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Il cantico dei cantici - Ignazio Salvatore Basile

 
 

Le poesie di Ignazio Salvatore Basile: Il cantico dei cantici

 
Ignazio Salvatore Basile

ID Autore: 1951
ID Testo: 1723

Testo online da domenica 12 ottobre 2008

Ultima modifica del domenica 12 ottobre 2008
Scritto nel 2002

 

Il cantico dei cantici

Vi scongiuro per le cerve dei campi,
figlie di Jerusalem, non destate
dal sonno la mia amata né coi lampi

né coi tuoni, ma in dolce attesa state,
finché essa lo desideri e voglia!
Ai baci nostri inebrianti lasciate,

all'aroma che dai sensi la spoglia,
al mio nardo, che d'olezzi il recinto
cospargendo di profumi lo sfoglia.

Lasciatemi, pervicace ed avvinto,
come suggente grappolo al suo petto,
come frutto fuso all' albero pinto!

Bruna io son, per lui, sommo diletto,
e lui per me, ma bella sotto il sole
e sopra il nostro verdeggiante letto!

Canto di tortora che udir si suole,
collina che dispensa frutti e aromi;
avanti che le ombre come fole

s'allunghino, rinfrancami coi pomi,
perché ammalata io sono del tuo amore!
Ti bramo e t'anelo con molti nomi,

e poggia il tuo vessillo sul mio cuore!
Dolce sento il tuo frutto al mio palato.
Ha bussato alla porta il mio signore:

ho aperto, finalmente è ritornato!
Ha messo la sua man nello spiraglio,
sussulto, dolce fremito ho provato!

È lui, il mio diletto, non mi sbaglio;
fluiva la mirra dalle mie dita,
sui folti riccioli con cui m' abbaglio,

sul forte padrone della mia vita,
sulla maniglia del mio chiavistello!
Voi, che ammirate della Sulammita,

nella sua danza del doppio drappello?
Sono belli i tuoi piedi nei sandali
Principessa; s'io fossi tuo fratello!

I tuoi seni sono tali e qüali,
due cerbiatti di gazzella gemelli;
le tue trecce m'hanno preso sull'ali

com'un re ch'ora surge ai tuoi più belli
grappoli d'uva e di datteri molli,
sino al tuo ventre di gigli novelli,

attorno ai fianchi di curve e di colli,
alla tua bocca in cui scorre squisito
il vino delle mie notti più folli!

Vieni mio diletto, al tuo frutto ambito!
Orsù! Andiamo alle vigne e ai villaggi,
a vedere se il tuo melo è fiorito,

quand'il sole già stempera i suoi raggi,
e 'l vermiglio melograno succoso
di nardo e cipro profuma i paraggi

e la tua bocca anela voglioso!
Vi scongiuro per le cerve dei campi,
figlie di Jerusalem, il glorioso,

mio amore al sonno, non fate che scampi!

Commento al testo dell'autore Ignazio Salvatore Basile:

Il testo da cui ho tratto ispirazione per questi versi dimostra che la letteratura antica è strabiliante in tutti i suoi genere, compreso quello delle poesie d'amore (o erotiche che chiamar si vogliano). Naturalmente l'Originale è sempre più bello. Il mio merito (se merito il lettore vi trovasse) è quello di averlo versificato in terzine classiche di endecasillabi. Spero che piaccia.

 

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