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Elsa e Filippo di Rimavalle (parte decima) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Elsa e Filippo di Rimavalle (parte decima)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 7166

Testo online da domenica 20 gennaio 2013

Ultima modifica del domenica 20 gennaio 2013
Scritto nel 2013

 

Elsa e Filippo di Rimavalle (parte decima)

Per Elsa e sua figlia Luna il tempo alla tenuta di Rimavalle trascorse quasi troppo lento e nello stesso tempo quasi troppo veloce... ma il dolore non mutò mai, non diminuì mai ma nemmeno parve aumentare. Per Elsa tutto parve rimanere fermo a quel tragico pomeriggio, sopratutto i suoi sentimenti, che parevano essere divenuti di ghiaccio sia nel suo cuore che nella sua mente... che nella sua anima che lei sentiva ormai colma di indefinite sensazioni. Dopo la tragedia ella non fu più la donna coraggiosa e determinata di un tempo e sia la sua salute che la sua psiche peggiorarono giorno dopo giorno... tanto da far temere per lei il peggio... e il peggio purtroppo arrivò prima di quanto si pensasse. Infatti ella si ammalò gravemente, quando ancora sua figlia non era che un'adolescente, per lei nemmeno i più illustri medici poterono fare nulla... e in breve tempo raggiunse il suo amato Filippo.
Così la giovane Luna si ritrovò sola, orfana di entrambi i genitori. Ella, anche se molto giovane, decise di rimanere alla villa, non volle andare a vivere con sua zia, la contessa Angelica sorella di suo padre e con sua cugina Emiliana, nonostante la loro grande amicizia, e con il dottor Adolfo, essi continuarono ad abitare nella modesta casa di campagna di lui poiché per la contessa erano troppi i brutti ricordi alla tenuta... ella non se la sentì di ritornare a vivere tra quelle mura. Comunque Luna ringraziò per la gentile offerta ma non se ne andò; quella era stata da sempre la sua casa, lì si sentiva ancora vicina ai suoi genitori, sentiva accanto a sé la loro presenza e non voleva abbandonare quella sensazione... e poi c'era la servitù che era per lei la sua seconda famiglia, tutti loro l'adoravano e lei li sentiva parte integrante della sua vita.
Nonostante le avversità della vita e la sua poca salute la ragazza crebbe forte, coraggiosa e ben determinata in ogni cosa, costantemente attorniata dall'amore di coloro che erano sempre rimasti accanto a lei... ma che lentamente il tempo avrebbe presto portato con sé. Una di quelle persone, ormai anziana e stanca, era la donna che un tempo lontano fu la tata di suo padre e poi per lunghi anni anche la sua; ella l'aveva cresciuta come una figlia sua, proprio come aveva fatto con il conte Filippo, l'aveva sempre sostenuta nelle situazioni difficili e incoraggiata in quelle che per lei avrebbero potuto essere positive, aveva cercato di proteggerla sempre dalle vicissitudini della vita, anche se non sempre vi era riuscita. Ma ormai era parecchio invecchiata e molto malandata e inoltre avvertiva che la sua permanenza nel mondo stava lentamente e inesorabilmente volgendo al termine.
Nel frattempo la malvagia marchesa Ludovica se ne rimase rintanata in un sontuoso palazzo veneziano per lunghissimo tempo, in attesa che tutta quella confusione e quelle "reali" dicerie sul suo conto non fossero definitivamente svanite, e che lei non fosse più perseguibile per i crimini commessi, molti dei quali, per la legge, rimasti irrisolti poiché privi di un colpevole... altri, per la stessa, addirittura all'oscuro. Ad un certo punto però ella decise improvvisamente di fare ritorno a Rimavalle, e più precisamente quando, attraverso i suoi fidati scagnozzi sguinzagliati ovunque nel nord d'Italia, seppe della morte di Elsa... fu allora che pensò bene di rientrare a casa per poi recarsi immediatamente alla villa per presentarsi e quindi conoscere la figlia di Elsa. Il suo corrotto piano fu quello di continuare sulla ragazza il suo percorso di malvagità interrotto bruscamente parecchio tempo prima, sulla povera Luna dato che sulla madre non poteva più esercitare le sue orribili pressioni e non poteva più mettere in pratica i suoi sporchi piani. Nella mente e nell'animo della marchesa nulla era cambiato, la sua, per quella famiglia, era un'ossessione... ormai quasi una malattia che l'avrebbe portata a spingersi chissà dove, ma che sopratutto avrebbe portato chissà dove e chissà come l'ultima discendente di quella dinastia di onesti nobili.
Ma il tempo comunque era trascorso... e trascorreva, e intanto la figlia di Elsa era ormai diventata una donna, lontana ma nello stesso tempo vicina più che mai a quella sfortunata bambina che ella era stata parecchi anni addietro, e che forse, inevitabilmente e involontariamente, ancora era. Molte cose erano cambiate, forse troppe, inoltre molte persone di quella tenuta erano parecchio invecchiate, alcune addirittura non c'erano più, come l'anziana tata di lei e di suo padre che con la sua morte aveva dato a Luna e ai suoi famigliari rimasti ancora vivi un altro doloroso scossone, e anche molta insicurezza, dato che la donna con la sua personalità forte e il suo coraggioso temperamento aveva sempre sostenuto tutta la famiglia.
Tra le tante, troppe cose che erano cambiate in quegli anni c'era stata anche l'invenzione dell'automobile che aveva sapientemente sostituito la scomoda carrozza, e Luna era stata una delle prime persone a possederne una... tra il compiacimento di molti e l'invidia di troppi.
Comunque la marchesa Ludovica iniziò ben presto a torturare la giovane Luna con i suoi loschi e sporchi intrighi, poiché in lei vedeva ciò che aveva sempre visto in sua madre, cioè un'eterna rivale, tutta quell'invidia covata così fortemente negli anni... anche quelli in cui il compianto conte Filippo non era stato più in vita... così profondo , sprezzante e incurante del tempo quel tetro sentimento da volerlo addirittura trasferire sulla figlia.
Per la ragazza a poco servirono i buoni consigli e gli avvertimenti sulla perversa personalità della marchesa che l'anziana tata e gli altri della servitù e della famiglia le avevano spesso dispensato, la donna uscì di brutto da qualsiasi malvagia aspettativa, su cui Luna si era costantemente e minuziosamente preparata. Ben presto la ragazza dovette cedere il posto all'arrendevole, ultima spiaggia a cui dovette tristemente ricorrere. Così per non finire come sua madre fu costretta a prendere una drastica decisione che avrebbe stravolto la sua esistenza per sempre, un gesto a cui ella non avrebbe mai voluto arrivare, ma che in quel suo tempo era divenuto ormai necessario. In un giorno gelido e grigio d'inverno, dopo aver salutato tutti e con loro pianto la sua partenza, di mattina presto quando ancora era buio, ella partì alla volta di Venezia... e poi da lì s'imbarcò su di una nave che l'avrebbe condotta nelle lontane Indie... con un biglietto di sola andata.
Per un po' di tempo Luna rimase in India, successivamente s'imbarcò di nuovo, chissà per dove e chissà per quanto tempo... chissà forse per sempre. Voci provenienti chissà da dove, trasportate dal vento di luogo in luogo nel tempo, e giunte ai suoi cari di favella in favella chissà da chi, mormoravano che ella si fosse perdutamente innamorata di un giovane e scaltro marinaio e con lui avesse intrapreso l'arte di viaggiare per mare... ma erano solamente voci, lievi sussurri... strampalate dicerie... ella non confermò, ne smentì mai nulla, dato che i suoi cari non udirono mai più la sua dolce voce. Ciò che invece rimase certo, e per sempre, fu che ella a Rimavalle non fece mai più ritorno e di lei non si seppe mai più nulla, quello per Luna fu l'unico modo per sottrarsi alla furia di coloro che per anni avevano perseguitato i suoi genitori, ma sopratutto fu l'unico tragico modo per scampare ad una morte certa, poiché il duca Osvaldo, una volta uscito di prigione e in combutta con la marchesa Ludovica, l'avrebbe di certo cercata e fatta uccidere dai suoi sicari... che per lungo tempo furono purtroppo ancora parecchi.
Il tempo a Rimavalle tolse e aggiunse molte cose e molte persone, come da sempre del resto è abituato a fare in ogni parte del mondo, fu così che il piccolo paesello lentamente scomparve per lasciare il posto ad una florida e ridente cittadina prima, e una grande e inquinata città poi... la Torino dei giorni nostri.
Ciò che rimase, e che ancora oggi rimane dell'antica tenuta dei conti Rivolti è un'antica villa che il tempo non è ancora riuscito a distruggere, ma al contrario sembra quasi aver voluto conservare come ricordo di quell'antica e onesta famiglia di nobili, e come testimonianza di quell'amore così grande ma così tormentato e ostacolato da tutti e tragicamente finito per mano falsamente amica.
All'interno della villa abbastanza ben conservati si possono ammirare molti oggetti, molte cose e anche parecchi arredi della famiglia Rivolti, inoltre ben protetto e altrettanto ben conservato vi è anche un antico e prezioso libro, posto su di un tavolo del salone centrale, scritto dalla paziente quanto perfetta mano di un anonimo, che narrò su quelle pagine tutta la storia di quell'antica e nobile dinastia... rimasta in vita ormai solamente tra quelle pagine...
Tutti quei ricordi sono rigorosamente aperti ai numerosi visitatori che per circa un mese l'anno possono apprezzarne la bellezza, ascoltare l'incredibile storia della giovane Elsa e del conte Filippo... e della sua famiglia, e tuffarsi per alcune ore in un passato che rimarrà da loro sempre e solamente immaginato, entrando con la fantasia... anche la mia... all'interno degli antichi e lontani romanzi d'appendice.

Commento al testo dell'autore Ornella Bianchini:

Fatti, personaggi e luoghi puramente casuali e non inerenti ad alcuna realtà.

 
 

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