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Alla mia ragazza, malata: Mirella Agulini - Aldo Fiorenza

 
 

Le poesie di Aldo Fiorenza: Alla mia ragazza, malata: Mirella Agulini

 
Aldo Fiorenza

ID Autore: 1959
ID Testo: 1329

Testo online da mercoledì 11 giugno 2008
Ultima modifica del mercoledì 11 giugno 2008
Scritto nel 2008

 

Alla mia ragazza, malata: Mirella Agulini

Seconda superiore, primo banco...
come le prime della classe.
Tu non lo eri...
te ne stavi aerea, imprendibile
col tuo viso distratto... sottobanco.
Assente dalla lezione e... già dalla vita?...
ma atterravi ogni giorno, ogni minuto
col tuo sorriso timido, lieve, come alato
al primo posto,
da un tuo volo segreto in uscita
sulla pista del mio cuore
amorevolmente disteso a riceverti.
E io mi stringevo nel batticuore.
Il pallore del tuo viso non era da malata...
Come poteva esserlo
un ovale più luminoso
d'una pelle di cuore smaltata?
Epperò quella tua espressione
eternamente muta, smarrita, svagata...
eri, per me, il profumo che allarga
un gioioso, spericolato respiro,
...ma nessun dolore più del mio
fisso sul tuo sguardo assente...
... i fiori, mi dicevo, non s'ammalano mai...
sfioriscono solo per dire addio.
Insomma mi rifiutavo di credere
al tuo malinconico niente.
"Mirella", azzardai un giorno ansioso:
"Problemi? Scusa, sa, l'invadenza".
"Non ho niente, tranquillo".
Mi guardò teneramente, amorosamente
come fossi la sua ragazza.
Lo divenne, ma era ancora appena l'alba...
un amore che stava per nascere,
come dal lontano oriente.
Non offesi il suo pudore silenzioso,
e desistetti...pur stranito d'impazienza.
"Permesso, prof.? Non mi sento bene"
"Che hai?". Non rispose. "Vai pure".
Fui subito preda d'un brivido angoscioso.
Che cos'era quell'avviso, quel doloroso squillo?
Se ne uscì quella mattina dalla classe
come impaurita, con piede guantato...
Rimase sola come sempre, con le sue paure.
Avvertii sottopelle una terribile impasse.
Mirella sembrò l'ombra che sfugge da sé stessa,
dal mondo, da un ignoto, terribile male.
come dolente e inestricabilmente oppressa.
Non potevo di certo immaginare
che ogni sua residua luce
stava smorendo all'ombra del suo male...
e che, dopo un po', stava già correndo
con la madre affannata disperata
al ricovero...in ospedale.

Commento al testo dell'autore Aldo Fiorenza:

Mirella era una mia compagna di classe, in seconda superiore.
Quindi contavamo appena 15 anni.
Me ne innamorai a prima vista.
Ricambiato solo con l'oro degli sguardi.. i suoi e i miei... reciproci... a momenti piuttosto rari sulle prime.
Ma non sorrideva quasi mai.
Guardava ogni cosa intorno a lei con una strana, inspiegabile sofferenza, come se le fosse impossibile immaginare qualcosa di armonico, di felice.
Io ebbi il privilegio di molti sguardi non solo di sfuggita da parte sua, anzi, a momenti per me straordinariamente e piacevolmente attenti.
Era visibilmente stanca, come estenuata... una febbre svitalizzante che la perseguitava dalla nascita? Questo nella prima fase... cioè nel primo trimestre di quell'anno scolastico. La seconda fase? ...alla prossima poesia qui, naturalmente.

 

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