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"Notte Bianca" (prima parte) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: "Notte Bianca" (prima parte)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 5393

Testo online da venerdì 2 settembre 2011

Ultima modifica del venerdì 2 settembre 2011
Scritto nel 2011

 

"Notte Bianca" (prima parte)

Il cielo anche se buio era sereno, costellato di stelle, la luna illuminava quasi a giorno parte della terra e quella piccola cittadina che... in quella sera di fine estate stava vivendo la sua ultima "notte bianca". In quell'aria così piacevolmente tiepida tutti i negozi erano aperti e le luci dall'interno illuminavano le vetrine, sfavillanti di meraviglie e cianfrusaglie che catturavano gli occhi della gente... che numerosa affollava le strade e le piccole piazze, tutti con i volti sereni e divertiti ma nello stesso tempo nostalgici per quell'estate che ormai stava, lentamente, volgendo al suo termine.
Tanti erano anche gli occhi rivolti verso l'alto per ammirare i fuochi d'artificio che qua e là comparivano improvvisamente... con i loro colori d'arcobaleno, i meravigliosi disegni proiettati nel buio del cielo e i giochi di luce che riuscivano a togliere il fiato a grandi e piccini.
Tra tutti quei volti stupiti, divertiti e malinconici c'erano anche gli occhi di Cristina, lei era una ragazza di vent'anni, molto bella, ben curata, dolce, molto simpatica, seria all'occorrenza e allegra sempre al punto giusto, studentessa universitaria, per altro molto brava... ottimi voti, innamorata della vita e di tutto ciò che di buono c'è in essa, amante della terra e rispettosa di tutti gli esseri viventi e non, che come lei la abitano o in essa sono stati posti. Cristina come quasi tutte le ragazze della sua età aveva un fidanzato, Pietro di cui era innamoratissima, un ragazzo conosciuto sui banchi della scuola media e da cui non si era più staccata.
Quella sera però Cristina era particolarmente triste, parecchio giù di morale perché proprio in quella giornata, solo poche ore prima, aveva per l'ennesima volta litigato con il suo ragazzo e come al solito si erano momentaneamente allontanati bruscamente, entrambi pieni di rabbia mista a un impotente senso di fallimento... di dolore e sofferenza. Lei amava Pietro più di se stessa ma c'erano dei tratti interiori in lui che non riusciva proprio a capire e ad accettare e, in quei momenti, sentiva fortemente che non sarebbe stato come le altre volte, che le cose fra di loro non sarebbero tornate come prima, che con tutta probabilità non si sarebbero ritrovati, non sarebbero riusciti a ritrovare un compromesso, l'avevano fatto troppe volte ormai, e di conseguenza il loro cammino insieme era forse giunto al suo termine o che magari le litigate passate non erano state del tutto cancellate dalle loro menti, dai loro cuori... da quel grande amore che pareva essere indissolubile, ma solamente lasciate in disparte, accantonate in un angolo, sempre pronte a riemergere, a riaffacciarsi tra di loro nei momenti più fragili, di debolezza e di crisi... pronte a rovinare quella che pareva essere quasi una magia. Tutti quei pensieri scombinati, scomposti e tanto confusi la stavano distruggendo... non riusciva a pensare a una vita senza il suo Pietro.
Quell'amore era così immenso, anche se sempre contrastato da qualcosa, uno di quegli amori che capitano davvero una sola volta nella vita.
Eppure Cristina sentiva, sapeva, di quello era certa... che quell'amore era vero e sincero da parte di entrambi, forse era colpa sua o forse no, non poteva più pensare, era troppo confusa, frustrata, troppo amareggiata, doveva cercare di liberare la mente da quella confusione, da quello stress o avrebbe rischiato di esaurirsi e poi il tutto sarebbe scoppiato in una crisi, per lei insostenibile. Intanto le lacrime continuavano a scenderle, nonostante il suo cercare di soffocarle, arrossendo e bagnando in continuazione i suoi meravigliosi occhi neri che brillavano come perle sopra la sua pelle così chiara.
Proprio per quella giornata finita così male con il suo Pietro lei aveva deciso di non tornarsene subito a casa ma di trascorrere un po' di ore fuori così da far sbollire il più possibile quella miscela di sentimenti, oltre all'estrema stanchezza mentale sentiva tanto anche quella fisica ma non riusciva proprio a riposare e girovagando si era ritrovata in mezzo a tutta quella gente, a quella confusione che a tratti pareva aggiungerne... alla sua già tanta, in altri brevi momenti sembrava distrarla un po' da lei, da lui, dal loro stare insieme... ancora nonostante tutto, e comunque quel posto non era del tutto adatto visto che...
Lei abitava in un paesino vicino a quella cittadina e sapeva che quella serata sarebbe stata un po' speciale e che sarebbe proseguita in una delle ultime "notti bianche" per quell'estate, in realtà avrebbe dovuto andarci con il suo fidanzato... ma ora bisognava cercare di non pensarci e di riuscire a godersi un tantino quel che c'era da vedere e da sentire, magari qualcosa o qualcuno in quella notte, inaspettatamente, avrebbe potuto fare il miracolo, in bene o in male.
Dentro a quel clima così piacevolmente tiepido e a quello sfavillare c'erano anche loro... gli artisti di strada che in realtà sono da sempre i veri protagonisti, i reali animatori, l'attrazione principale di queste divertenti serate e di tantissimi altri eventi. In quella serata che con il passare delle ore stava volgendo ormai verso la notte, c'erano artisti che cantando incantavano il pubblico con la loro voce, anche se mescolata e confusa tra mille altri rumori, artisti giocolieri e acrobati appesi... sospesi su altissime colonne, capaci di innumerevoli e strabilianti acrobazie, ritrattisti che in pochi minuti riuscivano a riprodurti su di un cartoncino come se ti avessero sempre visto... con una precisione e una somiglianza incredibilmente straordinarie. E poi bravissimi pittori e poi ancora poeti dell'immediato, per così dire, capaci di dedicare a una persona un'improvvisata poesia, semplicemente traendo ispirazione dal colore degli occhi, dei capelli, dalle mani o dalla forma della bocca ecc... e poi, poi loro i madonnari che, in quella splendida notte, avevano trasformato tratti di strada, di asfalto in colorati tappeti sui quali avevano dipinto, disegnato stupende figure celestiali che parevano specchiarsi nel chiarore della luna, per poi riflettersi nel buio stellato del cielo. Questi ultimi artisti straordinari e pazienti nel laborioso lavoro dei volti, perfetti in ogni dettaglio, in ogni particolare, dipinti, i loro, talvolta ottenuti solamente con l'ausilio di semplici gessetti colorati. Pazienti e dotati di estrema calma anche di fronte alle solite persone che totalmente e assolutamente "ignoranti" del significato della parola "arte", incuranti e menefreghisti della fatica e del lavoro altrui, o più semplicemente da definire cafoni, osavano e osano troppo spesso, calpestare con i loro passi tanta meraviglia.
Tra quei tanti artisti di strada, in equilibrio sopra i loro altissimi trampoli, spiccavano come giganti alcuni mimi o più semplicemente uomini che per una sera... per una notte avevano lasciato il loro essere realtà per celarsi dentro un corpo scolpito, dipinto, chiuso dentro maschere di cera. Artisti che immortalati dietro un assoluto silenzio sapevano raccontare, mimando, qualsiasi storia, i loro gesti così delicati ma nello stesso tempo così forti parevano risuonare nel cielo come tuoni... quelle mosse silenziose da sole erano abbastanza anche per parlare, per raccontare la vita vera, reale di loro stessi... bastava solamente guardarli e ascoltare il loro silenzio attentamente. Riuscivano inoltre a segnalare, in quell'aria tiepidamente fresca, tutto ciò che pareva mancare a una serata già così completa, con la forza di quei movimenti riuscivano a mostrare alla gente come si poteva renderla ancor più perfetta. Calandosi dentro quel loro essere mimi si sentivano così finti ma nello stesso tempo così veri e avevano, in quella notte, lasciata nascosta la voce in un posto profondo dentro di loro... non l'avrebbero fatta uscire per nessuna ragione, nemmeno di fronte alla calorosa insistenza dei volti teneri dei bambini più piccoli; si chinavano su di loro lasciandosi accarezzare sopra le cerate maschere che ricoprivano i loro visi che, a quei dolci, tenerissimi e infantili respiri avrebbero desiderato lasciarsi andare e sciogliersi come neve al sole. Avrebbero probabilmente tanto desiderato chiudere con quel silenzio e poter far sentire le loro voci ai bambini, almeno a loro narrare le tante storie che conoscevano con il suono della voce, forse anche togliere le maschere, i trampoli e quei lunghissimi abiti e mostrarsi per ciò che realmente erano... ma in quel modo la magia dei mimi sarebbe finita e con essa il loro interpretarla, sarebbero così finiti anche tutta la fantasia e lo stupore divertito e, a volte, anche un po' commosso nei volti della gente... per quei racconti, per quelle storie spesso allegre ma a volte anche parecchio tristi.
A Cristina i mimi erano sempre piaciuti, ne era sempre stata affascinata fin da bambina; così alti sopra quei trampoli le davano la sensazione che in realtà avrebbero potuto toccare il cielo, potendo così vedere ciò che lassù nessuno dalla terra avrebbe potuto ne vedere, ne toccare, inoltre li sentiva come delle figure in grado di proteggere persone, animali o anche semplicemente cose, perché con la loro strabiliante altezza avrebbero individuato anticipatamente i pericoli e, così facendo, sarebbero riusciti a prevenirli se non addirittura a fermarli, ma era solo una sua fantasia. Si ricordava che da piccola uno di quei "cosi giganti", come li definiva lei un tempo, l'aveva presa in braccio e lei aveva avuto, anche se solo per pochi attimi, la sensazione di poter volare... come gli uccelli e dominare come loro la terra, come loro viaggiare, migrare e poter vedere ogni meraviglia terrena in completa e assoluta libertà.
Quella sera c'erano mimi con addosso abiti di un bianco candido che si riflettevano sullo sfondo buio della notte e con i loro movimenti riflessi sull'asfalto parevano dare vita a figure fantastiche, immaginarie, proprio come quelle delle loro storie.
Cristina tra tutta quella gente ne scorse anche uno vestito di scuro, si meravigliò... e non fu l'unica perché anziché confondersi con il buio, in esso vi risaltava creando una netta, quanto sorprendente, distinzione ma mescolando in modo perfetto realtà e fantasia; per lei la realtà era quella di tutti, che in fondo i mimi non sono altro che uomini o donne che si sanno trasformare per l'occasione come tutti gli artisti... la fantasia era di immaginarli personaggi fantastici, realmente irreali, giganti del mondo delle fiabe, figli di un silenzio che tanto sapeva raccontare.
A un certo punto gli occhi di Cristina si soffermarono su uno di quei mimi che, da dietro la sua maschera, pareva fissarla o forse erano solo i suoi occhi che ancora bagnati di lacrime confondevano un po'... così si avvicinò di più e vide, capì che non si era sbagliata, il mimo la guardava davvero e anche con una certa insistenza, ma quegli occhi se pur perseveranti su di lei erano comunque dolcissimi, allora si asciugò le lacrime e, dato che lì c'erano degli scalini, vi si sedette perché la stanchezza si stava facendo sempre più pesante e iniziò, anche se sbadigliando in continuazione, a guardare e ascoltare quel mimo che con quel fissarla aveva catturato la sua attenzione in modo così improvviso e inaspettato.
L'artista indossava un azzurro abito con tanto di guanti e maschera dello stesso colore, tutto leggermente sfumato di bianco... quell'azzurro dava a Cristina la sensazione di un cielo splendente con, sullo sfondo, un altro cielo solamente più scuro, più buio.
Intanto il mimo continuava con i suoi movimenti silenziosi a salutare la gente, a stringere mani, a ringraziare, ad accarezzare i più piccoli, tutto senza staccare mai gli occhi da Cristina. In quel suo silenzio nessuno avrebbe capito che, in fondo, lui si stava muovendo solamente per lei... ma Cristina l'aveva già capito, quegli occhi che continuavano a guardarla sapevano dire più di qualsiasi parola.
A un certo momento lei si accorse improvvisamente che non stava più pensando a Pietro, a quella litigata, a loro, si sentì sollevata ma nello stesso tempo anche preoccupata, abbassò gli occhi perché la cosa la spaventava un po' e sentì di nuovo ritornare quell'angoscia, quel nodo alla gola e una lacrima accennò a un pianto; non era da lei distrarsi così facilmente da una cosa tanto grave quanto importante ed era proprio quello che le faceva tornare l'ansia, ancora di più del litigio con il suo ragazzo. Il mimo anche se inconsapevole dei suoi problemi ovviamente aveva colto in lei quel triste momento e, approfittando di un attimo di affollata confusione tra la gente e una conseguente distrazione di quest'ultima troppo impegnata a non pestarsi i piedi, si abbassò un po' e chinandosi verso di lei con una mano dolcemente le sollevò il viso e con l'azzurro guanto le asciugò quella lacrima, sempre guardandola con l'intensità forte e delicata di cui era capace, le accennò un dolce sorriso che Cristina interpretò attraverso i suoi occhi che spuntavano dalla maschera di cera.
Dopo qualche istante l'artista ritornò sulla solita posizione riprendendo quell'altezza irreale.
Continuando il suo lavoro, senza comunque staccare lo sguardo da Cristina, iniziò a mimare una storia facendo cenno a lei di guardare e ascoltare con attenzione. Quel racconto narrava di un giovane che, dopo una serie di vicissitudini negative nella sua vita e una precedente infanzia triste e disgraziata, aveva deciso di rimanere da solo, di vivere da eremita tra le montagne dove gli unici suoi amici erano i lontani lupi che stavano sui monti più alti e con cui lui spesso, anche se così distanti parlava... raccontava di se, delle sue sfortune e poi dentro quel silenzio, quella pace quasi irreale che solo la montagna sapeva dargli, ascoltava il loro ululare che in realtà non lo spaventava affatto, anzi con la complicità di quei luoghi lo faceva sentire al centro del mondo... solamente lì tra quelle rocce in cui erano immersi infiniti boschi che improvvisamente si aprivano a immensi spazi, solo lì riusciva a sentirsi qualcuno... (continua...)

 
 

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