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Nenia di tutti i Santi - Domenico De Ferraro

 
 

I miniracconti di Domenico De Ferraro: Nenia di tutti i Santi

 
Domenico De Ferraro

ID Autore: 2404
ID Testo: 8814

Testo online da giovedì 1 novembre 2018
Scritto nel 2018

 

Nenia di tutti i Santi

L’epicedio risuona di nuovo nello spirito dei santi nel fluire per immagini per spiagge ed altre ragioni , mi ritrovai in un selva oscura e la vita mia era smarrita per luoghi terribili . In mezzo alla danza degli scheletri tra uomini nascosti all’ombra di un altro sogno nel fluire per rime, vidi la morte prendere un caffè al bar in pigiama .Tutto scorreva , chi pregava in silenzio , chi cercava di volare per altri lidi nei canti funebri in vite eccelse tutto scorreva veloce.

Quando ogni cosa ti sarà chiara rinascerà l’esistenza che abbiamo desiderato.

Veramente ed io sarò li ad aspettare mi faro un nuovo vestito fatto di stoffe pregiate con passione affronterò la mia sorte.

In quel giorno arriveranno le amazzoni a cavallo a seno nudo, imbizzarrite dopo aver bevuto assenzio li sentirai dire : la vita è una disgrazia.


Creperò dal ridere mi vestirò da somaro faro finta di essere un imbianchino di ritorno da lavoro , mi toglierò le scarpe ed aspetterò mia moglie mi faccia da mangiare.

Stai attento in quell'ora funesta troverai tua moglie tra le braccia di un orco canterino che ti canterà l’incerta vita sua.

Ho costruito il mio amore sul bel dire ed ero soddisfatto di come iddio mi aveva trattato anche se il mio credo vacillava nella vasca della bagno. Forse in quei tempi le mie passioni era già annegata ed io attendeva un nuova era che con la marea avrebbe portato via le mie lacrime le brutte cose sognate i pensieri fallaci.

Quando giunsi all’eden il bar era uno ritrovo di teppisti perversi . Alcuni vestiti da principi altri da straccivendoli e la signora dietro il banco cantava la sua triste canzone nell’eco della vita raminga nell’eco dei giorni passati , trascorsi nella sorte avversa. La sera era mesta come gli occhi del cerbiatto, come il salto dello stambecco che saltellava nei sogni del parroco , nel canto della sua morte. il paese cambiava umore , cambiava pelle come un serpente . strisciava per vicoli immaginari alla ricerca di una preda di un pensiero felice. Grasso , piccolo un minuscolo uomo si affacciò sulla soglia della casa e fu subito mangiato dal serpente.

Ora bada bene dopo essere riuscito ad uccidere la serpe in quella pancia troverai i tuoi simili , troverai l’amore da sempre cercato e non dire in giro che il parroco era cattivo. Poiché verranno i cavalieri della tavola rotonda, verranno in groppa di asini alati con coraggio porteranno la palma della pace , canteranno aria antiche e diranno : tutto il paese è libero nell’arbitrio promesso .

Dietro il banco la bella donna dei nostri sogni continuerà a sedere con i suoi grandi occhi intrisi di sogni , venduti a meta prezzo tra un caffè ed un martini con ghiaccio , con il cuore trafitto al banco c’è chi beve litri di vino per diletto. Nella sera dei santi , solo con chi è morto , con chi non ha più nulla da perdere, con chi gioca tra mille bottiglie di vetro con questa morte che ritorna sempre e non si stanca mai di dirti : adesso mi vuoi , che si cala la mutande e ti mostra il sogno di una donna ribelle nelle sue paure. Si elevano i canti , Kaddish nell’eco della sera con le sue paure nel tempo rincorso. Con la donnina si va a braccetto, si discute del più del meno di come avremmo potuto essere e non esistono conclusioni in merito. Pendiamo aggrappati ad un filo , reciso nella collettiva memoria ed ahimè non si riesce ad afferrare l'immagine. Si rincorre per vie ove l'amore attraverso la mia memoria. Ed il timore di Dio si fa più forte mi spinge a credere ancora.

Sazio tutto diventerà un canto, vedrai ogni cosa sarà come desideri come le sere trascorse insieme nelle lunghe passeggiate immaginarie mano nella mano verso un precipizio senza fondo, verso mille ameni pregiudizi. Prigioniere le passioni chiuse nella gabbia di un uccellino che si lima le unghie , canta la sua canzone con una sigaro tra i denti . L’amore che abbiamo rincorso proverà a fuggire sarà come un fuoco d’artificio, sarà quella bella giornata passata insieme nel sole dei versi scritti a macchina in fretta , sarà come il sangue del toro sgozzato ucciso per strada e tutti danzeranno sotto la pioggia , danzeranno con le loro afflizioni e qualcuno influenzato , andrà per mare burrascosi in maniche di camicia. Con il suo vestito buono rincorre il sesso che la porterà lontano oltre quella linea d’orizzonte lo porterà su di un isola felice dove c’è gente che ha dimenticato cosa sia ragionare.

Vorrei salire anch’io su quella barca , ma ho paura di dire per rime ed altri sonetti quello che sono ed aspetterò che tu ritorni dai tuoi lunghi viaggi intorno al mondo alla ricerca di qualcuno così simile a te. E nell’attesa delle sere di primavera con il cuore che batte forte con la morte accanto che canta la sua canzone incomprensibile nel discendere il bene dal male nella morte di un uomo che ha combattuto ed ha vissuto mille vite diverse si dissolve ogni timore nel riso che abbonda sulla bocca degli stolti. Hai tanto viaggiato , sei ritornato a casa con una donna dai grandi seni dalla bocca color cammello con una tua filosofia in una forma perversa ha concluso il tuo ciclo delle rinascite.

Lo so mi hai cercato ovunque ed ancora mi vedrai battere sul tavolo il mio dolore mi giudicherai e mi porterai a vedere cosa hai fatto in tutto questo tempo passato. Mi porterai con te in auto, verso un altro canto , mi trascinerai nella scia di una menzogna , nella disgrazia nell’ossesso del sesso. Capelli ricci vestiti da pagliacci e tu mi darai uno schiaffo ed andrai dicendo in giro che ti ho tanta amata che ti ho lasciata per un cammello senza sella.

Mi vomiterai tutto addosso , quando sarò li vicino a te , quando la mia bocca si unirà alla tua in preda ai tanti incubi in preda ad un riscatto con ardore si potrà ricominciare tutto da capo , si potrà assaporare un sogno sporco di sperma sulla scia di altri sogni vivremo del nostro credo.

Mi sembra sciocco tutto ciò , ogni frase non ha senso un insieme di pensieri disordinati che si muovono nella mia pancia.
La strada ci conduce al bar, illuminato dalle stelle, solitario in mezzo alla piazza con tutti i suoi folli personaggi , con un mago che trasforma gli uomini in pulce in corvi ed altre meraviglie si aprono alla nostra comprensione. Nei mille giudizi espressi in mille discorsi campati in aria ed ogni logica si risolve nel vago tentativo di vivere un amore aldilà del bene e del male. Certi di andare lontano da questa morte oltre il giardino dell’esperienza dove vivono gli angeli dove i demoni danzano una tarantella e mangiano sfogliatelle calde cosi buone , piene di immagini, di crema pasticciera , piene di ricordi dolci al palato . Al bar delle stelle c’è sempre qualcuno che cambia pelle come un serpente , c’è chi la dà per pochi denari , chi beve e continua a bere senza annegare nei suoi sogni.

Non piangere ora ci ritroveremo tutti in paradiso senza mutande in punta di piedi con pazienza costruiremo una casa per i sofferenti si farà quello che abbiamo sperato e porteremo la nonna al bagno e lei c'è la farà vedere e noi rideremo , saremo felici , innocenti, noi figli delle stelle , figli della luna caduta nel pozzo. Quando accederemo la luce nel bagno vi troveremo un mostro abbracciato alla nonna . Che paura , che confusione , tutto scorre senza senso nelle nostre poesie , nel nostro ridere nel portare avanti un principio una sostanza, atta a far capire chi siamo stati per in vero.


Non avevo mai osato pensare , tutto ciò potesse avvenire che il viaggio mi avrebbe portato nel vento nella morte di un tempo concluso nella terra dei pigmei dal piè veloce . E come la gazzella cadiamo nelle grinfie del leone mentre afferra la sua preda. Ed in un balzo nel bel di saremo tra le braccia del negro in guerra , contro mille guerrieri , contro un treno , contro le insidie della vita.

La signora continuerà a servire dietro il banco a ridere del male che le scivola dentro. E la morte gli siede accanto con le gambe incrociate , chiacchiera con le altere signore che continuano a dire tutto è vano amico mio.

In un paradiso perduto accompagnati dai nostri sogni con l’amore nel cuore con la forza del leone nel vento contro le macchine nel canto saremo alfine salvi.

Andrai esule oltre l’immaginario salire le scale della menzogna e nell’orazione ricorderai te stessa , la tua piccola vita , fragile come le ali di una farfalla , dolce come il nettare degli dei , gioiosa come il giorno in cui tutto successe , mitica come il credere come il dire per rime in diversi metri ed altre congiunture che non hanno senso non hanno un padre a cui affidarsi. Troppo diverso dall' uomo che ha la morte in pugno apparso nel sogno di te fanciulla decantata in questo laudatio funebris di tutti santi .

 
 

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