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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte ottava) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte ottava)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7168

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte ottava)

Una volta che fu rientrata alla villa, Elsa scoprì che la contessa Angelica era stata rinchiusa a forza e a chiave nella sua stanza dal marito Aloise. Ella riuscì però a liberarla rubando le chiavi all'uomo mentre... ubriaco come al solito... dormiva ignaro anche della propria esistenza. Nonostante le paure e lo stato di completa frustrazione in cui la contessa si trovava, Elsa riuscì ugualmente a convincerla a recarsi da sola nella vicina città per testimoniare al processo del fratello: difendere il nome ma sopratutto l'onestà della loro famiglia, era il compito che Elsa affidò alla contessa Angelica.
Il mattino seguente, smaltita la sbornia e tornato per così dire sobrio, il perfido Aloise si svegliò e, non trovando la moglie rinchiusa nella sua stanza come vagamente si ricordò di averla lasciata, accusò i servi di averla fatta fuggire, inoltre pensò che fosse stato il piccolo Manuele a rubargli le chiavi, così lo raggiunse nella stalla dove egli stava dando una mano con i cavalli e... lo prese a frustate. Fortunatamente intervenne Anselmo che si scaraventò contro di lui per difendere il bambino e riuscì ad atterrarlo, ma ci volle la buona forza del giovane e non pochi minuti per placare la furia del malvagio Aloise. A causa delle lesioni riportate da quest'ultimo venne chiamato alla villa il dottor Adolfo, il quale durante un'accurata visita fece dell'uomo una terribile scoperta... trovò che il malvagio Aloise era malato di sifilide. Proprio lui, così spavaldo di fronte a tutto e prepotente dinnanzi a tutti, rimase incredulo e terribilmente spaventato, ma non per quello perse la sua arroganza, infatti prontamente minacciò di morte il dottor Adolfo se non avesse mantenuto il segreto sul suo gravissimo stato di salute.
Nel frattempo al processo, la contessa Angelica rivelò ai giudici la maniacale e folle gelosia che la marchesa Ludovica nutriva nei confronti del conte Filippo, nata come conseguenza della loro storia d'amore vissuta e poi finita male molti anni prima. Quel nuovo elemento venuto alla luce con la testimonianza della contessa, fece dubitare non poco la corte riguardo al movente sull'omicidio del marito della marchesa Ludovica, ma nonostante quei dubbi il conte Filippo venne ugualmente condannato a morte. La giovane Elsa, dopo quella terribile sentenza, si trovò ad essere a dir poco disperata, e aspettò fuori dalle porte del tribunale il suo amato per poterlo riabbracciare... forse per l'ultima volta. Anche la perfida Ludovica parve essere seriamente distrutta, ma evidentemente non abbastanza da dire la verità, e mentre le guardie accompagnarono fuori il conte lei lo raggiunse e gli sussurrò: "Basta solo che tu lo voglia, basta un tuo cenno... un tuo sguardo di intesa verso di me e io userò le chiavi che ho per la tua salvezza", Ludovica tentò in tutti i modi, anche con le minacce che erano il suo piatto forte, a convincere il conte a salvarsi, ma egli l'allontanò con un tale disprezzo che ella rabbrividì, cosa che a una spregiudicata come lei raramente accadeva. Elsa fu straziata dalla notizia che Filippo era stato condannato a morte,e accecata dall'odio verso la marchesa, così profondamente che si fece aiutare dallo scudiero Anselmo per aggredire la donna verbalmente e fisicamente, le giurò che se il conte fosse stato giustiziato ella l'avrebbe cercata ovunque e poi una volta trovata l'avrebbe uccisa... fosse stato il suo ultimo gesto in vita.
Intanto al processo il duca Osvaldo, ringraziò a dovere il perfido Aloise, marito della contessa Angelica, per non aver preso parte all'intricata vicenda e per aver mantenuto il segreto su ogni sporca atrocità in essa perpetrata, poi raggiunse il conte Filippo nella sua cella e fece un ultimo tentativo per poter ottenere i documenti, minacciandolo che se non gli avesse svelato il nascondiglio in cui si trovavano, lui avrebbe fatto uccidere Elsa, intimandogli che il modo per eliminarla l'avrebbe di certo trovato.
L'ultima speranza per il conte, secondo Elsa, doveva essere... credere nell'aiuto della sua carissima amica, la duchessa Cecilia, che a sua volta continuava a sperare in quel suo lontano parentado con il nobile contro cui si complottava l'aguato mortale, anche se in realtà dopo che l'aveva a malo modo cacciata non credendo alle sue parole rimaneva ben poco da sperare.
Elsa comunque, con l'aiuto dello scudiero Anselmo, riuscì a introdursi nel palazzo di una nobildonna, amica di tutta quella congrega, all'interno della quale si stava tenendo una festa (la nobildonna in questione era colei che parecchio tempo prima la sorella del conte Filippo aveva per così dire ingaggiato proprio per dissuaderlo a stare con la giovane Elsa, che poi la donna scaltra e priva di scrupoli, tale la contessa Angelica l'aveva rappresentata, si rivelò essere invece molto più che onesta e pronta ad aiutarli nella loro rocambolesca idea di stare insieme). Durante l'intrusione al palazzo Elsa si ferì a un braccio nel tentativo di difendersi dall'assalto dei feroci cani del duca Osvaldo, sguinzagliati ovunque all'interno del grande giardino. Così per scamparla dall'essere sbranati vivi, lo scudiero Anselmo fu costretto a sparare ai cani, e suscitò in tal modo i sospetti degli invitati che sentirono il forte rumore provocato dagli spari e nell'immediato realizzarono che qualche cosa di grave fosse sicuramente successo. La padrona di casa fortunatamente trovò per prima i due intrusi e soccorse immediatamente Elsa che stava sanguinando notevolmente. Naturalmente per quella situazione che si creò in seguito a quei rumori, uditi e interpretati fin da subito come spari, i nervi di tutti gli invitati rimasero tesi e sia la marchesa Ludovica che il duca Osvaldo sospettarono qualcosa, ma la padrona di casa fu molto brava a camuffare il tutto e a calmare le acque. Poi il mattino seguente Elsa mise al corrente la donna degli ultimi gravi avvenimenti che avevano coinvolto lei e il conte e la implorò di aiutarla, ma la donna le negò la possibilità di un suo coinvolgimento in quegli avvenimenti, che più che sentimentali erano sopratutto di natura politica.
Nel frattempo a Rimavalle la situazione divenne sempre più insostenibile perché il malvagio e perfido Aloise si sentì distrutto poiché tradito dalla giovane amante alla festa della sera precedente e si accanì senza pietà su sua moglie... tentando addirittura di violentarla, per fortuna la contessa Angelica riuscì a scappare rifugiandosi nella sua camera.
Il giorno dopo il dottor Adolfo si recò alla villa per mettere in guardia la contessa Angelica sulla grave malattia del marito Aloise. Durante la conversazione tra i due sembrò rinascere l'amore che un tempo li aveva divisi; la contessa trovò in Adolfo un forte sostegno alle sue disperazioni e così si lasciò andare in un bacio appassionato.
Intanto, proprio in quello stesso giorno, la marchesa Ludovica fece visita alla donna che qualche sera prima l'aveva ospitata assieme al duca Osvaldo alla sua festa. La marchesa proprio la sera della festa aveva per caso ritrovato sul pavimento il fazzoletto insanguinato che Elsa usò per medicarsi la ferita provocata dall'assalto dei cani. Con quel suo improvviso irrompere a casa della donna Ludovica capì così che Elsa si nascondeva lì, e facendo riferimento al conte Filippo parlò lasciando intendere di avere in mente un piano da mettere in atto contro la giovane, pretese quindi dalla padrona di casa di vedere la ragazza, e alla donna non rimase altro che accompagnarla da Elsa. In realtà la marchesa andò al palazzo della nobildonna per proporre alla ragazza, per lei ormai sua rivale, di partecipare alla fuga del conte Filippo da lei organizzata e studiata in ogni minimo dettaglio. Elsa avrebbe solamente dovuto andare alla prigione dove avrebbe trovato già tutto predisposto per la fuga. Grazie all'autorità che le guardie riconobbero alla marchesa e all'amicizia della padrona del palazzo con una di esse, le donne riuscirono a introdursi nelle carceri e fecero così scappare il conte Filippo. Lui ed Elsa, sulla via della fuga, inseguiti dalle guardie, decidettero di tornare alla tenuta di Rimavalle per provare a riprendere la lista dei congiurati... per loro l'unica speranza di salvezza. I due giovani fuggendo dalla prigione trovarono rifugio in un capanno per la caccia, lì Elsa mise al corrente il suo amato che fu proprio la marchesa Ludovica ad aiutarla e a organizzare il piano per l'evasione. Lì al capanno li raggiunse lo scudiero Anselmo che li aiutò a rientrare a Rimavalle per andare a riprendere la lista, per poter poi riprendere l'ardua impresa di portarla dal nobile in questione. Ma purtroppo alla villa li stavano aspettando il duca Osvaldo e le sue guardie; il conte venne così di nuovo catturato ma Elsa riuscì per l'ennesima volta di nuovo a scappare. Il conte venne rinchiuso in prigione, dove non cedette alle continue e insistenti minacce del duca che continuò a proporgli la salvezza in cambio della restituzione dei documenti. Il duca capì che Filippo era incorruttibile e giocò così un'altra carta; riuscì a corrompere la dama di compagnia della donna che l'aveva invitato e ospitato alla festa con la marchesa Ludovica, da ella si fece promettere che l'avrebbe tenuto informato su qualsiasi movimento della padrona. Così la dama traditrice venne a conoscenza che la sua padrona aveva ricevuto una lettera dalla giovane Elsa in cui erano spiegate le intenzioni della ragazza riguardo alla vicenda dell'amato, senza perdere tempo riferì immediatamente ogni cosa al duca Osvaldo.
In parallelo con quelle vicende alla tenuta di Rimavalle la situazione diventò insopportabile; la giovane amante di Aloise, marito della contessa Angelica, si trasferì con tutti i suoi bagagli in villa, mentre la stessa contessa e la piccola figlia Emiliana furono costrette a sopportare i soprusi di entrambi gli amanti che, approfittando dell'assenza del conte Filippo e di Elsa, esercitavano su entrambe tutto il loro sfacciato potere. Durante un ennesimo litigio tra i due coniugi la contessa, esasperata e ormai sull'orlo di una crisi di nervi, rivelò all'amante del marito che questi era malato di sifilide, la reazione della giovane fu immediata: spaventata a morte lasciò immediatamente la villa e confessò all'uomo di non averlo in fondo mai amato e di essere stata insieme a lui solamente per i suoi soldi. A quel punto il perfido e infido Aloise si trovò ad essere disperato, e per la prima volta in vita sua si sentì perduto nella sua solitudine, debole in ogni senso e in balia di una malattia gravissima... consapevole che la stessa lo avrebbe portato in breve tempo alla morte.
Una volta che ebbe confessata la terribile verità all'amante del marito, la contessa Angelica decise di lasciare la tenuta di Rimavalle con sua figlia e scappare a casa del dottor Adolfo. Con grande sorpresa, una volta arrivate, madre e figlia incontrarono Elsa, anche lei si era momentaneamente rifugiata a casa del dottore. Le due donne si parlarono a lungo, entrambe avevano lo stesso importante obbiettivo; salvare dalla morte il conte Filippo e per poterlo fare l'unica possibilità era impossessarsi della famigerata e ormai pericolosa lista che, come ad Elsa era stato rivelato dallo stesso conte, si trovava nascosta nella cappella di Rimavalle... sotto l'altare. Così, insieme, ritornarono alla tenuta, e furtivamente, evitando i presidi delle guardie che il duca Osvaldo aveva fatto disporre ovunque, riuscirono a impossessarsi del libro. Elsa lasciò così la casa, ma la contessa Angelica decise di rimanere perché si sentì convinta di poter affrontare il terribile marito per comunicargli che avrebbe lasciato la villa... ma tutto scoppiò in un'ennesima lite. Il confronto tra i due coniugi fu a dir poco furibondo e si concluse con la contessa che colpì il marito con un grosso vaso sulla testa facendolo svenire.
In quegli stessi momenti, in un'altra casa si stava svolgendo un dramma: la giovane amante di Aloise si trovò a scoprirsi gravemente malata, e proprio della stessa malattia che l'amante le aveva trasmesso. Le sue condizioni si aggravarono sempre di più e con una rapidità incomprensibile, fino a portarla in brevissimo tempo immobilizzata su di un letto e... sul punto di morte.
Intanto in prigione il duca Osvaldo torturò con terribile sevizie lo scudiero Anselmo in cambio di informazioni utili a fargli trovare il famoso libro con all'interno quei disgraziati documenti. Sempre alla prigione, la marchesa Ludovica vi si recò di nascosto, all'insaputa del duca, per fare visita al conte Filippo che però la cacciò con violenza, ella comunque gli confessò ugualmente di amarlo, ma l'uomo le rispose che egli apparteneva solo a Elsa, e che sarebbe stato "o solo suo o della morte", a quelle parole la marchesa fu costretta ad andarsene.
Nel frattempo, mentre ritornava da Rimavalle dopo la furiosa lite con il marito, la contessa Angelica incontrò sulla strada lo scudiero Anselmo, ferito e sanguinante, incapace e impossibilitato di proseguire, tante erano state le torture, fisiche e psicologiche, che il duca Osvaldo gli aveva perpetrato, così la donna lo caricò sulla carrozza e lo portò con sé a casa del dottor Adolfo. Il giovane scudiero era stato liberato in cambio della consegna di Elsa e della lista, ma la sua correttezza e il suo profondo affetto nei confronti dei protagonisti di questa intricata vicenda (ovvero Elsa e Filippo) lo avevano portato alla decisione di fare con le guardie il doppio gioco, decisione quella che avrebbe potuto costargli la vita. In quel suo doppio gioco il giovane accompagnò Elsa alla sua vecchia casa perché potesse creare in un posto sicuro una copia finta della lista e ingannare così i perfidi nemici. Poi prese in ostaggio la marchesa Ludovica per poter oltrepassare senza problemi i posti di blocco. Dopo lui e Elsa si recarono al palazzo della donna che li avrebbe aiutati, sempre colei che aveva dato quella festa, colei che aveva già aiutato Elsa più volte, la stessa donna che la contessa Angelica aveva ingaggiato parecchio tempo prima per circuire suo fratello e fargli dimenticare Elsa; lì arrivarono, nel cortile del palazzo della donna, sempre seguiti dalle guardie. Poi all'interno del cortile misero in scena la finta morte di Elsa: lo scudiero Anselmo sparò un colpo a salve ed Elsa cadde a terra, così egli rubò dalla borsa della ragazza la falsa lista e anche la prova della sua morte, ovvero un ciondolo che lei portava sempre al collo. Tutta quella finta situazione avvenne davanti agli occhi delle guardie che credettero a ogni singolo movimento di quelle scene. Poi il giovane Anselmo consegnò il bottino al duca Osvaldo... (continua)

 
 

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