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Corinne e le "sue" bambole (parte prima) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: Corinne e le "sue" bambole (parte prima)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 5129

Testo online da sabato 30 aprile 2011

Ultima modifica del sabato 30 aprile 2011
Scritto nel 2011

 

Corinne e le "sue" bambole (parte prima)

Corinne oggi è una splendida donna molto bella ed estremamente in gamba, rimasta altrettanto scontrosa... così come lo era un tempo. Abita adesso in una splendida cittadina francese e ama le bambole come una volta ma ora fortunatamente ne fa un uso diverso, non ha molti amici anche questo come quando era bambina ma quelli che le stanno accanto sono come si suol dire "buoni", inoltre i suoi colleghi di lavoro la stimano molto per la sua bravura, la sua estrema tenacia e il suo coraggio che si spinge spesso oltre ogni limite. I suoi studi e la sua intelligenza l'hanno portata molto presto a divenire un'ottima investigatrice; per ogni caso che le viene affidato (di solito sono i più difficili e i più pericolosi) inizia a frugare e si immerge nei misteri più profondi dove nessuno vorrebbe arrivare, quelli che nessuno vorrebbe conoscere e scoprire. Riesce inoltre a riconoscere subito se qualcuno che sta coinvolto nel caso tenta di osteggiarla, di portarla fuori giro, di quest'ultimo rapidamente chiude l'azione sfidando ogni estremo pericolo, tenendo testa anche alla polizia locale, alle istituzioni e al loro potere oltre che al gruppo investigativo che lavora con lei. D'altra parte opporsi è qualcosa... un gesto che l'ha sempre affascinata fin da piccola quando dell'astuzia, dell'intelligenza e della furbizia lei ne era l'estremo e in altrettanto modo era disobbediente e calcolatrice.
Così ogni volta puntualmente riceve dal suo capo rimproveri e punizioni di cui lei assolutamente non tiene conto e tanto meno a cui obbedisce, questi alla conclusione di ogni caso si trasformano in complimenti... per le scuse c'è sempre tempo e poi onestamente le "scuse" del capo e dei colleghi a lei poco interessano; per Corinne è importante prendere i colpevoli e risolvere i casi con meno danni possibili per tutti.
Ma la sua vita un tempo quando era bambina e ragazzina era molto diversa e lei non stava dalla parte dei buoni e sopratutto non viveva in Francia ma molto, molto più lontano...
Io ora cercherò di raccontare un po' della sua giovinezza e della sua ossessione per le bambole e successivamente per le bambine, un terribile enigma mai capito da lei, mai conosciuto da nessuno, mai scoperto nemmeno da chi più le stava vicino e l'amava e risoltosi poi così senza spiegazioni, senza cure, senza nulla, forse solo un gioco più orribile, più pericoloso e più terribile di quelli di tante altre ragazzine o bambine di quella sua passata età.
All'epoca di quei tragici fatti Corinne aveva circa dieci anni e viveva in uno dei luoghi più suggestivi e più solitari del mondo, là dove il sole non arriva quasi mai, dove la notte è interminabile e il giorno dura solo poche ore, la neve cade tutto l'anno e come un manto infinito copre ogni millimetro di quegli spazi e... il ghiaccio la fa da padrone sotterrando, ricoprendo e facendo scomparire per sempre tutto ciò che da esso viene inghiottito. Corinne è figlia di padre francese che conobbe la madre durante uno dei suoi spettacolari viaggi proprio in quei luoghi innevati, fin da subito si innamorarono e successivamente si sposarono, poi dopo alcuni anni di escursioni in ogni parte del mondo decisero di fermarsi in quel candido spazio che pare senza fine attendendo impazienti la nascita della loro primogenita Corinne.
Dopo la sua nascita il padre fu costretto ben presto a riprendere il suo lavoro e di conseguenza i suoi viaggi per il mondo; Corinne rimaneva per lunghi periodi sola con la madre in quel bianco deserto dove la calotta polare sembra dormire tutto l'anno, sembrava crescere serena e felice anche se non aveva molte amichette per colpa del suo carattere un po' scontroso che la portava spesso a stare in solitudine e a dividere i suoi giochi con i segreti di quei luoghi e con quei ghiacci che lei tanto amava ma nello stesso tempo tanto temeva. Crescendo pensava sempre più di frequente che la neve dovesse quasi obbligatoriamente nascondere tante verità e il ghiaccio avrebbe dovuto subito dopo immortalarle dentro di se per sempre, pur non capendo bene questo strano pensiero lei non si poneva troppe domande perché in fondo tutto ciò che era strano e contorto le piaceva... l'affascinava.
Le sue escursioni all'insaputa della madre la spingevano molto spesso ai limiti di mete misteriose di cui conosceva la magia ma ne subiva lo shock, quel mondo tutto da esplorare e il fascino di quei paesaggi erano in quegli anni tutto per lei, guardare e sopratutto vivere la natura in quei suoi estremi rappresentava tutto il suo mondo che lei poi trascriveva nei suoi fantastici e suggestivi temi a scuola o lasciava apparire nei suoi spettacolari disegni. Ma qualcosa di inaspettato e terribile bussava alle porte di quegli spazi e del suo mondo, della sua apparente innocenza, "qualcosa" di cui ben presto Corinne dovette subirne suo malgrado l'orrore, la forza e la potenza.
Compagne inseparabili di quei giochi e di quelle escursioni erano le sue bambole, le innumerevoli e stupende bambole che suo padre da sempre regalava a lei e prima ancora a sua madre ogni qualvolta tornava da un viaggio: erano bellissime... meravigliose e impreziosite con abiti che erano stati cuciti con stoffe, tessuti pregiati, spesso anche preziosi ma ancora di più arrivavano da ogni parte del mondo.
Quel maledetto pomeriggio Corinne era uscita di casa con alcune delle sue bambole per inoltrarsi come sempre nella magia bianca all'insaputa della madre che si era sdraiata per riposare un po' e l'aveva, poco prima ammonita, raccomandandole di non uscire visto che la neve quel giorno cadeva senza sosta fittissima e fortissima e il freddo era più pungente del solito, ma lei come faceva spesso non l'aveva ascoltata. Immersa nel suo gioco canticchiava e parlava con le sue bambole quando all'improvviso... una di queste cadde tra la neve e il forte vento la spinse velocemente lontano da Corinne che subito inseguendola cercò inutilmente di prenderla, la vide così scomparire tra la neve che stava a terra e quella che prepotentemente cadeva, quest'ultima la ricoprì quasi subito, poi il forte freddo e successivamente il ghiaccio ne impedirono per sempre il recupero. Fu proprio in quel momento che la bambina ebbe paura di se stessa; guardando la sua bambola scomparire sepolta dalla neve e "morire" tra i ghiacci provò un piacere fortissimo, un senso di appagamento orribile e terribile che la spinse dopo pochi attimi a scavare tra la neve con le mani tentando di fare una buca per seppellire anche un'altra delle tre bambole che quel giorno aveva portato con se. Dopo averla stretta alla gola con un'insolita forza e una fortissima rabbia la gettò a terra tra la neve pestandola con i piedi per farla sprofondare più velocemente e più giù possibile... bastarono pochi attimi e anche l'altra bambola non c'era più. Corinne corse affannosamente a casa, il cuore le batteva all'impazzata e si sentiva felice, gioiosa ma nello stesso tempo sempre orrendamente terrorizzata da se stessa. Essendo lei una bambina molto intelligente e molto più sveglia di quelle della sua età, dopo essersi calmata, in pochi istanti realizzò quella che era la terribile realtà, la paurosa verità: quel pomeriggio aveva scoperto e capito quanto le piacesse uccidere e subito dopo far scomparire ogni traccia.
Quel grande piacere, quel senso di morte tra le mani e dentro di lei da quel giorno non l'abbandonarono più e nel tempo a venire parecchie altre bambole scomparvero più o meno allo stesso modo.
Il rapporto di Corinne con quel piacere di morte altrui era, anche se lontanamente, simile a quello di due amanti... inquietanti, terribilmente passionali e vendicativi.
Nella solitudine della sua mente e nelle lunghe notti perfezionò al millimetro ogni dettaglio, studiando ogni mossa che avrebbe successivamente compiuto, pensava inoltre a come si sarebbero mossi degli investigatori se quei tragici fatti fossero stati reali e quelle bambole esseri viventi. Tutto ciò le dava modo di muoversi in maniera a dir poco perfetta prevedendo e di conseguenza depistando completamente, nel suo perverso gioco, chi investigava. Intanto la madre ignara di tutto ciò che stava accadendo credeva in maniera assoluta alle bugie che la figlia le raccontava sulla sparizione di tante bambole, in fondo Corinne non era che una bambina di soli dieci... dodici anni come avrebbe potuto sua madre sospettare e capire che alla fonte ci fosse tutta quella terrificante malvagità e che quel fiume di "non lo so, non mi ricordo, non l'ho più trovata... me l'avranno rubata a scuola ecc" portasse a una così grave verità, d'altro canto Corinne era bravissima a recitare la sua parte di bambina e figlia perfetta; forse un'ottima attrice che mai avrebbe lasciato trasparire nulla, probabilmente quella sua perfezione, sia pure nel malvagio, era veramente e realmente perfetta.

 
 

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