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Mi raccontò... - Ornella Bianchini

 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Mi raccontò...

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 5821

Testo online da lunedì 9 aprile 2012
Ultima modifica del lunedì 9 aprile 2012
Scritto nel 2012

 

Mi raccontò...

Un'amica augurandomi "buona saggezza" mi raccontò che... non si sa dove e non si sa quando...

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per circa un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi del suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Dopo un po' di tempo di silenzio tra di loro i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro rispettive mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori da quella finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore e per quei meravigliosi momenti nei quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. Raccontava all'amico che la finestra dava su un parco con un delizioso laghetto... le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette giocattolo... giovani innamorati camminavano abbracciati tra i fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città, anche se in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava ogni scena esattamente come se la stesse, lui stesso vedendo. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse un parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, con la sua fantasia e con gli occhi della sua mente poteva sentirla... così come l'uomo della finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane e l'amicizia tra i due diventava sempre più forte.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste, poiché era parecchio affezionata ad entrambi, così con quel suo dolore e non sapendo come comunicare la terribile notizia all'altro uomo, chiamò gli inservienti per portar via il corpo del pover'uomo.
L'uomo che aveva posizionato il letto dall'altro capo della stanza dolorosamente pianse l'improvvisa scomparsa dell'amico... ma poi un giorno, non appena gli sembrò appropriato, facendosi coraggio chiese all'infermiera se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. Ella fu felice di fare il cambio prima che qualcun altro occupasse quel posto, anche lei aveva avuto quello stesso pensiero ma non aveva trovato ne il coraggio, ne le giuste parole per esternarlo all'uomo. Dopo avergli cambiato posto ed essersi assicurata che stesse bene... lo lasciò solo. Lentamente e dolorosamente l'uomo si sollevò su un gomito per vedere, per la prima volta, il mondo esterno, si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al letto... essa si affacciava su un muro bianco. Rimase come impietrito, quasi sconvolto, poi chiamò l'infermiera e le chiese che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra, tutte quelle cose, quelle situazioni... quei paesaggi così incantevoli ma così assolutamente inesistenti.
L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non aveva potuto nemmeno vedere il muro. Gli disse che forse aveva voluto fargli coraggio, forse con l'unico mezzo che aveva a sua disposizione... la fantasia... egli allora comprese e si rassegnò.
Vi era stata una tremenda felicità nel rendere felice l'amico, anche a dispetto della propria situazione. Il dolore diviso a metà era stato dimezzato ma la felicità divisa era stata raddoppiata. L'uomo della finestra si era sentito ricco contando tutte le cose che possedeva... quelle che nessun denaro avrebbe mai potuto comprare. Per lui l'oggi era stato sempre un dono e per quel motivo aveva vissuto sempre per il presente... ed è per quel dono che ogni oggi si chiama presente.

L'origine di questo racconto è sconosciuta, anche alla mia amica è stato raccontato senza spiegazioni sul chi o sul come, sul dove o sul quando, ma le è stato detto che porta saggezza, le è stato detto anche di non tenere la storia per sé ma di raccontarla agli amici così che possa essere diffusa... passata di amico in amico, di favella in favella o di penna in penna o di sito in sito augurando ad ogni amico "buona saggezza".
Così chi la leggerà potrà tranquillamente passarla... oltre... ricordandosi di augurare "buona saggezza".

 

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