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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte seconda) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte seconda)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7174

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte seconda)

Nei giorni successivi nella villa di Rimavalle la piccola Emiliana, figlia della sorella del conte Filippo e dell'avaro Aloise, ebbe disgraziatamente l'ennesima crisi d'asma, in quella triste occasione le sue sofferenze furono più pesanti del solito e obbligarono Elsa a chiamare alla villa il dottor Adolfo, che oltretutto in zona era il migliore. La madre della piccola, la contessa Angelica, non era ancora riuscita a superare l'offesa ricevuta dall'uomo in passato, quando egli, innamorato della povera Lucilla, l'aveva preferita ad ella, e proprio per quel motivo, nonostante la grave situazione della figlia, non avrebbe voluto nemmeno farlo entrare... fu la saggia Elsa a convincerla e fu proprio il dottor Adolfo, anche in quell'occasione, ad alleviare le forti sofferenze della piccola Emiliana.
Anche in quella triste situazione, e per l'ennesima volta, Aloise, il padre di Emiliana e marito della contessa Angelica, si rivelò essere di nuovo una persona subdola, interessato solo ai suoi affari e per nulla intenzionato ad occuparsi, non solo della tenuta di Rimavalle, ma nemmeno della sua stessa famiglia, addirittura nemmeno di sua figlia... che anche quel giorno lasciò sola, preferendo i suoi loschi affari in città. Anche se in realtà Emiliana non era affatto sola, circondata com'era dall'affetto di tutti, sentiva molto la mancanza di quella figura paterna... anche se lo conosceva poco, dato che lui non era quasi mai alla tenuta, avrebbe tanto desiderato trascorrere del tempo con il padre... ma ben presto, una volta cresciuta, avrebbe capito chi era realmente suo padre e forse sarebbe stata lei stessa ad allontanarsi da lui.
Intanto la perfida marchesa Ludovica scriveva spesso delle missive al conte Filippo chiedendogli di rivederlo. La donna era risoluta ad ottenere il prezioso documento che denunciava il complotto mortale ai danni del potente nobile.
Dopo alcune ripetute e insistenti richieste da parte della donna il conte Filippo accettò di rivederla e a quel loro nuovo incontro la marchesa interpretò magnificamente il ruolo della persona fragile e indifesa, riuscendo così a riconquistare la fiducia del conte, che non intuì per nulla il piano ordito da lei e dal duca Osvaldo. Ma d'altra parte Filippo era ben preso da altri ardori; la sua furia d'amore per Elsa non aveva più freni ormai... e fu proprio quella sua indomabile passione a fargli commettere, ancora una volta, un orribile gesto nei confronti della giovane... la rinchiuse in soffitta, con l'intenzione di lasciarvela fino a quando ella non si fosse decisa a cedere alle sue proposte. Tuttavia e fortunatamente la prigionia per la ragazza non durò che poche ore, poiché la contessa Adele venne colta da un improvviso malore, la donna prontamente soccorsa dal medico Adolfo si rivelò però essere in punto di morte e chiese espressamente di vedere la giovane Elsa, che immediatamente venne liberata da quel pazzo di suo figlio. La contessa riuscì a salutare la sua figlia prediletta... così come la chiamava lei... dopodiché pregò il figlio Filippo di occuparsi di lei e di rispettarla sempre, così come lei aveva fatto da quando l'aveva accolta alla tenuta proprio come una figlia sua. Conoscendo gli ardori traballanti del figlio per le donne la contessa Adele, da egli, se lo fece promettere, Filippo avrebbe tradito una donna, come tante volte aveva fatto, ma mai avrebbe tradito una promessa fatta a sua madre, per altro con la stessa in punto di morte. La contessa inoltre pregò Filippo di avere sempre deferenza per il re e di non tradirlo mai, per nessuna ragione al mondo, anche perché era un uomo giusto e leale e poiché era salito alla corona senza imbrogli, senza sotterfugi e vestiva la sua carica con il massimo dell'onestà.
La contessa Adele si spense serenamente attorniata dalla sua famiglia, piena di speranza ma, con un po' di presunzione, quasi anche certa che un giorno la sua prediletta Elsa avrebbe preso il suo posto a Rimavalle... sposando suo figlio Filippo, dato che in Elsa lei aveva visto una nobiltà tale che nessun nobile avrebbe mai potuto possedere.
Il giorno del funerale della contessa Adele Elsa era troppo commossa, il suo dolore era troppo grande, le impedì di parteciparvi. Rimase da sola alla tenuta a piangere la donna che le aveva dato la possibilità di riscattarsi da una vita segnata, da sempre, dall'essere serva. La contessa Adele era sempre stata una donna giusta, anche se molto arguta, aveva visto in Elsa una ragazza dall'animo puro seguito da una mente molto intelligente, l'aveva fatta istruire perché sapeva quanto ella ci tenesse ad imparare, e poi, una volta completati gli studi, l'aveva nominata istitutrice personale della contessina Emiliana e sua personale dama di compagnia. La contessa sapeva bene, e molte volte aveva anche avuto modo di vederlo, che Elsa sapeva rendere saggio, puro e pulito tutto ciò che toccava o chiunque le stava vicino, con la sua esperienza personale con la giovane si era resa conto che ella aveva il dono di amare le persone in modo speciale senza distinzione di classe sociale o di provenienza, con lei aveva instaurato un rapporto meraviglioso, un legame forte pieno di affetto da parte di entrambe, paragonabile all'amore tra una madre e una figlia.
E l'affetto di Elsa per la contessa Adele fu caldamente ricambiato poiché nel testamento aperto dal notaio Sirbelli, alcuni giorni dopo il funerale della signora, lei non fu certo dimenticata.
Il figlio Filippo fu nominato erede universale di tutte le proprietà della famiglia, una rendita cospicua, e a vita, fu assicurata all'adorata nipotina Emiliana, e infine la contessa Adele lasciò ad Elsa il proprio cavallo... uno splendido purosangue, dato che sapeva bene l'amore che la ragazza aveva per i cavalli, inoltre le fece dono di una preziosissima collana di turchesi dal valore inestimabile e anche la possibilità di usare la biblioteca di famiglia senza alcun limite di tempo, poiché, anche in quel caso, la contessa conosceva alla perfezione l'amore di Elsa per la lettura e per l'apprendimento.
Dopo la lettura del testamento il genero Aloise, che per quell'occasione era rientrato alla tenuta, come era solito fare quando c'era qualcosa su cui mettere le sue sporche mani, divenne furibondo: nulla andò come egli avrebbe desiderato. Tutti i beni della famiglia di sua moglie gli erano sfuggiti di mano ed ora non sapeva più come mettere apposto i suoi loschi affari, indebitato com'era fino all'osso.
Intanto e nonostante tutto la giovane Elsa era assolutamente risoluta ad andarsene poiché non aveva per nulla gradito il comportamento aggressivo di Filippo nei suoi confronti; l'averla rinchiusa in soffitta, e per giunta con l'intenzione di non liberarla se non al suo completo cedimento verso di lui, era stato un affronto troppo pesante, un'azione troppo sgradevole e vile per lei... lei lo amava, quello era certo, ma non era quello l'amore che Elsa cercava... e così fece... amaramente e col cuore in mano se ne andò. Trovò quasi subito un posto come dama di compagnia in un'altra nobile famiglia, dato che la contessa Adele le aveva lasciato delle ottime referenze. Quel posto era buono... ma nulla sarebbe stato come alla tenuta, nessuno più sarebbe stato con lei come la signora Adele, nessuna nobildonna, per quanto onesta e rispettabile, avrebbe potuto sostituire la contessa con la quale aveva condiviso tutto della sua vita, anche il più prezioso e minimo pensiero, anche il più insignificante dettaglio di sé stessa.
Intanto alla tenuta di Rimavalle la piccola contessina Emiliana non si dava pace per la partenza della sua adorata istitutrice e amica, rifiutandosi addirittura di mangiare. In uno di quei tristi giorni per la bambina la madre, la contessa Angelica, le disse imponendole in maniera prepotente e da dittatrice come era solita fare, come se i sentimenti si potessero comandare, che non doveva lagnarsi tanto perché, dopo tutto, in fondo Elsa era solamente una serva e per giunta anche ingrata.
Intanto il conte Filippo non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire la donna per cui aveva completamente perso la testa, così cominciò a far lavorare la sua mente su come riportarla alla tenuta... ma stavolta avrebbe dovuto trovare un modo giusto e onesto o avrebbe rischiato di perderla per sempre.
Ma come al solito non si trattenne dal combinare guai; così cominciò ad inviare delle missive a tutti i nobili della zona, compresa la famiglia che l'aveva appena assunta come dama di compagnia della padrona di casa, chiedendo loro di non assumere la ragazza per riguardo alla sua nipotina Emiliana, che le era molto legata e che non si dava pace per la partenza della sua istitutrice...
All'arrivo della lettera in quella casa, dove lei lavorava, Elsa capì che forse non aveva altra scelta che tornarsene nella modesta casa di sua madre e sua sorella, solo così forse il conte non l'avrebbe più perseguitata. Decisa com'era si congedò, scusandosi lei per il comportamento del conte, e partì verso quella casa che parecchio tempo prima aveva lasciato piena di speranze e di sogni per il suo futuro. Ma inaspettatamente il viaggio fu molto breve. Poco dopo aver lasciato Rimavalle Elsa incontrò un vecchio amico del conte Filippo il quale, ubriaco e insolente come al solito, tentò di usarle violenza... la ragazza in preda al panico reagì istintivamente scagliandogli contro un sasso, che lo colpì in pieno su una tempia. L'uomo cadde a terra che pareva morto, mentre un capannello di gente, nel frattempo accorso per assistere alla scena, le additò contro come ad un'assassina... Elsa venne condotta e rinchiusa in carcere immediatamente, senza neppure avere il tempo di difendersi, senza neppure avere modo di dare la sua versione di come erano andate le cose. Infatti il tentato omicidio contro un nobile (il conte non si sa se fortunatamente o per sfortuna si era salvato) comportava, da parte di chi l'aveva commesso, l'impiccagione immediata.
La notizia dell'arresto di Elsa giunse alla tenuta come una scheggia, mettendo parte della famiglia nella più completa disperazione. Il conte Filippo iniziò subito a darsi da fare per poter liberare al più presto la giovane, prima che l'immediata sentenza fosse eseguita; quello non era uno dei suoi macabri scherzi, una delle sue tante cattiverie, delle sue fantasiose scorribande contro Elsa... si trattava di vita o di morte. Per prima cosa si recò dal suo vecchio amico conte implorandolo di ritirare la denuncia contro la ragazza, ma ottenne un netto rifiuto. Senza pensarci troppo girò il suo cavallo e si diresse verso la residenza del re per poter parlare con quel suo parente,il consigliere personale del re, per rivelargli il complotto ai suoi danni e ottenere così in cambio la grazia per Elsa. Tuttavia, nonostante i suoi numerosi sforzi e le sue amicizie all'interno di quel palazzo, Filippo non riuscì ad incontrare personalmente il nobile, ma solamente uno dei suoi tanti collaboratori che egli conosceva molto bene; il finto amico fu ben disposto a firmare la grazia, pur di ottenere i documenti che altrimenti lo avrebbero denunciato... dato che anche il suo era uno dei nomi che comparivano su quella lista.
Ma in quell'occasione il piano del conte Filippo fu molto astuto: mentre ricevette la grazia firmata per Elsa si congedò dal finto amico duca, che non si aspettò certo di essere ingannato così, senza consegnargli la lista, dicendogli che l'aveva riposta in un luogo sicuro.
Il duca ordinò subito alle guardie di seguirlo senza perderlo mai di vista.
Il conte Filippo tornò al Circolo Ufficiali, dove soggiornava quando veniva a trovarsi da quelle parti. Si chiuse nella sua stanza e fece ciò che non aveva ancora avuto il coraggio di fare: lesse il documento del complotto che teneva con sé... in quel momento capì la reale gravità della cosa... in quella lista di cospiratori c'erano i nomi di molti suoi amici, tra i quali anche quello di colui che aveva fatto rinchiudere Elsa in carcere. Richiuse in fretta la lettera e la ripose nella sua sacca nascondendola tra gli abiti che indossava. Intanto guardando dalla finestra si accorse che quattro guardie lo stavano aspettando, probabilmente per ricondurlo a palazzo, ma grazie all'aiuto del fidato scudiero Anselmo con il quale stava in viaggio, riuscì a scappare seminando completamente le quattro guardie.
Intanto nel carcere la prigionia di Elsa diventava sempre più pesante, più dura e difficile, complicata anche dal guardiano della prigione che continuamente tentava di sottrarle i soldi che il conte Filippo le aveva lasciato prima di partire per cercare aiuto, per la sua liberazione. Fortunatamente ogni tentativo del guardiano venne sventato anche grazie alla collaborazione delle amiche galeotte, con le quali Elsa aveva in pochissimo tempo stretto un'ottima amicizia, in particolare con una di loro, una certa Colette, che affermava di essere una strega, dotata di strabilianti poteri magici, a cui Elsa aveva creduto dopo aver visto e toccato con mano alcune di quelle ipotetiche magie.
Intanto, dopo qualche giorno di viaggio, il conte Filippo giunse al carcere con la grazia tra le mani per poter finalmente liberare la ragazza, e lì scoprì che ella, che avrebbe dovuto essere giustiziata quello stesso giorno, era già stata liberata alcune ore prima. Il suo vecchio amico conte, ravvedutosi dopo che la sbornia gli era passata, aveva ritirato la denuncia contro Elsa che così aveva avuto salva la vita. La giovane poté così riabbracciare la sua famiglia... anche quell'ennesimo incubo per lei era fortunatamente finito... (continua)

 
 

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