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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte settima) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte settima)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7169

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte settima)

Dall'altro capo di quel nord d'Italia così lontano dai nostri giorni, il marito della marchesa Ludovica cominciò a stancarsi delle amicizie discutibili della moglie, e in un eccesso di rabbia più forte di altri si lasciò sfuggire qualcosa di cui non avrebbe dovuto... proprio con lei... nemmeno pensare in sua presenza, dato che sua moglie troppo spesso pareva riuscire a leggergli nel pensiero; le rivelò di sentire di essere vicino ai nomi dei congiurati e le intimò di prendere posizione, avrebbe dovuto schierarsi o con lui o contro di lui. Il marito della marchesa non aveva la fama di uno stinco di santo, ma non era nemmeno vigliacco come sua moglie, essendo egli completamente ignaro che tra quei nomi ci fosse anche quello di sua moglie e che la stessa complottasse in combutta con il duca Osvaldo da parecchio tempo ormai.
Durante una conversazione con la duchessa Cecilia, Elsa venne a sapere dalla stessa che fu proprio la marchesa Ludovica a impedire il suo matrimonio con il conte Filippo, e quando la contessa Angelica confermò alla ragazza e al fratello la vicenda, il conte si recò a dir poco furioso dalla marchesa che, per tutto punto, anziché spaventarsi gli piazzò in faccia un'appassionata dichiarazione d'amore con tanto di appassionato bacio, e il conte praticamente accecato dalla conturbante e affascinante Ludovica si lasciò ancora una volta ammagliare... ma in quell'occasione solamente per qualche secondo, infatti dopo quel bacio sconvolto fuggì. A sua volta Elsa si recò anch'essa dalla marchesa per riuscire finalmente a offenderla e insultarla con le giuste misure per i suoi malvagi meriti, ma la perfida donna le rivelò che il conte Filippo l'aveva baciata appassionatamente congelando così ogni sua intenzione, e congedandola poi con un'offesa imperdonabile; le disse che forse al conte "la piccola e fragile servetta sterile non sarebbe più servita... ora che con lei avrebbe potuto condividere l'amore per il loro figlio"... il piccolo Manuele.
Elsa in quei momenti non riuscì a perdonare Filippo, che ammise sì di aver ceduto di nuovo alla seduzione della marchesa Ludovica ma solo per pochi istanti... lui sentiva di amare ormai solamente Elsa più di ogni altra cosa al mondo, e cercò ancora una volta di farglielo capire in tutti i modi che conosceva. Elsa era certa dell'amore che il conte Filippo nutriva per lei, ma nello stesso tempo quella certezza rimaneva velata da un'ombra di dubbio che fin dai loro primi momenti insieme si era prepotentemente insediata nella sua mente, nel suo cuore... nella sua anima... ed ella non sapeva come liberarsene.
Intanto il duca Osvaldo appariva sempre più furioso e preoccupato per il suo mancato possesso della lista. Tanto disse e tanto fece con il conte Giuliano che riuscì ad ottenere che fosse proprio lui ad impossessarsi dei documenti segreti, dato che era ormai un abitudinario della villa a Rimavalle. Quest'ultimo fu per giorni combattuto tra l'amicizia con il conte Filippo e il dovere di dover obbedire a un ordine di un suo superiore, dato che il duca Osvaldo quello era per lui... alla fine comunque cedette alle insistenze e poi alle minacce del malvagio duca. Si recò quindi a Rimavalle dove trascorse un'intera serata con Filippo, l'amico fraterno, poi quando tutti furono andati a dormire lui però si recò nella biblioteca dove iniziò a cercare il famoso libro che, a detta della marchesa Ludovica, doveva contenere i preziosi documenti. Elsa e Filippo però non ancora addormentati del tutto sentirono degli strani rumori, che parevano provenire proprio dalla zona della biblioteca, così si recarono nella stessa e con sgomenta sorpresa vi trovarono l'amico Giuliano che, quasi in preda a un delirio per le vane ricerche, frugava come impazzito arrovistandosi egli stesso tra i numerosi libri. Il conte Filippo intimò all'amico di smettere di cercare, ma egli apparve irremovibile e rispose che non se ne sarebbe andato via fino a quando i documenti non fossero stati in suo possesso, il conte rispose che per averli avrebbe dovuto ucciderlo... e quelle non furono solamente parole buttate lì per intimorirsi a vicenda perché tra i due lo scontro fu inevitabile. E fu una sfida a duello violenta e rabbiosa, vinta dal conte Filippo dopo una lunga e stremata battaglia, alla fine della quale sembrò quasi che fosse stato proprio il conte Giuliano a voler volontariamente provocare la propria morte... ma con la spada dell'amico fraterno. Il conte Giuliano con le ultime forze che gli rimasero chiese espressamente di essere condotto al convento per poter baciare Cecilia un'ultima volta, perché lei potesse conservare per sempre il suo ultimo respiro. L'amico Filippo, anche se disorientato e sconvolto per il gesto di quel giovane che egli considerava come un fratello, volle esaudire il suo desiderio, ma il tempo a disposizione era pochissimo e l'uomo intrasportabile, così, con la scusa di un parente moribondo, la duchessa Cecilia venne frettolosamente condotta a Rimavalle da Elsa con lei sul suo cavallo, dato che una carrozza per quanto veloce sarebbe stata sempre troppo lenta per le disperate condizioni del conte Giuliano, il quale dopo il bacio della sua eterna amata... spirò con il capo tra le braccia di lei.
La marchesa Ludovica gelosa di Elsa in tutto e di tutto pensò addirittura di ucciderla, e ordinò a Isola, la sua dama di compagnia, di avvelenare le spine di una rosa. Infatti durante il funerale del conte Giuliano Isola finse di urtare Elsa e la ferì volontariamente a una mano con le spine avvelenate della rosa, che poi pietosamente pose sulla bara del defunto.
Nel frattempo le autorità cominciarono a sospettare seriamente del conte Filippo per la morte del conte Giuliano. E proprio il conte Filippo data l'incertezza di quei tragici eventi decise di nascondere il libro con all'interno la lista dei congiurati in un luogo più sicuro... aveva probabilmente capito che troppe persone sospettavano della biblioteca.
Isola, la dama di compagnia della marchesa Ludovica, capì finalmente fino a che punto fosse disposta ad arrivare la sua padrona pur di ottenere ciò che voleva, fino a che punto fosse capace di spingersi per raggiungere i propri scopi... ella nel lungo periodo trascorso accanto alla marchesa aveva in più contorte e confuse occasioni sospettato di lei ma poi aveva sempre lasciato scorrere via quei sospetti pensando fossero solamente sue malvagie fantasie, dettate dalla stranezza di quelle situazioni in cui la sua padrona pareva essere coinvolta in prima persona. Ora era consapevole e certa che quei sospetti non erano frutto della sua mente, ma reali malvagità che la marchesa metteva in atto senza alcun ritegno per nulla e per nessuno... tranne che per sé stessa. Così tentò disperatamente e invano di fuggire portando con sé il piccolo Manuele, ma fu sorpresa da Ludovica che con le sue solite maniere e con le sue convincenti minacce le fece confessare di non avere eseguito alla lettera i suoi ordini, non avvelenando la rosa. In realtà la povera serva aveva solo finto di avvelenare quella rosa all'insaputa della sua padrona, in un momento in cui la stessa era distratta, pungendo poi la ragazza realmente in sua presenza, certa che ad Elsa non sarebbe capitato nulla. La marchesa più avvelenata che mai la pugnalò a morte.
Il piccolo Manuele nascostosi dietro un immenso divano assistette impotente alla scena, scoprì così dalla conversazione delle due donne che la marchesa Ludovica aveva mentito riguardo la maternità verso di lui e che in realtà il conte Filippo era suo padre. Non potendo far nulla per la povera Isola tentò di fuggire, e nonostante i posti di blocco predisposti dalla marchesa per impedirgli la fuga il bambino riuscì ad arrivare a Rimavalle e poi anche alla tenuta del conte. Una volta lì raccontò tutto ciò che aveva sentito e visto ad Elsa e a Filippo che indignati cacciarono la marchesa Ludovica, che nel frattempo si era precipitata alla tenuta per riuscire a precedere il piccolo, intimandole inoltre di non farsi mai più vedere non solo alla loro tenuta ma anche a Rimavalle.
Il conte Filippo ripensò alle ultime parole che il fraterno amico, il conte Giuliano, gli aveva sussurrato prima di morire, e con quel pensiero realizzò che uno dei cognomi riportati sulla lista dei congiurati non faceva affatto riferimento al marito della marchesa Ludovica ma proprio alla marchesa stessa... come più di una volta aveva egli stesso sospettato in precedenza, quindi chiese ad Anselmo, il capo delle sue scuderie che nel frattempo gli aveva confessato di essere stato incaricato di spiarlo proprio dal fidato consigliere del nobile da eliminare, il marito della marchesa Ludovica, che era completamente all'oscuro della congiura contro il suo superiore, come fare per poter avere un colloquio direttamente con il consigliere in questione, dato che lui era fermamente convinto di volergli raccontare ogni minimo dettaglio... anche e sopratutto del coinvolgimento della moglie nel mortale complotto ai danni del suo superiore. Così il conte Filippo andò a cercare il consigliere direttamente nella sua casa di Rimavalle dove però non lo trovò; infatti l'uomo era da poco partito per la residenza del suo superiore dopo avere avuto una violenta discussione con la moglie, la marchesa Ludovica, e dopo averla anche minacciata di non volerla più vedere nemmeno rientrare a casa. La visita del conte, ovviamente ricevuto dalla donna, destò in lei non pochi sospetti, e dopo avere avvertito il suo amante e complice, il duca Osvaldo, partì subito ella stessa alla volta della residenza del nobile per cercare di precedere il conte Filippo.
Intanto anche Elsa, disobbediente alla volontà di Filippo che le aveva intimato di non seguirlo dato che la questione era piuttosto pericolosa, si diresse con il suo fidato cavallo verso la residenza del nobile. Nel percorso che la separava dalla città incontrò Filippo, che non poté nemmeno sgridarla dato che ormai era partita da un pezzo e si trovava già a metà strada, così insieme cavalcarono alla volta della residenza del nobile... arrivarono così dal fidato consigliere ma...
Ma la marchesa Ludovica riuscì a precederli e fornì al marito false informazioni sul conto del conte Filippo.
Solo a lui, al conte Filippo, venne concesso dalle guardie del nobile udienza con il consigliere... Elsa fu costretta ad attendere fuori. Una volta che fu entrato, i due iniziarono a chiarirsi e il conte cominciò a raccontare tutto ciò che sapeva su quel complotto, e sulle poco chiare situazioni in cui la marchesa era venuta a trovarsi, tanto poco chiare e compromettenti da indurlo a pensare che anche lei fosse in qualche modo coinvolta in quel mortale complotto. Non fece in tempo a spiegare al consigliere come fosse giunto alla certezza che il nome della moglie fosse con sicurezza su quella lista... che la marchesa Ludovica irruppe nella stanza sfoderando una pistola, che da qualche segreta parte aveva tenuto nascosta, e senza esitare uccise il marito, poi cominciò a gridare a a urlare come disperata con tutta la voce che aveva. Alle urla della donna le guardie accorsero: fu la parola della marchesa Ludovica contro quella del conte Filippo, e come d'altra parte era quasi scontato e inevitabile il comandante delle guardie del nobile fece arrestare il conte. Così egli si trovò improvvisamente rinchiuso in carcere con l'accusa di tradimento e omicidio, mentre invece Elsa riuscì miracolosamente a fuggire. Non sapendo ella cosa fare e a chi potersi rivolgere per aiutare il suo amato, pensò di chiedere aiuto alla sua cara amica di sempre, la duchessa Cecilia, che ormai si trovava a un passo dal prendere i voti. La donna ascoltò tutto quello che di terribile e nello stesso tempo di assurdo era ai due accaduto, poi senza esitare troppo decidette di aiutare Elsa ad avvertire il nobile dell'esistenza di quella lista che contro di lui ordiva morte: quello era l'unico modo che ormai era rimasto per poter salvare la vita al suo amato... altrimenti per lui ci sarebbe stata la condanna a morte. La duchessa Cecilia riuscì a rubare un colloquio con il nobile dato che, anche se in modo molto lontano, i due erano in qualche maniera un po' imparentati, ma purtroppo l'uomo non le credette e anche in modo brusco la cacciò via; come avrebbe egli potuto mai immaginare che proprio i suoi più stretti collaboratori stessero complottando contro di lui a tal punto da volerlo addirittura uccidere.
Intanto il duca Osvaldo rinchiuso in carcere con il conte Filippo tentò di corromperlo promettendogli la libertà in cambio della lista dei congiurati... ma il conte ormai certo dell'assoluta malvagità dell'uomo non cedette... avrebbe di certo preferito la morte alla disonestà e al tradimento.
Il processo a carico del conte comunque iniziò subito, e il primo testimone chiamato in giudizio fu proprio la marchesa Ludovica; con la testimonianza della donna la situazione di Filippo non fece altro che aggravarsi, ella avrebbe detto e fatto qualsiasi cosa pur di salvare il suo nome, d'altra parte era stata perfino capace di uccidere a sangue freddo il marito per quello.
Nel frattempo a Rimavalle regnava il terrore... il perfido Aloise, marito della contessa Angelica, ritornò spogliato dei suoi beni dalla giovane amante, colmo fino alla gola di debiti e più impazzito che mai con estreme e prepotenti pretese di comando verso tutti, approfittando dell'assenza del conte e facendo pressioni sulle debolezze della moglie, già stanca e stremata per i suoi assurdi comportamenti.
Elsa venne comunque chiamata a testimoniare al processo, e alle domande che la corte le rivolse relative all'esistenza della lista ella prontamente negò di essere a conoscenza di qualsiasi cosa. Ma nonostante le sue prontissime risposte, il suo tentativo di aiutare il conte Filippo fallì miseramente e la giovane si trovò di nuovo disperata e in balia degli sfortunati eventi che parevano non abbandonarla mai. Per fortuna a darle sostegno giunse accanto a lei Anselmo, il capo delle scuderie del conte, che la convinse, dopo non pochi tentativi, a fare rientro alla tenuta di Rimavalle... (continua)

 
 

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