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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte sesta) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte sesta)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7170

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte sesta)

Ecco perché la posizione del duca Osvaldo si aggravò sempre di più, facendosi sempre più delicata, da un momento all'altro c'era la possibilità che tutto il piano venisse scoperto; egli avrebbe dovuto impadronirsi di quei documenti al più presto... o per lui come per gli altri suoi complici ci sarebbe stata la forca. Così, come al solito in combutta con la marchesa Ludovica, predispose un piano per inviare delle spie alla tenuta di Rimavalle. La malvagia marchesa investendosi della parte di unica sostenitrice della coppia organizzò una cena proprio in loro onore e proprio per la sera dell'imboscata alla villa. Invitò tutti i nobili più influenti volendo far credere al conte Filippo di essere seriamente intenzionata e decisa nel voler riconciliare le parti... ma...
Dopo pochi minuti dall'inizio della cena la giovane Elsa si sentì male e volle rientrare immediatamente a casa... e il conte l'accontentò... anche un po' preoccupato per quei suoi continui malori, anche se ritenuti dal dottor Adolfo assolutamente normali per il suo stato si donna in dolce attesa.
Le spie comunque al momento prestabilito entrarono nella villa, non dalla porta principale, ma quasi, sopratutto grazie all'aiuto della giovane serva... l'ultima arrivata... la quale si fece con facilità corrompere da uno di loro. Fu proprio la stessa serva a condurli fin davanti alla porta della biblioteca, dove aveva visto tante volte Elsa, dato che spesso anche lei l'aveva spiata, prendere un libro sempre dalla stessa anta della libreria e aveva quindi pensato che i preziosi documenti dovessero per forza essere nascosti in uno di quei tanti libri, ciò che nessuno poteva ne sapere ne immaginare era che erano stati ben nascosti... rilegati nella copertina di uno di quei numerosi romanzi d'appendice proprio da Elsa.
Prima di arrivare alla biblioteca le malvagie spie si erano imbattute in uno dei servitori della casa e prontamente senza esitare nemmeno un attimo l'avevano ucciso.
I malvagi assassini non riuscirono comunque a trovare nulla... nessun documento... rovistarono e buttarono per aria tutto facendo anche cadere più di una libreria, poi alla fine ancora più incattiviti decisero di dare fuoco a tutta la biblioteca, in un attimo migliaia di preziosi libri che stavano lì da decenni e che altrettanti migliaia di occhi avevano letto tramandandoseli di generazione in generazione... andarono bruciati.
Il conte Filippo, anche se ormai tardi per la preziosa biblioteca, si accorse della loro presenza e cercò di sfidarli a duello ma uno dei maledetti sicari del duca Osvaldo riuscì a sfuggirgli correndo lungo le immense scale, proprio in esse ad un certo punto, mentre le stava maldestramente percorrendo in fretta e furia, si imbatté in Elsa che gli puntò contro una pistola; in quell'istante la ragazza capì che se non avesse agito immediatamente il malvagio essere l'avrebbe di certo uccisa... così senza esitare sparò. L'uomo cadde rovinosamente sul suo corpo e insieme rotolarono lungo tutta la scalinata... la caduta fu violentissima, Elsa era ancora in vita ma perdeva un'infinità di sangue...
Venne salvata in extremis dal dottor Adolfo che, quasi incredulo egli stesso delle proprie capacità verso un caso così grave, riuscì miracolosamente ad arrestare l'emorragia interna causata dalla terribile caduta dalle scale, non potendo però fare nulla per il bambino che Elsa stava aspettando, in quanto morto quest'ultimo nell'immediato impatto con la caduta.
Intanto dall'altro capo del nord d'Italia il duca Osvaldo ascoltò con estremo fastidio il racconto dell'unico sicario sopravvissuto in quella terribile notte alla spada del conte Filippo, e quando venne a sapere che i documenti erano ancora a Rimavalle senza aspettare un solo attimo lo uccise... nessuno doveva sapere chi era stato il mandante di quell'incursione.
Nel frattempo la madre e la sorella di Elsa si recarono alla villa per farle visita trovando le sue condizioni leggermente migliorate. Lei però ancora non sapeva che quel brutto incidente le aveva provocato qualcosa di molto grave; la realtà era che non avrebbe più potuto avere bambini.
Il dottor Adolfo consigliò al conte Filippo, che era al corrente d'intera situazione, di non parlarne per il momento con la giovane perché prima di tutto era importante che lei si riprendesse completamente. Il conte apparì parecchio angosciato, ma non per quello desistette dal voler scoprire che cosa fosse realmente successo la notte precedente e soprattutto come quegli uomini avessero potuto entrare in casa così facilmente. Setacciando psicologicamente uno ad uno anche i membri della servitù riuscì così a farsi dire dalla giovane serva, l'ultima arrivata, come veramente andarono le cose, dopodiché, quando il duca Osvaldo successivamente gli portò personalmente i cadaveri dei sicari morti egli capì che non avrebbe mai più potuto conoscere la verità... quella vera.
Lo scudiero Anselmo, che a causa delle sue rivelazioni sull'attentato al nobile non era più un soldato... in quando rimosso da quell'incarico, decise di fare ritorno a Rimavalle, e poi uno dei consiglieri del nobile lo incaricò di spiare personalmente il conte Filippo per poter così capire da che parte stava. Ritornato alla tenuta Anselmo riabbracciò tutti dicendo che la storia con Elsa era ormai acqua passata. Felice per il suo ritorno il conte Filippo lo promosse custode assoluto non solo della villa ma dell'intera tenuta di Rimavalle.
Elsa che si stava piano piano rimettendo in sesto non perdeva occasione per sussurrare a Filippo che presto avrebbero fatto un bellissimo bambino, così il conte capì che non poteva continuare a temporeggiare... era purtroppo arrivato il momento di dirle tutta la verità...
La reazione della ragazza fu dapprima incredula, dopodiché, dopo aver parlato della disgrazia con il dottor Adolfo, crollò nella disperazione più assoluta che la fece precipitare in una terribile depressione.
La marchesa Ludovica, il cui essere maledetta non aveva ne confini... ne strade chiuse, approfittò della triste situazione per insediarsi a Rimavalle, con l'assurda scusa di stare accanto al conte Filippo e la malefica bugia di aiutare Elsa, la quale si sentì ancora più a disagio a causa della sua continua presenza in villa, sopratutto da quando Filippo le aveva confessato della lunga relazione che in passato l'aveva legato alla marchesa... e di come egli reagì, arruolandosi nell'esercito, quando la malvagia Ludovica lo lasciò per sposare un uomo potente dell'alta aristocrazia.
Da quando il fratello l'aveva cacciata dalla villa ritenendola responsabile del suo mancato matrimonio con Elsa, la situazione della contessa Angelica si era fatta sempre più critica, ella era costretta ad accettare senza battere ciglio i festini organizzati dal marito Aloise... pieno di debiti fino al collo e con una relazione ormai alla luce del sole con una puttanella che si era sistemata definitivamente in casa con loro, il tutto visibile e sofferto anche e sopratutto agli occhi della piccola Emiliana. La contessa avrebbe tanto desiderato ritornare a Rimavalle, ma non era certa che il fratello Filippo fosse disposto a riaccoglierla, tuttavia una disgraziata sera in cui due amici del marito completamente ubriachi tentarono di molestare la figlia, presa dalla disperazione e dall'esasperazione, prese la bambina e fuggì a Rimavalle dove, contrariamente a ciò che lei stessa aveva pensato, venne riaccolta a braccia aperte sopratutto dal fratello.
Intanto Elsa si lasciò andare sempre di più, fino a non voler vedere nessuno tanto meno il conte Filippo, preoccupatissimo per le sue condizioni fisiche e psicologiche. Parecchio in pena per Elsa era anche il piccolo Manuele a cui la ragazza era molto legata e fortemente da lui ricambiata. Il bambino non era più a lavorare nelle scuderie della tenuta poiché il conte l'aveva portato con sé in villa... più che certo che quel piccolo fosse suo figlio.
Un terribile giorno, in cui la disperazione fu per lei più forte che mai, Elsa decise di scappare senza dire niente a nessuno. Accortesi della sua scomparsa il conte e tutta la famiglia la cercarono ovunque... anche nel lago dove Lucilla, la moglie del dottor Adolfo, non molto tempo prima si era suicidata, ma ogni ricerca fu vana. Soltanto grazie a un fortuito dialogo con il conte Giuliano, il quale gli raccontò della volontà da parte della sua fidanzata di prendere i voti, il conte Filippo riuscì ad intuire che forse Elsa avrebbe potuto essere andata al convento a parlare con l'amica di quella sua tremenda angoscia. La contessa Angelica chiese al fratello se avesse potuto accompagnarlo a cercare la giovane. La donna aveva deciso di cambiare completamente il suo modo di essere e di vivere, volendo cominciare proprio dal suo rapporto negativo con Elsa con la quale poi, una volta ritrovatala, ebbe un intenso dialogo. Innanzitutto si scusò per il suo pessimo comportamento e per tutto il dolore che le aveva provocato con le sue sconsiderevoli azioni così assurdamente contrarie alla sua unione con il fratello, poi riuscì anche a convincerla a fare ritorno alla tenuta e a ritrovare un po' di quella pace e di quella felicità che parevano essere state perdute per sempre... accanto al suo Filippo.
Nel frattempo, dopo molte ricerche nel suo passato, la marchesa Ludovica comprese di essere la madre del piccolo Manuele; lei credeva che fosse morto, o almeno così le aveva detto sua madre, che in quanto a malvagità non si distaccava di molto dalla figlia, invece era stato messo appena nato davanti alla porta di quella locanda. Per la marchesa quella era un'ottima arma per ottenere quello che voleva, così decise di dirlo al conte Filippo sconvolgendo di nuovo la sua vita e la serenità ritrovata solo da qualche giorno, minacciandolo addirittura di portare via il bambino. Il conte rimase incredulo... non poté fare a meno di pensare a che cosa sarebbe successo a tutta la famiglia, ma sopratutto a lui e a Elsa dopo le rivelazioni della marchesa Ludovica. Con coraggio egli spiegò all'incredula Elsa quello che la marchesa gli aveva rivelato e di quanto il bambino avesse bisogno di una madre, della sua vera madre, così dopo lunghissime discussioni la giovane comprese che il piccolo avrebbe dovuto partire con la malvagia marchesa... la cosa addirittura la spaventava. Per Elsa fu un duro colpo, reso ancora più doloroso dal fatto che lei non avrebbe più potuto avere figli, e quel bambino lei lo aveva sentito già suo fin dal momento in cui lo aveva conosciuto. Il conte le sussurrò di non abbattersi ma per lei fu inevitabile piombare di nuovo nella tristezza e nella solitudine, anche se circondata da tante persone che le volevano bene... per lei tutto in quel lungo periodo pareva andare nel verso sbagliato.
Il bambino comunque partì con la presunta madre. Anche lui era molto triste e si sentiva molto solo, nonostante vivesse in una bella casa e fosse trattato come un principino, anche da Isola la dama di compagnia della marchesa Ludovica, che fin da subito lo aveva adorato e che per lui aveva quasi una venerazione. D'altra parte non era difficile essere conquistati dai suoi modi; il piccolo aveva un fare molto dolce e delicato ma nello stesso tempo fermo e deciso. Sembrava assomigliare in tutto e per tutto ad Elsa... eppure non erano nemmeno parenti. Ed era proprio Elsa che a Manuele mancava parecchio e poi... poi sentiva quasi istintivamente che la marchesa era una persona infida, un personaggio di cui sarebbe stato meglio sempre diffidare.
E proprio lei la marchesa Ludovica aveva deciso di interpretare il ruolo della "madre straziata dai sensi di colpa", grazie al quale sperava di poter riconquistare il conte Filippo che si recava da lei praticamente ogni giorno per vedere il bambino. Era in quei momenti che la donna faceva uscire dal suo essere tutta la sua malvagità, tutto il suo saper essere falsa... bugiarda fino all'inverosimile, finta a tal punto da sembrare vera e autentica, perfida e imbrogliona... così maledettamente perfida da usare il piccolo Manuele come esca per i suoi sporchi e assassini piani.
Quelli, per i personaggi di questa storia, erano giorni pieni di piccoli e grandi eventi; la contessa Angelica chiese perdono al dottor Adolfo, con il quale ammise di essere stata orrendamente e tremendamente ingiusta in passato, la duchessa Cecilia era ormai a un passo dal prendere i voti, mentre invece il suo fidanzato, il conte Giuliano, le regalò un anello di fidanzamento, facendoglielo recapitare addirittura in convento... anello che per altro lei però rifiutò, lo scudiero Anselmo continuò, per conto del suo superiore, a cercare il documento con all'interno i nomi dei nobili implicati nella congiura tra i pochi libri rimasti intatti nella biblioteca di famiglia, dopo l'incendio di quella maledetta sera. Le sue ricerche continuarono invano, ma nonostante il suo superiore gli intimò di andare avanti finché quel prezioso scritto non fosse stato da lui ritrovato... prima che qualcun altro oltre al conte ne fosse venuto in possesso.
Dopo un'accurata visita il dottor Adolfo comunicò a Elsa la sua completa guarigione, ma la ragazza continuava a domandarsi angosciata semmai il conte Filippo avrebbe sopportato la sua sterilità... (continua)

 
 

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