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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte nona) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte nona)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7167

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte nona)

Anche la nobildonna, padrona del palazzo, che nel frattempo aveva soccorso Elsa, non credette ai suoi occhi quando vide la ragazza rialzarsi, dato che a lei non erano stati comunicati per esteso tutti i falsi movimenti che i due giovani avrebbero fatto. A quel punto non rimase altro che affrontare il nobile da eliminare: la nobildonna riuscì ad ottenere un'udienza con lui prima dell'esecuzione del conte Filippo, il quale dopo aver veduto con i suoi occhi la prova della morte della sua amata, mostratagli come un trofeo conquistato dal duca Osvaldo, si disperò per la terribile perdita e, poiché tutto senza di ella aveva ormai perso valore, si rifiutò di salvarsi anche di fronte al tentativo della marchesa Ludovica di cambiare la sua testimonianza davanti ai giudici. Per quel suo tentativo la marchesa fu immediatamente abbandonata dal duca Osvaldo, e di fronte a quell'abbandono e al rifiuto del conte ella decise di partire subito alla volta di Venezia.
La serva traditrice, dama di compagnia della nobildonna padrona del palazzo, che come da accordi fece visita al duca Osvaldo, a questi rivelò subito il piano di Elsa e la falsità della lista in possesso del duca stesso.
Intanto giunse il giorno dell'esecuzione dello sfortunato conte Filippo che coincise con l'aspettata udienza con il nobile, ma quando Elsa quel mattino si svegliò trovò la nobildonna uccisa e la dama di compagnia accanto al suo cadavere che si disperava per il tremendo senso di colpa.
A quel punto il conte sembrò essere davvero spacciato, infatti quasi senza nemmeno rendersene conto si trovò sul patibolo davanti al suo boia, quando inaspettatamente la carrozza tanto attesa della nobildonna si intravide tra la folla. Dalla carrozza scese Elsa, travestita con abiti della nobildonna e con in testa una parrucca bianca che la nobildonna era solita portare nelle grandi occasioni, ella una volta di fronte al nobile gli comunicò l'atroce morte della donna, tra l'altro grande amica dello stesso nobile, e indicò inoltre il duca Osvaldo come capo del complotto tramato ai suoi danni. Inaspettatamente il duca reagì e puntò la pistola alle tempie del nobile e poi verso Elsa... a tale gesto la reazione del conte Filippo fu immediata: pur essendo ancora incatenato si avventò come una belva inferocita sul duca Osvaldo facendolo così catturare.
Finalmente il conte Filippo e la giovane Elsa furono salvi e il terribile complotto sventato. Il nobile riconobbe il coraggio e la fedeltà dei due giovani, riconfermò così il titolo di conte a Filippo e a tutta la sua casata, restituendo a lui e alla sua famiglia, antenati compresi, la stima e la dignità che da sempre li avevano contraddistinti e riconobbe, per il merito dimostrato e il grande coraggio per aver sfidato pregiudizi, convenzioni e differenze sociali, il titolo di contessa ad Elsa...
Finalmente i due innamorati poterono riabbracciarsi e tra pianti di gioia e sorrisi d'immensa felicità Elsa confessò all'amato che in lei un miracolo si doveva essere sicuramente compiuto... dato che si trovava ad essere in attesa di un altro bambino...
Dal quel loro grande e immenso amore così contrastato da tutti e così sfortunato, pochi mesi più tardi nacque una splendida bambina, una minuscola contessina, a cui diedero il nome Luna per la sua pelle chiara e luminosa come la luna. La piccola in futuro portò con sé la bellezza di entrambi... il coraggio e la lealtà della madre e la testarda determinazione del padre. Insieme, alla tenuta di Rimavalle, essi trascorsero tre meravigliosi anni in cui la pace e la tranquillità parevano essersi finalmente stabilizzate nelle loro vite, in cui ogni cosa pareva andare per il giusto verso: i nemici assassini rinchiusi finalmente in prigione e la malvagia marchesa Ludovica lontana chissà dove... ma quella strana quanto insolita quiete, quella tranquillità così irreale era in realtà solamente apparente... le presenze della perfida marchesa e dei seguaci del duca Osvaldo scampati alla cattura, pur se lontani, incombevano ancora e più che mai su di loro, e a loro insaputa stavano tramando e organizzando l'orribile che in passato non erano riusciti a compiere...
Infatti la piccola Luna rimase ben presto, alla tenerissima età si tre anni, orfana del padre: il conte fu assassinato da alcuni sicari del duca Osvaldo, che nonostante fosse stato rinchiuso in carcere riuscì ugualmente a commissionare l'assassinio, lo ammazzarono proprio sugli immensi gradini della villa mentre li risaliva per rientrare in casa dai suoi due angeli. Elsa che per prima quello sfortunato pomeriggio udì il tremendo rumore degli spari, corse fuori disperata temendo e immaginando che di nuovo qualcosa di terribile doveva essere capitato nelle loro vite. In quegli istanti che precedettero la tragica scoperta ella nello stesso tempo sperò che si fosse trattato di qualcos'altro... pensò che forse qualcuno avrebbe potuto essersi introdotto involontariamente nella tenuta per cacciare, anche se in fondo il mattino presto, tempo di caccia, se ne era andato già da un po'. Giunta fuori si trovò di fronte a una scena che tante volte aveva in cuor suo temuto, ma che mai avrebbe immaginato di vedere davvero: suo marito era steso a ridosso dei gradini, coperto di sangue... ferito a morte, senza più possibilità di essere soccorso... privo ormai di vita. Nel frattempo erano giunti fuori tutti i membri della servitù che impotenti dovettero assistere alla straziante scena: Elsa si inginocchiò accanto al suo amato marito, il sangue le si era congelato nelle vene, non riusciva nemmeno a capire se quello che provava era dolore, disperazione o solamente rabbia e odio nei confronti di coloro che avevano compiuto quel terribile gesto, emise un gemito così struggente che le lacrime parevano uscire anche dal cielo, poi gridò il nome di Filippo così forte che l'eco parve raggiungere la lontana Torino, dopodiché si accasciò accanto a lui e lì vi rimase fino al mattino seguente... nessuno di coloro che quel giorno stava in villa riuscì a smuoverla... nemmeno il dottor Adolfo, avvertito e giunto immediatamente con la sorella del conte, la contessa Angelica, distrutta dal dolore per la tragica e improvvisa perdita del fratello, nemmeno lui, il dottor Adolfo, poté convincere Elsa a staccarsi dall'ormai cadavere di suo marito.
Finché la tata non si riprese dallo choc e andò a cercarla, la piccola Luna assistette a quel tragico evento e allo strazio infinito della madre, immobilizzata e incapace anche di emettere un grido, da una finestra del salone che dava sulla gradinata centrale.
Dopo quella drammatica vicenda la piccola rimase per molte settimane senza riuscire a dire nemmeno una parola, inoltre ebbe svariati attacchi d'ansia, parecchio forti e molto prolungati, tanto da far temere il suo ricovero in una clinica. Fortunatamente il dottor Adolfo riuscì a curarla e a rimetterla in sesto, evitandole così un ulteriore trauma, dato che in quel periodo per lei così difficile un allontanamento da Rimavalle, qualunque fossero state le ragioni... qualsiasi fosse stato il motivo, sarebbe stato catastrofico per la sua salute, sia fisica che mentale, già duramente sottoposte, per quella disgrazia, ad uno stress estremo.
Il funerale del conte Filippo fu straziante, doloroso, quasi drammatico per tutti, ma sopratutto per Elsa che, da quel tragico pomeriggio, non si riprese mai più completamente. Al dolore per la morte del suo giovane marito si unì la rabbia, che divenne ogni giorno più forte, e poi la beffa poiché l'assassino... o gli assassini... non furono mai presi, mai trovati, fuggiti chissà dove o rimasti nelle vicinanze a godersi quel triste spettacolo, frutto della loro malvagità... (continua)

 
 

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