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Il santo buio - Michele Collu

 
 

I miniracconti di Michele Collu: Il santo buio

 
Michele Collu

ID Autore: 2068
ID Testo: 2397

Testo online da lunedì 26 gennaio 2009
Ultima modifica del lunedì 26 gennaio 2009
Scritto nel 2008

 

Il santo buio

All'ombra della cattedrale di Bruges, tre tra le tante bigotte scacciavano al di fuor del recinto dei denti le penitenze imposte dal temuto confessore. Le vetrate, insolitamente recanti complessi messaggi teologici, lasciavano che il viso delle donne che accendevano candele rosso cardinale venisse illuminato da una pseudo luce omicida, la qual dipinse di un tenue color miele le loro speranze, delicatamente recise da una cera che si sciolse.
Sulle panche di legno di rovere, sedevano le anziane, formiche schiacciate dalle mani secolari del Divino creatore, e sol dall'abside si udiva il sommosso bisbiglio di rosari, delicate nei gesti sgranando il chicco del Pater Noster della quinta decina. Esse portavano un sorriso beffardo come marionette quando all'unisono cantarono le Litanie lauretane e il soffocato "Kyrie, eleison" parve un rantolo di morte.
Dall'alto, il pesante organo ligneo si elevava all'immensità con le sue canne ad anima, e in un crescendo rossiniano, la mansueta cattedrale si preparava a farsi raccogliere dal grembo blu di Prussia di una notte, amante delle Erinni, complice dell'osculum infame di streghe abbandonate alle orge sabbatiche, suggeritrice del Malleus Maleficarum.
La regalità di quella sera fu dettata da una luna, spiritata, in una forma che un vecchio con un berretto frigio sul capo confuse per un fleur de lys oro, incastonato nell'azzurro ormai diradato che lasciò il posto ad un intimo ceruleo.
Il parroco, sorreggendo la Vulgata, se ne stava protetto sotto un albero fiorito, quest'ultimo in genuflessione dinanzi alla cattedrale, che iniziava ad emanare una magnetica sindrome di Stendhal, e acclamò Aion, rampollo del culto della Maddalena, e, invaghito dell'Apocalisse di Giovanni, si abbandonò a Sorat, macchiandosi la lingua di travagliate blasfemie.
Era ancor lì, la luna d'avorio, impaurita da nembi bistri, oppressa dal son di un usignolo.
La vecchia perpetua, emesso un sospiro,una lacrima color latte danzare per le pieghe del suo volto, chiuse le tende e i suoi occhi, da vivace donna qual era, profumarono di dolcezza. Il padrone, consumato dai secoli di fatiche fisiche e psichiche, vide la badante in un'estasi, tal Santa Cecilia, anch'ella spiccato il volo verso un piacere innaturale, e le carezzò le ginocchia che lei capì che la morte annunciata sarebbe stata lieta.
Cosi marcì il silenzio, all'ombra della cattedrale di Bruges.

Commento al testo dell'autore Michele Collu:

Chiave del racconto è: "crescendo rossiniano", che racconta da sé la rapidità degli eventi che si succedono. A partire da un dinamico inizio, in cui le donne "scacciavano di fuor del recinto dei denti le penitenze", fino alle vetrate, che nonostante la loro staticità, anch'esse compiono un'azione, ovvero rivelare, anzi lasciar passare la luce che illumina le donne. Al seguito del "crescendo rossiniano", il ritmo si fa molto più lento, dal parroco che sorregge la Bibbia latina finché la scena si concentra nel letto del padrone, in netto contrasto con il "volo" di Santa Cecilia. Il principio è anche il termine del racconto, l'alfa è anche l'omega, perché "all'ombra della cattedrale di Bruges" tutto nasce, e in quest'ultima tutto perisce, persino il silenzio. Il verbo "marcire", che vuole rendere la graduale morte del silenzio, denota un pessimismo molto marcato, ovvero una vita in cui ognuno ha una speranza, può decidere di accendere una candela (atto di carità) oppure abbandonarsi a parole blasfeme, ma al nero mantello della morte, nessuno può sottrarsi. In quell'ombra, non filtra più la luce delle vetrate, a dimostrazione che nella morte non c'è più luce, negazione di un al di là, oltre questa vita.
I periodi sono complessi, costruiti con l'uso di parole lontane dal linguaggio quotidiano, ma che conferiscono al racconto oscurità e tristezza, e dal richiamo omerico della frase "al di fuor del recinto dei denti" è suggerita un'atmosfera che abbraccia il lettore.

 

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