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Una foglio, una penna ed io: lo chiamarono Diario - Michele Ciminale

 
 

I miniracconti di Michele Ciminale: Una foglio, una penna ed io: lo chiamarono Diario

 
Michele Ciminale

ID Autore: 1912
ID Testo: 7960

Testo online da mercoledì 10 dicembre 2014

Ultima modifica del mercoledì 10 dicembre 2014
Scritto nel 2011

 

Una foglio, una penna ed io: lo chiamarono Diario

Strano come siamo fragili noi uomini. Avevano sempre detto che il sesso debole era la donna, ma io a queste buffonate non ciò mai creduto.

Ho imparato, che gli uomini sono fragili e sono anche attori perfetti. Riesco a recitare le loro parti egregiamente, altri zoppicando e altri invece ne inventano, ma ogn'uno, sa a quale scena sfoggiare il suo talento sul palcoscenico.

Si. Ogn'uno di noi, ha un palcoscenico, dove mostrare il propio talento, dando ad ogni scena i nomi più assurdi. Del tipo "il primo amore" o "il primo bacio", "il vero amico" o "il mio grande successo".

Già. Abbiamo imparato, fin da piccoli, ad avere una grande fantasia per i nomi, ma col tempo riusciamo veramente a mostrare il talento che ci appartiene.

Ma nonostante tutto, siamo fragili, cosi fragili che basterebbe un colpo di vento per spazzarci via, basterebbe un pizzico di "amore" per farci sciogliere come la cioccolata calda davanti al camino. Un non nulla, che spiazzerebbe ogni nostro pensiero, rendendoci... ingenui?... sciocchi? anche qui ne avremmo di paroloni da invetare.

Cosi, nascondiamo il nostro animo, come una gioia in un cofanetto, lo riponiamo con cura, in un angolo nascosto e sgargianti, mostriamo le nostra abilità.

Certo, siamo talmente bravi da creare vere illusioni, davanti ai occhi di chi ci circonda, mostriamo sempre una parte di noi, ma non veramente nostra, forse l'avremo imparata in qualche sobborgo o su qualche libro, ma non sarà mai stata davvero nostra e sapete perchè?.

Perchè siamo fragili, per paura dell'ignoto, lo nascondiamo senza mai mostrarlo a nessuno, mai, o forse mai è esagerato.

Sarebbe più giusto dire, mai fino a quando... non ci innamoriamo.

Quanto è bello l'amore, sapete che sono crollate intere nazioni per un amore sbocciato? è non perchè l'amore sia pericoloso no, assolutamente, sono gli uomini i veri lupi cattivi.

L'amore, possiamo dire che sia come una coperta, durante l'inverno, che ci avvolge stretti, togliendoci ogni dubbio, diventa talmente amaliante, che anche le banali battute, diventano perfino stupide per noi che le inventiamo.

Cosi arriva il momento, di scavare nel vecchio cassetto, apriamo la scatola con la nostra anima fragile e sicuri che il regalo sia apprezzato, lo rivolgiamo a chi amiamo, aspettando in vano il suo sorriso.

Ma non tutti amano le soprese e rimangono delusi, divertente vero? Noi apriamo i meandri del nostro mondo e loro rimango delusi da noi, che banalità.

Sembra quasi un dramma di terza mano, scritto su due piedi e riportato sullo schermo, senza uno straccio di trama, cosicchè la vita diventa pesante.

Scometto che credevate che sia stata una sola la delusione? Ahime, se fosse stato cosi non avremmo inventato le tragedie, con l'ultima goccia di veleno versata in un bicchiere di vino.

Le delusioni, ci smontano come se fossimo una macchinina nelle mani di un innocente bimbo, la curiosità di quella piccola mente e simile a quello che noi proviamo, gigantesca e priva di limiti.

Dico "noi", perchè nessuno qui, mi ha mai, fatto prova, simili scene di questo repertorio.

Anche se sono sempre le stesse, che abbiamo seguito per filo e per segno per miliardi di volte.Quindi non mi stupirei se anche io ho provato una piccola parte in questi spettacoli.

E quindi, cosa accadde dopo il dolore? Voi direte. Nulla. Questo credo, assolutamente nulla. Non diventiamo più forti o più deboli di prima, non mostriamo o nascondiamo di nuovo la nostra fragilità, semplicemente continuia in quello che sappiamo fare da sempre, cambiare scena.

Continueremo, cosi tante volte, che i giorni diverranno uguali e diversi, il giorno si mischiera con la notte, il lavoro con il senso dellla esistenza e talmente stanchi di tutto, ci butteremo su un collo pieno di alcol e sopra un lenzuolo, scordandoci tutto.

Dopo di che, arrivera l'inverno anche per noi, i fiori giovani appassiranno e rivedremo a rallentatore, una "vita", permettetemi l'uso di questa parolaccia, fatta di storielle gia viste. Una Soap con un solo ascoltatore.

Mi chiedo, spesso, molto spesso, perchè mai facciamo una cosa simile, anche per me è diventato un mistero. Eppure non posso smettere, anche se nel mio caso, tutto è molto più complesso, non che voglia fare la parte del "poeta maledetto", ma dentro alcuni uomini, certi pensieri sono molto più contorti di quanto si immagini.

Forse anche questo pensiero, non ha sostanza nella realtà, oppure ne ha, chissà.

Infondo quando un uomo a solo un foglio, una penna e il suo mondo, non ha tanti problemi da porsi, come chi lo leggerà o quanto lo pagheranno per pubblicare le sue follie.

Un uomo, fragile, che scrive è simile ad una foglia, portata via dal vento, nonostante sa che qualsiasi istante può essere l'ultimo, non riesce a seguire una sua strada.

Chissa se ho detto qualcosa di sensato, ormai sono le mie mani a decidere le parole, da mettere su questo foglio, chissa se l'amore vero c'è...

Sinceramente, non lo vorrei scoprire, dato che ho perso tempo fà, la mia scatola di gioie.

 
 

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