole situazione che per impedirne la celebrazione si era creata. Decidette così che, sia lei che la sua famiglia, avrebbero dovuto andarsene dalla villa e dalla tenuta di Rimavalle... su quella sua decisione fu irremovibile, nemmeno Elsa riuscì a fargli cambiare idea cercando di spiegargli che purtroppo, per quel suo gesto, ci sarebbe andata di mezzo l'incolpevole nipote Emiliana. A nessuno spiacque per il marito di Angelica, il perfido Aloise, interessato solamente alle sottovesti delle giovani aristocratiche, sopratutto quelle con circa una trentina d'anni meno di lui... la moglie ovviamente era perfettamente al corrente di quel suo porcare di gonna in gonna, ma nonostante continuava a far finta di niente, per lei era importante mantenere l'apparenza... anche se in realtà tutti ormai sapevano.
Comunque la famiglia trovò sistemazione in un villa, ne poco e ne troppo, distante da Rimavalle, dove fu immediatamente raggiunta dall'ultima delle giovani amanti dello spudorato Aloise, per nulla intenzionata a perderlo ma con la convinzione di spennarlo di quel poco o nulla che gli era ormai rimasto.
Nel frattempo da tutt'altra parte e in parallelo con quegli eventi, la giovane duchessa Cecilia era già da tempo entrata in convento e ormai mancava solamente un mese alla sua vestizione e al suo ricevere i voti come suora... aveva tenuto fede pienamente alla promessa fatta a Dio durante l'agonia del padre, e appariva assolutamente risoluta a non tornare più indietro, nonostante il suo eterno fidanzato, il conte Giuliano, continuasse a cercarla senza sosta e senza pensare di arrendersi. Ella era sinceramente dispiaciuta per la sofferenza che quella sua decisione stava portando al suo amato, ma decisa a non voltarsi indietro per non cadere nella tentazione di quel grande amore, pensava spesso a lui ma altrettanto spesso si ripeteva che un giorno egli se ne sarebbe fatto una ragione e forse alla fine avrebbe capito che la sua non era stata solamente una pazzia.
Nel frattempo nella dimora del nobile da eliminare l'ex scudiero Anselmo raccontò a uno dei consiglieri dello stesso nobile come andarono esattamente le cose il giorno dell'attentato, affermando che quel pomeriggio le guardie erano state improvvisamente e misteriosamente sostituite e che nella piazza c'era anche il conte Filippo... il consigliere, dato che era una di quelle persone ignare del complotto mortale che si stava ordendo alle spalle del suo superiore, rimase sconcertato non capacitandosi su come fosse stato possibile che la scorta fosse stata sostituita proprio quel giorno, dati i rigorosi controlli eseguiti da parte di tutti... egli non immaginava certo che la maggior parte di quelli che come lui stavano vicino al nobile fossero dei traditori... (continua)

 
 

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