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La fabbrica ed il barbone - Fabio Campadelli

 

I miniracconti di Fabio Campadelli: La fabbrica ed il barbone

 
Fabio Campadelli

ID Autore: 1806
ID Testo: 530

Testo online da sabato 10 novembre 2007
Ultima modifica del sabato 10 novembre 2007
Scritto nel 2007

 

Commento all'immagine dell'autore Fabio Campadelli:

Il barbone
pastello su carta 50X70
un volto non troppo definito come la vita di chi nella società quasi non appare

La fabbrica ed il barbone

Lungo una strada dell'estrema periferia di una grande città un grosso cancello di ferro dall'aria solida chiude l'apertura in un muro coperto da un rampicante che sembra proteggerlo dall'ingiuria del tempo.
Seguendo il muro, a destra o a sinistra del cancello, un intonaco via via più degradato fa compagnia alla sterpaglia che nasconde una specie di sentiero che porta, sul lato verso la campagna, ad un pezzo di muro crollato, nascosto da piante cresciute per caso, dove si può entrare all'interno dello stesso.
Dentro un cortile, che la luce della luna illumina, pieno di ferri arrugginiti, cataste di legno marcito ed una vecchia fabbrica abbandonata.
I vetri, quelli che non sono rotti, resi opachi dalla polvere. Stanze vuote. Qualche macchina abbandonata ed i fantasmi di un periodo pieno di fervore e di gente.
Un uomo sporco, la barba lunga, l'aspetto stanco, due borse trascinate a fatica entra nel cortile.
"Ciao" dice la fabbrica all'uomo mentre la luce della luna sembra splendere tanto da rendere quel cortile quasi allegro "è tanto che non ti vedo".
"Sono stato qui intorno" risponde l'uomo "qualche lavoretto. Qualcosa trovato. Ho passato l'estate fra i campi alla luce di quel sole che non rifiuta mai di illuminarmi.
Ora sta arrivando la brutta stagione. Io torno qui, in questo posto che da tanti anni è la mia casa sperando di trascorrere un altro inverno in attesa della prossima primavera."
"Sei sempre il benvenuto" dice la fabbrica "sapessi come sono lunghi i giorni passati a ricordare i momenti in cui ero piena di attività'".
"Lo so, lo so! Anche io ricordo con malinconia la mia giovinezza" è la risposta dell'uomo mentre da una finestra guarda il cortile illuminato dalla luna, deserto come la sua solitudine. "Ora è bene che dorma. Domani devo andare da uno che mi ha promesso di farmi fare un lavoro".
Si distende per terra. Chiude gli occhi e si addormenta, vegliato dal respiro del silenzio, sognando di terre lontane piene di sole e di calore.

Commento al testo dell'autore Fabio Campadelli:

Racconto singolo sulla solitudine della povertà.

 

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