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L’ode dell'altro mondo - Domenico De Ferraro

 
 

I miniracconti di Domenico De Ferraro: L’ode dell'altro mondo

 
Domenico De Ferraro

ID Autore: 2404
ID Testo: 8818

Testo online da giovedì 6 dicembre 2018

Ultima modifica del giovedì 6 dicembre 2018
Scritto nel 2018

 

L’ode dell'altro mondo

Commento all'immagine dell'autore Domenico De Ferraro:

L’ode dell'altro mondo

Nelle ore meno allegre , lasciarsi andare in appaganti sogni per spazi luminosi di nostra speranza. Figlie di molte esperienze in mezzo ad una strada , dormendo sotto un ponte con in testa un idea fissa di libertà. Sotto un cielo straniero nella lasciva sorte sulle note di un canto africano che giunge da lontano porta seco l’odore di una terra di una vita infame in uno sperduto villaggio. Nella legge morale che è in noi esulta infiamma l’animo e la mente ti fa ripercorre a ritroso il senso di essere sulla scia di una canzone. Mesto canto che s’eleva all’alba , sbucando da un sacco a pelo sporco , pieno di cimice ballerine . Disordinato in un discorso dove abbiamo ripreso a parlare del più e del meno sulla fermata dell’autobus nella sorte che ci fatto incontrare su un treno che non farà mai più ritorno.

Un nuovo viaggio e siamo ingabbiati dentro un meccanismo dentro un dubbio senza un paio di scarpe nuove , senza un nuovo pantalone senza lacrime. Come un verme della terra strisciare poi diventare un leone un toro in mezzo alle stelle cantare la pia canzone mista di rabbia. Sopra antiche rotaie in quel dubbio amletico in mezzo alla sorte nel bel mezzo di un freddo inverno ordinerai tutte le tue idee sarai l’artefice del tuo destino d’essere qui in questa terra straniera in questa terra che ha visto morire tuo padre e tua madre ove hai creduto di giungere in una nuova rinascita.

Tutto così strano tutto da rifare senza alcuna importanza mieterai l’erba dai campi incolti spaccherai la brulla zolla ed il ragno briccone farà finta di tessere una tela per te mosca ignara del suo incubo. In un altro sogno sullazzero e screanzato ubriaco alle prime luci del giorno. Tutto scorre nel bel dì con essa il male che anima l’animo. Tutto ci porterà dove abbiamo capito d’essere un principio una fine Sentirsi soli in una sera di dicembre danzare tra le stelle sotto un ponte dormire sotto una gonna ammirare il panorama e morire lentamente dopo aver bevuto il sacro calice della giovinezza. Ebrezze sefardite miezzo fatto dimendicando oltre andato poi mai più ritornare da dove si è partiti con tutto il male patito .

Ed il resto del mondo non conosce il tuo nome non conosce il tuo viso e la sorte ti ha tradito prima di nascere nero a metà. nero oltre ogni limite oltre l’intendere il tradurre il dire che deduce poi piscia dentro un fosso con tutte le sue illusioni e non ci sono scusanti la morte non paga il prezzo promesso. Ci sarà sempre qualcuno ad attenderti qualcuno si ferma a guardarti correndo verso un nuovo traguardo verso quello che hai seminato. E la città cadrà ed i dannati salteranno il fossato entreranno con lance e forconi con in mano spade d’acciaio uccideranno chiunque s’oppone ognuno uccideranno se stessi e la speranza di poter vivere in pace. Questo il prezzo , questo il diritto morale chi si prenota allo sportello si riprende l’idea originale.

Mi dirai se ho compreso , ma sono stato cosi a lungo dentro un sarcofago insieme ad un morto, ho parlato con lui e mi ha raccontato la sua misera vita .

Mi hai lasciato con l’amaro in bocca sopra una cavalcavia in attesa di un cliente

Mi venderai il tuo onore ? Mi farai vedere di che pasta sei fatto

Ahimè ho perso il treno delle sette

Hai messo la maglia all’incontrario , non hai messo il cappello di lana quello che ti ho comprato a natale

Credo che mi ritiro di nuovo dentro un idea di solitudine

Faresti meglio ad uscire da questo dilemma

Ho ripreso ha sognare e sono andata dietro nel tempo mi sono spogliata delle mie afflizioni ho dormito ho urlato contro il cielo poi ho cavalcato un cavallo alato ed ho volato sopra una città in fiamme ed ho partorito una nuova idea

Hai lasciato chiuso il gatto nell’armadio . Quando capirai che essere giusto è essere se stessi , sarebbe bello mietere glorie da un amore insignificante

Non tentare la sorte . La vergogna scorre mista al sangue degli eroi

Dentro questo confuso parlare con angeli e demoni , dentro questo cunicolo di parole legate ad un mistero picaresco dentro la bocca del leone nel ruggito nella ragione fatale . In altre storie perduto in un alito di vento vedo la fine vedo cadere angeli e demoni e mi sembra tutto bello anche se la miseria ed il ricordo ritorna nell’ode decantata. Canto come un orbo vagabondo, nell’amore della donzella che si aggiusta le calze nel tempo di un bacio in questo e quello come prima di essere salito su questo treno per andare dall’altra parte del mondo.

 
 

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