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Perché sono qui? - Gesuino Curreli

 

Le poesie di Gesuino Curreli: Perché sono qui?

 
Gesuino Curreli

ID Autore: 2039
ID Testo: 2418

Testo online da giovedì 29 gennaio 2009
Ultima modifica del giovedì 29 gennaio 2009
Scritto nel 2008

 

Perché sono qui?

Perché questo è il momento,
e il tempo ha deciso per me
l'evento della vita in questo mondo.
Ebbene eccomi qua, nel girotondo,
con tanti, e non sapremo mai il perché.
Eccomi, immigrante sbigottito,
nel caotico stress delle domande,
animale di senso che risponde
ai moniti del cuore rammollito.
Contento di una pioggia che mi bagna
e del disegno fatto con il dito
come se il cielo fosse una lavagna,
e il sogno gioco povero e proibito.
Cerco l'irraggiungibile e mi arrendo
davanti all'infinito che mi accoglie,
dentro l'eternità che avrà le spoglie
vili, di poco pregio e destinate
ad un oblio qualunque e lacerante.
Bagnami, pioggia, bagnami e l'istante
fammi godere senza altri pensieri,
nella coscienza d'esser nato ieri,
piccola entità, zoppa e scostante.
Vorrei grondare d'acqua e di sapere,
d'amore e di poesia per ogni dove
vorrei che l'acqua tutta, quando piove,
cadesse su di me per farmi bere
gli arcani spazi di ogni stella spenta.
Vorrei dei giorni persi nella storia
i reconditi sensi dei destini
i barlumi di civiltà e i confini
che sfuggono, lontani, alla memoria.
Bagnami ancora, bagnami divina
pioggia che ti concedi alla libido
di questo corpo gracile ed infido
esposto alla intemperie e senza gloria.
Dell'immanente mia cara miseria
chiedo venia a chi ascolta e poi domando
che l'unica candela non sia spenta.
Arda questo barlume di speranza
come musica lenta, di rimando,
si perpetua con l'eco fino a quando
una parete gli farà da sponda.
Cosi il mio canto gracile e insicuro
che zoppica talora con la rima,
ma chi non può creare spesso mima
altri canti dal suono imperituro,
come il La sta nel diapason del vento.
Questo é l'attimo che concede il tempo
perché continui il sogno,
perché di palpiti sia pieno ogni sentire,
e una carezza non giunga per smentire
la promessa di ascolto, e sia l'ebbrezza
intensa quanto e più del desiderio.
Stordimento che intriga e che seduce,
ansia che induce solo al godimento,
una preghiera che invoca il fermento
fra carne e sentimento finché dura..
L'eternità racchiusa in una mano,
l'immensità ridotta a linea breve,
sono pensiero dell'età matura,
paradigma che svela il sogno vano.
Ma tutto vive e muore nell'arcano,
e il delirante canto ci cattura
in bocca ad un poeta vasto e greve,
che, stanco di parole irriverenti,
le lima in verso semplice e più lieve,
alternando silenzi più importanti
di sproloqui e metafore scadenti.

 

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