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Madame Marì (quinta parte). - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Madame Marì (quinta parte).

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 5712

Testo online da mercoledì 22 febbraio 2012

Ultima modifica del mercoledì 22 febbraio 2012
Scritto nel 2012

 

Madame Marì (quinta parte).

In quella carrozza proprio quel giorno poterono parlarsi un po', ma sentirono quelle parole quasi sprecate per quell'unica occasione, per loro un tempo così lungo da soli non sarebbe di certo più capitato, così, nella carrozza, egli si spostò giù dal sedile appoggiando la testa sopra le sue ginocchia... rimase in quella posizione per tutto il viaggio e lei dolcemente gli accarezzò la testa per quasi tutto il tempo. Ad un certo punto egli sollevò il capo, la guardò intensamente e le loro labbra, anche se solo per un istante, si sfiorarono... ricomponendosi subito dopo con un gesto improvviso, quasi in un pentimento per qualcosa che tanto avevano desiderato, voluto, respinto ed evitato da troppo tempo. Certo era che quel momento, così breve ma così intensamente forte, era stato per loro come un'intera notte d'amore, una notte che entrambi sapevano non sarebbe mai potuta esistere, quell'istante sarebbe bastato per conservare per sempre il ricordo di quelle ore trascorse da soli.
Ma poi una volta arrivati a destinazione Danièl ebbe strani pensieri, tra sé e sé si disse: "io in realtà sono morto... sono morto ormai da mesi e mesi...", poi improvvisamente gli venne un pensiero orribile che cercò, con tutto sé stesso ma inutilmente, di soffocare; gli venne in mente che lei, sua moglie, avrebbe potuto morire, tanta gente in fondo moriva, anche tanta gente giovane poteva morire, se disgraziatamente fosse stato così... egli sarebbe stato libero. Quel suo pensare così contorto lo spaventò a tal punto da costringerlo a uscire per poter prendere una boccata d'aria e riprendere così fiato, dato che per qualche istante si era sentito mancare. Come avrebbe potuto discolparsi da quel sentimento... chissà se sarebbe stato possibile, quel pensiero lo tormentava ancor più di quel lieve bacio con madame Marì, quel pomeriggio, lo stesso pensiero, lo castigò così fortemente da rendergli perfino impossibile conversare in modo sereno con la nonna di sua moglie, ella non capì le reali ragioni di quel suo continuo agitarsi ma naturalmente, astuta com'era, intuì che qualcosa di seriamente importante non andava affatto.
In quella vecchia e antica Parigi era d'uso che le giovani spose apparissero con il loro abito nuziale i primi due anni dopo il matrimonio, ogni qualvolta ve ne era l'occasione. Leinè dal loro ritorno dalla luna di miele in America non aveva ancora indossato il suo abito da sposa, così decisero di dare una cena a casa loro e lei per l'occasione avrebbe così indossato il suo splendido abito nuziale.
La madre di lei, madame Monièr, e alcune sue amiche sostenevano che era sempre un grande evento per una giovane coppia dare, a casa loro, la prima cena e non era certo una cosa da prendere alla leggera; per l'occasione sarebbe stato chiamato uno chef molto importante, egli era uno tra gli chef più bravi in tutta Parigi,due servitori tra i più prestigiosi e raffinati, anche se presi in prestito dovevano comunque essere all'altezza della situazione, in una serata come quella non ci sarebbero dovuti essere ne intoppi, ne il minimo sbaglio. Inoltre era quasi ritenuto un trionfo il fatto che alla cena fossero stati invitati anche i due coniugi che avevano patrocinato il caso di madame Marì, indicendo loro stessi, precedentemente, quella serata proprio a casa loro.
Anche quella cena a casa di Danièl e Leinè, così come la precedente, era stata in realtà organizzata, dalla stessa Leinè, per dare l'addio alla sua cara zia madame Marì, la quale aveva, dopo quel pomeriggio trascorso in carrozza con il giovane marito di sua nipote, deciso di partire definitivamente per quella sua casa di Boston. Ella sentiva che non avrebbe potuto continuare a incontrare Danièl in tutte quelle occasioni o situazioni vedendolo sempre accompagnato da sua nipote Leinè e poi... poi anche continuare a coltivare, ormai invano, quella sua speranza e inoltre quel suo continuo desiderio di poterlo vedere da solo, andare avanti con tutti quei pensieri accompagnati a loro volta da altrettanti sentimenti discordanti e confusi avrebbe potuto farla addirittura anche impazzire.
La sera di quella cena a casa sua Danièl guardando tutte quelle persone dall'apparenza innocua sedute a tavola con lui, le vide come una congrega di silenziosi cospiratori verso egli stesso, che tenevano al centro di quella loro congiura madame Marì. Immaginò di essere stato seguito per mesi dagli innumerevoli occhi che avevano osservato in silenzio e dalle innumerevoli orecchie che avevano ascoltato pazientemente ciò che tra lui e Marì stava avvenendo. Capì che in qualche modo la separazione tra lui e la marchesa Marì, complice della sua colpa, era stata realizzata con l'allontanamento, apparentemente volontario, di lei da Parigi... per sempre.
Di quel loro maledetto bisbigliare egli, fino a quel momento, non si era affatto accorto ma forse lei, Marì, doveva averlo udito e capito da tempo, forse era proprio quello il motivo che l'aveva spinta a prendere quella decisione; andarsene per sempre da Parigi avrebbe smorzato quella fiamma di chiacchiere che stava ormai per prendere fuoco e travolgere sia loro che Leinè... distruggendo così le loro vite e magari spezzando anche la loro amicizia, che non stava solamente nel loro essere zia e nipote.
Danièl guardando quella gente intuì che da quel momento in poi l'intera tribù si sarebbe stretta intorno a sua moglie sbarrandogli ogni via di accesso per un'eventuale spiegazione, anche se Leinè in futuro non gli chiese mai nulla. Egli si sentiva prigioniero al centro di un fronte nemico e la chiave che avrebbe dovuto liberarlo gli era stata restituita qualche giorno prima per posta, ancora chiusa... la missiva non era stata nemmeno aperta per controllarne il contenuto. Infatti alcuni giorni precedenti a quella cena egli dal suo ufficio, in preda a momenti di completa disperazione che a tratti gli era parso diventassero quasi convulsi... nel non poterla vedere, le aveva inviato tramite una busta chiusa accompagnata da un biglietto le chiavi del suo vecchio appartamento, ella aveva tenuto la busta sul suo tavolo per qualche giorno e poi, senza nemmeno aprirla l'aveva fatta recapitare al mittente, che però non le era stato comunicato... madame Marì aveva riconosciuto il suo profumo, l'odore delle sue mani che preparandola egli aveva lasciato sulla carta.
Comunque l'organizzazione silenziosa che teneva unito quel loro piccolo mondo aveva deciso di imporsi sugli avvenimenti condannando quella storia che non avrebbe per nulla al mondo potuto prendere vita, da quelle persone tutto, anche se nel silenzio più assoluto, era in qualche modo già stato deciso.
Leinè con quella sua assoluta fiducia in chiunque non aveva mai messo in dubbio per un solo istante la correttezza e la buona fede di sua zia, la marchesa Marì, e non aveva mai messo in dubbio nemmeno la fedeltà di suo marito Danièl, ella non aveva mai udito, sospettato o perfino ritenuto possibile il minimo cenno al contrario, anche se in realtà, in fondo, aveva forse già capito ma... mai e poi mai dubitato di entrambi.
Dall'impeccabile esecuzione di quel rituale da parte di quella gente Danièl dedusse che tutta Parigi lo credeva e lo riteneva, senza ombra di dubbio, l'amante di madame Marì e capì per la prima volta che sua moglie considerava seriamente e sinceramente quell'opinione.
In ogni caso madame Marì non tornò sui suoi passi, non riconsiderò l'idea di rimanere a Parigi e più presto di quanto ella stessa potesse immaginare si trasferì a Boston definitivamente.
In futuro e per lungo tempo parecchi di quei nobili furono costretti a trasferirsi altrove quando un'improvvisa guerra spaccò la Francia in mille pezzi mandando a rotoli anche quel loro imperturbabile mondo. Anche Danièl con la sua famiglia se ne andò per sfuggire a quel caos, in quel periodo si trasferirono vicino a Boston, dove avevano ereditato una residenza dai suoi di lui... ma non incontrò mai madame Marì o, per meglio dire, fu ella soprattutto che si guardò bene dal cercare di non incontrarlo pur rivedendo, anche con una certa frequenza, la nipote Leinè e i suoi tre figli che lei adorava.
Dopo quel brutto periodo, una volta che la Francia si fu leggermente ricomposta, tornarono nella loro casa a Parigi... alla loro solita e tranquilla vita.
Gli anni erano passati, i figli cresciuti, ormai divenuti adulti e lui... lui era rimasto solo... Leinè era morta molto giovane di un'aggressiva polmonite infettiva, dopo aver curato il loro ultimo figlio della stessa malattia, che poi fortunatamente si era ripreso tornando completamente in salute. Quando Leinè se n'era andata Danièl aveva pianto la sua morte sinceramente, non si era sentito libero come aveva anni prima desiderato attraverso quel suo orribile pensiero, ma al contrario, si sentiva svuotato e privato di una parte di sé stesso.
Si sedeva spesso a leggere i suoi libri in quella che egli considerava la stanza più importante di quella sua immensa casa vuota, in quella stanza erano accadute tutte le cose concrete della sua vita con Leinè; lì aveva chiesto a Leinè di sposarlo, lì aveva consumato con lei la sua prima notte d'amore, sempre lì lei gli aveva comunicato di essere incinta per la prima volta, sempre in quella stanza era nato il loro primo figlio e successivamente, troppo delicato per essere portato in chiesa in pieno inverno, vi era stato anche battezzato e aveva inoltre mosso i suoi primi passi. Quella stanza rappresentava tutta quella parte di vita che egli aveva vissuto accanto a sua moglie, era come se tutte le altre stanze di quella grande casa non fossero mai esistite ed egli vi camminasse per la prima volta. Tra le mura di quella stanza si erano fermati tutti i suoi ricordi, egli si sedeva sulla sua poltrona e chiudendo gli occhi gli pareva che sua moglie Leinè fosse di nuovo, come un tempo, seduta di fronte a lui e gli parlasse ravvedendolo sui suoi presunti errori e sulle sue future mancanze, aveva capito che di quella sua spigolosità egli, in realtà, aveva sempre avuto bisogno, nella loro vita insieme gli era stata necessaria per completare quel suo insicuro carattere. In quella stanza lui e sua moglie avevano discusso sul futuro dei loro tre figli; l'interesse per uno di loro per l'archeologia, l'interesse per la loro unica figlia femmina per la filantropia, le tendenze artistiche dell'altro figlio che poi, da adulto, lo avevano portato a lavorare presso un importante architetto e in futuro a decidere anche per alcuni considerevoli cambiamenti dell'arredo. In quella stessa stanza la figlia gli aveva annunciato il suo fidanzamento con il più ottuso e affidabile dei molti figli di uno dei loro più cari amici, e sempre lì egli l'aveva baciata attraverso il velo prima che l'automobile li conducesse in chiesa.
Molti di quegli importanti avvenimenti Leinè, da viva, li aveva perduti ma, egli pensava, li avrebbe guardati dal cielo vegliando costantemente, come aveva sempre fatto in vita, sui suoi figli e anche su di lui.
Danièl sentiva di essere stato un padre giusto e affettuoso e, nonostante tutto, anche un marito fedele.
La perenne infanzia, la fanciullezza e l'età dell'innocenza di Leinè erano andate in frantumi quando lei aveva capito la passione che legava suo marito a sua zia Marì, ma grazie a quella sua ostinata e baldanzosa cecità, la sua capacità nell'avvisare i cambiamenti, senza poi cambiare nulla, lasciando ogni cosa al suo posto come se niente fosse, si erano ricomposte senza che lei stessa se ne fosse accorta. Tutto ciò aveva portato anche i suoi figli a nasconderle i loro punti di vista come aveva già fatto tante volte e in molteplici occasioni suo marito Danièl.
Lei era morta sapendo e tacendo, volendo credere che il mondo fosse un bellissimo posto pieno di famiglie armoniose come la sua, e come quella in cui, con suo padre e sua madre, era felicemente e serenamente vissuta.
Nel giorno del suo 57mo anno di età Danièl era già solo da parecchio tempo, in quel giorno egli ancora una volta ricordava il suo passato, lo rimpiangeva per ciò che era e non era stato ma... lo rispettava. Ogni volta che pensava a madame Marì era in modo astratto e serenamente, come se fosse un'amata immaginaria che viveva in uno dei suoi tanti libri o in uno dei quadri che stavano appesi alle pareti di quella sua stanza; lei era ormai divenuta la visione completa di tutto ciò che egli aveva perduto.
Dopo la morte della madre i suoi figli avevano spesso fatto visita alla zia Marì, le volevano molto bene, la stimavano e la rispettavano e lei era fortemente legata a essi... quasi a voler, in qualche modo, compensare quella sua mancata maternità che ella in fondo avrebbe voluto solamente vivere con il loro padre. Ognuno di loro aveva voluto anche la benedizione di lei prima del matrimonio, lei aveva seguito, anche se da così lontano, praticamente tutti gli avvenimenti più importanti delle loro vite, consigliandoli e incoraggiandoli sempre per il meglio... proprio come una vera madre.
Essi avevano capito ciò che il loro padre aveva provato e provava ancora per lei, avevano compreso e accettato quell'amore anche perché avevano veduto il loro padre comunque sempre fedele alla loro madre... anche dopo la sua morte, l'avevano veduto sempre presente e attento nelle loro vite, inoltre avevano capito che la loro madre sapeva di quella passione ma per rispetto non gliene avevano mai parlato.
Era giunto il momento di sposarsi anche per l'ultimo di quei tre figli e anch'egli prima di unirsi in matrimonio desiderava recarsi dalla zia Marì con la sua futura moglie. Chiese a suo padre Danièl di accompagnarlo e insistette così tanto e così a lungo che alla fine egli dovette acconsentire... continua...

 
 

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