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Corpus Domini - Giuseppe Ligresti

 

Le poesie di Giuseppe Ligresti: Corpus Domini

 
Giuseppe Ligresti

ID Autore: 1917
ID Testo: 4265

Testo online da mercoledì 16 giugno 2010
Ultima modifica del mercoledì 16 giugno 2010
Scritto nel 2010

 

Corpus Domini

Oh, quant'è borioso il fanciulletto
quando il sole d'estate strappa alla pelle
fantasia e gemme di malinconia
nelle ore fugate all'aurora.
Nessuno pensa, nessuno ride
di questi capelli cerchiati di avorio,
nessuno elude lo sguardo dagli occhi
che brillano di incustodita scaltrezza,
tutti si soffermano, danzano ai saluti,
ed io denudo il mio intento d'Essere
così estraniato dall'apparire.
Non ho mai ignorato il corpo né la morte,
ed il fresco pessimismo dell'età giovanile
appare ora come nolontà.
Riverbera lo specchiarsi del sangue annacquato
nella pienezza mia divenuta grazia
corrotto nei rivoli rossi
più rossi del vespro che insegue la notte.
Oh, lucente brezza,
ti annodi alla gola
se luce viene meno al primo mattino,
se i temporali annidano stanchezza alle piogge
e quando Bestemmia è osannare
la Roccia, San Pietro!
Quando il corpo abbandona la gogna
il mio sesso diviene morte;
ma quando il mio volto si fa scandalo
e tuona alle primule come aria leggera?
Bella e funesta èra, garzoncella sedicente,
ti adagi ancora al pilastro di quella Chiesa?
Com'è chiara la logica del Trapasso
dal mio "Io" al mio Tempo,
invettiva urge per calunniare i Vinti,
Cristo sei venuto e non ti abbiamo udito
se non nel Tuo flebile spirare;
io bestemmio ancora, e la Croce si dissesta,
seminudo Tu implori il mio dolore,
ormai hai compreso il pudore,
e compassione chiedo al Tuo respiro.
Solitudine, mia greve solitudine,
barbaro è strascinare il passo,
nomade la passione,
ma tu non arrossisci nello starmi al petto
e stretta alla vita mi stringi, mi incanti,
e mi cingo ora della fida tua allegria.

Commento al testo dell'autore Giuseppe Ligresti:

Tratto dalla raccolta: "Dall'invettiva all'io"

 

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