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Bellezze in bicicletta - Catello Nastro

 

I miniracconti di Catello Nastro: Bellezze in bicicletta

 
Catello Nastro

ID Autore: 1960
ID Testo: 1314

Dedica: a tutte le belle donne che viaggiano in bicicletta. Fa bene alla salute ed all'ambiente.

Testo online da martedì 10 giugno 2008
Ultima modifica del martedì 10 giugno 2008
Scritto nel 2008

 

Bellezze in bicicletta

Agropoli – primavera 2008.
Non ho mai imparato ad andare in bicicletta. Perché quand'ero piccolo il triciclo e poi la piccola bici era un lusso che sono pochi bambini si potevano permettere. Alla soglia del mezzo secolo scorso, solo coloro che si erano arricchiti col mercato nero, potevano andare sulla due ruote. La propria, quella della mamma e quella dal papà. In seguito hanno fatto delle "Bellezze in bicicletta" un film ed una canzone che, a suo tempo, ebbe enorme successo. La gioventù bene di Agropoli, in una società ricca, materialmente, come la nostra, certamente non viaggia più in bici. Oggi ci sta la "Smart" che costa un sacco di soldi ed in più ci sono molti modelli con molti optionals. Solo qualche vecchietta che va a fare la spesa, qualche nonnetto che ha ancora velleità ciclistiche di un amore riconducibile a Bartali ed a Coppi, qualche giovane nostalgico dei ludi di quando c'era Lui, Caro Lei, che però sfoggia una attrezzatura che costa in taluni casi più del velocipede, qualche anziano che ha chiara intenzione di distruggere, complice la bici, il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia. Anche se per premiarsi a fine corsa divora due o tre cornetti per soddisfare lo stomaco. Qualche bambino al quale il genitore, intelligente, non ha voluto comperare quella stupida ed anche pericolosa macchinina, o go-kart, o motocicletta, che non solo non fa sviluppare i muscoli al bambino facendone un adulto debbosciato, ma in taluni casi può risultare addirittura pericolosa. Ma adesso, ad Agropoli, nelle zone pianeggianti del centro e del litorale di San Marco, ci sta una nuova utenza che sembra aver riciclato da garage, cantina e scantinati, pluridecennali bici riconvertite di nuovo alla strada asfaltata. Sissignori: avete proprio capito bene. Le nuove "Bellezze in bicicletta" sono proprio loro: le badanti. Giovani e meno giovani donne dell'est Europa: Moldave, Rumene, Ucraine, Polacche, Albanesi, addirittura Siberiane. Pedalando, pedalando, queste simpatiche ragazze, talvolta anche stagionate, spesso platealmente ossigenate, raggiungono il luogo di lavoro. Come badanti a persone anziane, come cameriere, come commesse, come addette alle pulizie, talvolta come impiegate. Naturalmente ci sono pure alcune che si dedicano al mestiere più antico del mondo, ma, vi posso assicurare, raramente lo fanno andando... in bicicletta. Proprio perché, data l'alto reddito della professione, pappone permettendo, possono anche comperare la fuoriserie. Ma di queste non ce ne occupiamo perché è nostra intenzione parlare delle ragazze serie, quelle che vengono da noi per lavorare e cercare di mettere qualcosa da parte, magari per sposarsi dignitosamente al loro paese, magari per comperare un appartamento, magari per aiutare la famiglia bisognosa, in paesi dove la pensione sociale si aggira attorno ai cinquanta-sessanta euro al mese. Queste policrome donne, anziane o giovanissime, con vestiti quasi sempre comperati al mercato del giovedì al quale possono accedere comodamente perché i prezzi sono talmente bassi che...più bassi non si può. Esse, inoltre, stanno a dimostrare che la donna può essere elegante con una ventina di euro. Basta accontentarsi e saper scegliere. La tipologia delle badanti è quanto mai variegata. Si parla dai diciotto ai sessantacinque anni. Ci sta chi mette su famiglia in Italia e, ad onor del vero, quasi tutti questi matrimoni riescono bene, mettendo fine al proverbio che recita "moglie e buoi dei paesi tuoi...". Anche perché pure i buoi, o bovini in genere vengono dalla Germania, dalla Polonia, dalla Francia e dall'Argentina. Quando si incontrano, la domenica di sole, queste donne rallegrano il paesaggio, lo arricchiscono col loro linguaggio, lo impreziosiscono coi loro modesti vestiti che, comunque, lasciano denotare un certo gusto. Vedere una "bellezza in bicicletta" in pieno 2008, sembra quasi anacronistico, ma vi posso assicurare che hanno tutte un sapore ruspante, come le nostre bisnonne quando a frotte andavano a "'ngullettare li ffichi". Le ficaiole nostrane, quindi, anche perché i fichi arrivano, come i buoi, dall'estero e precisamente dalla Turchia, sono anni che non si vedono più. Ma in compenso la globalizzazione ha investito pure il sesso femminile. E questa, a mio avviso, è la parte migliore della globalizzazione!!!

 

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