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Le nuvole fanno schermo... - Gesuino Curreli

 

Le poesie di Gesuino Curreli: Le nuvole fanno schermo...

 
Gesuino Curreli

ID Autore: 2039
ID Testo: 2251

Testo online da lunedì 12 gennaio 2009
Ultima modifica del lunedì 12 gennaio 2009
Scritto nel 2008

 

Le nuvole fanno schermo...

Le nuvole fanno schermo nel cielo,
l'inverno si vergogna e sparge il gelo
nella campagna, amante silenziosa e pudica,
lasciata dopo aver fatto l'amore per tanto.
L'autunno ha partorito, nei fiumi, negli orti,
nelle vigne e nei campi, frutti abbondanti
e odorosi, poi è invecchiato di colpo
lasciando la terra coperta di fogliame dorato.
Vorrei respirare del sole, ma l'inverno non vuole,
come quando tu dicesti basta al mio amore,
e mi parve che tutto, di colpo, fra noi
si fosse ridotto a quelle poche parole.
È il tempo che corre cancella i sogni e le fole
e non conforta nessuno, se ha seminato dolore.
Il treno è passato una volta, poi si é fermato,
e non ha ripreso la corsa, perché vi salissi esaltato.
Si è affievolito il fervore che credeva eterna
la stagione che comincia a vent'anni,
quando l'illusione si accende e scoppia nel cuore,
e muove gli amori e gli inganni,
poi lascia sconfitti propositi e onore
e svela una caterva di danni, frutto di un frainteso sermone.
Si è dischiusa la verità a chi credeva che il mondo
girasse secondo la propria intenzione.
Ci appoggiamo ai bastoni, claudicanti e insicuri,
mettiamo le mani sui muri per avere un appoggio
nella nostra andatura che ha perso baldanza e postura
di chi tutto comanda. Ora si va piano e si sbanda.
E invece l'inverno ci manda il rigore e il suo gelo
per dirci della bellezza del cielo, quando, azzurro,
pioveva libertà sconfinata, irradiava nell'aria
amori come farfalle, concepiti in una sola nottata.
Bellezza passata che lascia rimpianto,
come quando l'autunno, dopo l'estate dorata,
ammanta di nuvole il cielo, e porta su tutto
i venti dell'altro emisfero, e ogni cosa si stringe
e si accorcia come la carta bagnata.
Come il treno la vita non concede seconda tornata
e allora piango senza ritegno e pudore
per una stagione non consumata abbastanza.
È proprio questa la vita: non tutta baldanza,
non tutto dolore. Una mistura di mille passioni
che induce il poeta a cantare,
a inventare da poche illusioni, mille e più poemi d'amore.
Io vivo e amo, mi bagno di pioggia e malanno,
mi copro di nuvola e sogno, mi brucio di sole e di vento,
contento e imbronciato, come il tempo ha voluto,
fragile come il fogliame perduto ai piedi dell'albero spoglio.
Ero tutto un rigoglio nella stagione del sogno
poi ho ceduto all'insistenza del vento,
e ho scelto il convento di moribonde avventure.
Sopra di me passeranno altre mille creature
fino all'ultimo oblio, ma così passa il tempo, come il treno,
perché i poeti sono i figli bastardi di una vita normale.

 

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