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Superbo Dio - Giampiero Iezzi

 

Le poesie di Giampiero Iezzi: Superbo Dio

 
Giampiero Iezzi

ID Autore: 2282
ID Testo: 6721

Testo online da giovedì 1 novembre 2012
Ultima modifica del giovedì 1 novembre 2012
Scritto nel 2012

 

Superbo Dio

Qui!
È un dramma la vita per i drammaturghi del duemila al passo del tempo on line su internet si parla in chat dei propri guai con sconosciuti che pure soffrono in modo diverso la vita, alla ricerca di un futuro che non c'è...
Nel mondo.
Aah Dio cosa ci fai di tutti noi abili invalidi, surreali disabili validi draghi d'impresa di testa svagati tutti spensati al lavoro falliti nel prendersi per il culo, sono gli incontrastati del poetare autori poi confusi giocolieri della parola in uso corrente alienati.
Allenati sono ai lamenti in un cervello adattato per sfogare poesie, prose, miniracconti e altre cazzate come previsto da rossovenexiano con gli incompresi nella rete apprensivi dell'arte nel bisogno di svenarsi stravangano la mente, per accorciare il tempo scocciato che ci divide da Nostro Signore!
Nel commento m'intrappolo la vita d'e. Mail cercando la soluzione migliore alla solitudine estrema non c'è deduzione alcuna a una effimera delusione...
Per un yorkshire toy gratis che non arriva mai.
Ogni sera per il caro pensatore Giampiero il suo sogno è una notte da lupi da esternare sempre al Signore che non ha dato spunti validi per dolci emulsioni di felicità patetica a chicchessia.
Simil paritetica alle emozioni inevitabili son le tensioni nel cuor tumulate dall'anima armata di desiderio scrivendo della vita tribolata ambulante da ogni cesso d'ospedale per andar di corpo in una miriade di posizioni cercando con fede di pregare per trovare un miracolo al mio morboso male dei parkinsonismi. Macchè! È un rebus questa vita.
A forza d'essere il sacrificato di Dio preferito, ormai son pietrificato.
Con le due mani giunte in aggiunta sul morbo maledetto è preferibile masturbarsi invece che definirla un'impropria malattia.
Io sono un mostro nato montone da una mamma disgraziata da tutti non graziata neanche da te Superbo Dio che nel gregge di pecore tu comandi noi indispensabili pedine buoni giocatori degli scacchi celesti di stelle testimoni dell'amara storia vissuta.

 

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