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Sul dialogo con l'amico - Michele Collu

 
 

I miniracconti di Michele Collu: Sul dialogo con l'amico

 
Michele Collu

ID Autore: 2068
ID Testo: 2392

Testo online da domenica 25 gennaio 2009

Ultima modifica del domenica 25 gennaio 2009
Scritto nel 2008

 

Sul dialogo con l'amico

"Mi senti? Ho deciso di raccontarti della mia vita, tu, che hai gli orecchi sempre tesi ad ascoltare chi ha bisogno di te. Ma tu sei sempre tra di noi. Prima di andare a letto, sul far della sera e spesso anche a tavola, con il tuo manto oscuro, arrivi e tutti restano ad ammirarti. Imponente. O qual bellezza. Hai sempre paura dello specchio, e quando, il mattino, m'appresto ad andare in bagno, sei già disteso nella vasca. Non ti posso toccare, ma è cosi bella la sensazione che tutte le cose che mi circondano, tra il calore che si dilegua e l'immobilità del mio corpo, tutto sembra parlare. Percepisco la loro voce, le mie mani toccano le loro. A volte ti penso che vorrei stare accanto a te, perché qui, tra la gente, tu non vuoi stare. E ti piace rimanere a guardarmi, il mio corpo che reca ancora le ferite di una giornata trascorsa e tu le mandi via. Le tue dita gelide sostengono le mie lacrime, le tasti, e senti che loro hanno la stessa tua sostanza. La morte. Tu sei ovunque, anche in un'isola solitaria o tra le dune deserte. All'ombra di un caminetto, mi rischiari il viso accecato dalle vergogne. Entra dentro di me. Soffia la tua bora. Un brivido. Mi rendo conto che non sono mai quello che sono, ma riesco ad esserlo solo con te, perché sono spoglio, sono vivo, posso correre, urlare, piangere e ridere senza nascondermi. Credo che tu abbia già provato quello che ora io sento. Tu conosci la vita perché hai vissuto alle spalle di tutti noi. Una parte di te noi la ammiriamo. Sai sempre cosa dire, anche solo con un tuo gesto. Riesci a risollevare gli animi, e allo stesso tempo ucciderli. Scegliamo noi. E cadiamo in te. Tu rimedi prima del danno, complotti prima del suicidio, ti stanchi prima di vederci iniziare. Vorrei mi trascinassi con te, sciogliessi queste catene che mi tengono legato alla realtà e portami nel tuo inferno, che sia di luce o di oscurità dipinto. Sei tu la perfezione. Crea una dimora in cui sostare questa notte. Quando dormo con te, il tempo scorre inesorabilmente, e ti porti via le gioie, ma mai i dolori. Quelli sono sempre vivi. E nei sogni sono dietro gli angoli più bui dove ti annidi tu. Sei ancora lì, mi stai sentendo? Ecco, sento che sei sempre più vicino, perché gradualmente mi eclisso. Ora. E anche dopo questo secondo. Il ticchettio dell'orologio accompagnato dallo snervante cigolio della porta della mia camera. I tuoi passi. No, non andare via. Loro non mi fanno compagnia quanto riesci tu. Resta ancora un po'. Rimani ad insegnarmi cosa può minimamente significare vivere senza emozioni, senza energie, senza te. Sei andato. So che ritornerai. Tra poco. Tutto questo borbottare t'ha infastidito. Ti capisco perché anche io sono angosciato da questo rumore. Vado a letto, e tra un incubo e l'altro potrò riabbracciarti. Spero sia tutto come al solito. Io e te, soli. Buonanotte. Una cosa prima di prenderti per mano: grazie, Silenzio."

Commento al testo dell'autore Michele Collu:

Sotto forma di racconto, e nonostante dondoli tra questa forma e quella di un'epistola, il silenzio divene protagonista, fino all'ultimo di questo mio scritto. Ma non è l'ultima parola che ne rileva il motivo per il quale ho scritto ciò: infatti, non è necessario ripercorrere tutto il racconto per comprenderne il vero significato, perchè è chiaro fin dal principio.
Avvalorandomi di numerose virgole e brevi frasi, la descrizione del luogo in cui opera il silenzio, si sposta da luoghi paradisiaci fino a toccare aspetti autobiografici. Ed è in questa sua pluralità che si delineano i contorni e addirittura anche le forme di un silenzio che diviene persona, che prova sentimenti ed è sempre pronto a tendere le orecchie sia alle nostre emozioni sia ai nostri dubbi. Pare essere, dunque, un personaggio attivo, ma si rivela nel suo passivismo, proprio perché, con poche mosse, è in grado di muoverci verso il suo obiettivo. Tra staticità e dinamismo, tutto ruota intorno a questo dialogo, che, a volte ci allontana dalla normalità, a volte ci consente di provarla sulla nostra stessa pelle.

 

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