il nino!
Sig. Chiunque tu sia ,
Buon Pomeriggio!

L'infamia (parte prima) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: L'infamia (parte prima)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 8412

Testo online da sabato 20 agosto 2016
Scritto nel 2016

 

L'infamia (parte prima)

Lei si chiamava Adele, per la precisione madame Adele, era una signora di una discreta età, non più tanto giovane insomma, ma ancora molto bella ed altrettanto affascinante. Ella viveva in una splendida villa nel cuore di Parigi insieme alle sue tre nipoti, bambine dotate ognuna di un, sia pur diverso ma grande e particolare talento. Barbara la più grande, che la zia chiamava affettuosamente Barbie, sapeva suonare il pianoforte divinamente fin da piccina, ancor prima di avere preso lezioni dello stesso, lei aveva imparato semplicemente guardando suonare la madre, Marì la seconda sorella aveva un talento davvero particolare per la pittura e per il disegno in generale, usava matite e pennelli come se fosse un'esperta professionista, una perfetta pittrice, anch'ella disegnava molto bene fin da piccola ancora prima che qualcuno glielo avesse insegnato, infine la più piccola delle tre sorelle si chiamava Monia, nome che per altro i suoi genitori avevano fatto scegliere proprio alla zia Adele, lei con grande passione e gioia si dilettava nel canto, era parecchio avvantaggiata poiché la natura l'aveva dotata di una magnifica voce, infatti la prima volta che mamma e papà fecero ascoltare la sua voce ad un maestro di canto questi subito disse loro che la piccola possedeva nella sua gola un prezioso gioiello... un diamante da conservare e custodire con estrema cura.
Le bambine ancora in tenerissima età avevano perduto entrambi i genitori in un terribile incidente stradale, al ritorno da un viaggio di lavoro, le piccole erano scampate alla tragedia poiché quella mattina si trovavano alla scuola materna, così fu la zia Adele, sorella del loro defunto padre, ad occuparsi fin da subito di loro, trasferendole tutte e tre nella sua casa, anche perché essere rimasta con loro nella casa dei genitori sarebbe stato sia per lei che per le piccole troppo doloroso... troppi ricordi tra quelle mura, anche se meravigliosamente stupendi, di suo fratello e sua cognata che per lei era come una sorella... troppi ricordi che avrebbero fatto ancor più male a tutte e quattro.
All'inizio la convivenza fu tutt'altro che facile, il nuovo adattamento comportò non poche difficoltà, sia per le piccole che per la zia Adele, che tra l'altro non era mai stata sposata ne tanto meno aveva avuto figli, ma lei le aveva sempre amate molto tutte e tre indistintamente quasi come se fossero sue, così impegnò tutta sé stessa nella cura e nell'educazione delle nipoti, mettendo completamente da parte tutto ciò che fino a quel tragico giorno era stato il suo modo di vivere, cioè quello di una donna sola e di conseguenza libera e anche molto ricca, ovvero... amici con annesse feste, pranzi, cene e quant'altro.
In quella meraviglia di casa viveva insieme a loro anche il signor Edoardo, «monsieur Edoardo» come amava chiamarlo sempre madame Adele, un uomo che aveva più o meno la stessa età di lei e che stava al suo servizio praticamente da sempre, infatti entrambi non si ricordavano nemmeno più ne quando e ne in che occasione si erano conosciuti... tanto era il tempo da allora trascorso.
Il lavoro del signor Edoardo in quella casa consisteva nell'occuparsi in pratica di tutto, in effetti egli all'occorrenza faceva da autista alla signora, tutti i giorni per la colazione, poi per il pranzo ed infine la sera per la cena si trasformava in cuoco, per l'intera tenuta all'esterno era un ottimo e preciso giardiniere e per tutti gli interni della villa un perfetto e meticoloso domestico, insomma la gestione completa della villa e anche della proprietà era interamente affidata a lui con tutte le innumerevoli annesse mansioni. E' da dire per altro che egli si occupava di tutto in modo egregio, con la dovuta approvazione e con i meritati complimenti della signora Adele.
Il signor Edoardo era per madame Adele non solo il suo fidatissimo e fedelissimo servitore, ma nel corso di tutto quel tempo trascorso praticamente sotto lo stesso tetto era divenuto anche un buon amico di cui la signora si fidava ciecamente.
Un giorno madame Adele incaricò proprio il fidato Edoardo per far chiamare il suo avvocato a farle visita alla villa, anch'egli conosceva la signora da parecchi anni e da altrettanti si occupava delle questioni di lei che gli competevano, anche il loro rapporto non si basava solamente avvocato e cliente, anche loro nel corso di tutti quegli anni di conoscenza avevano maturato un buon rapporto di amicizia, tanto che spesso l'avvocato si permetteva, non solo di darle dei consigli, ma talvolta anche di rimproverarla e bacchettarla a dovere qualora lo ritenesse necessario.
Madame Adele era solita confidare al suo fedele servitore ogni cosa facesse o ancor prima pensasse di fare fin nei minimi dettagli, ma in quell'occasione si limitò solamente a dargli un incarico da eseguire con immediatezza, senza metterlo al corrente di nulla o fornirgli alcuna spiegazione, certo non ne era affatto obbligata... ma lo faceva ormai praticamente da sempre. La cosa insospettì non poco il signor Edoardo, quella conversazione gli mise un tantino troppo la pulce nell'orecchio e anche parecchia curiosità.
La signora in realtà era seriamente intenzionata a fare testamento, così un pomeriggio di quella stessa settimana quando il suo avvocato si recò da lei alla villa ella senza troppi giri di parole e tentennamenti gli pose subito la questione, ricordandogli... ribadendogli, poiché egli già ne era al corrente, che le sue tre nipotine erano le sue uniche parenti in vita e che naturalmente avrebbe voluto che a loro, dopo la sua morte, fosse andato l'intero suo patrimonio, ovviamente già suddiviso in eguali parti... ad ognuna sarebbe così andata la medesima somma di denaro e così lo stesso anche per il restante dei suoi numerosi possedimenti. Poi se disgraziatamente lei fosse mancata quando ancora le nipoti fossero state troppo piccole per potersela cavare da sole allora il compito di occuparsi interamente di loro sarebbe passato a monsieur Edoardo, tanta era la fiducia che lei riponeva nel suo fedele tutto fare. Nonostante l'estrema e buona considerazione e l'enorme fiducia però madame Adele non avrebbe lasciato proprio nulla a quell'uomo che lei definiva essere, oltre che il suo tutto fare, anche un buon amico, a lui sarebbe ironicamente toccato qualcosa se non dopo un'eventualità praticamente impossibile... infatti a monsieur Edoardo sarebbe andato l'intero patrimonio della signora solo in caso fosse disgraziatamente capitato qualcosa di tragico a tutte e tre le nipoti contemporaneamente, oppure sempre nel contesto di un discorso ironico se alla fine dei loro giorni il fidato Edoardo fosse stato ancora in vita... probabilità quella a dir poco impossibile. Certo tutto quel discorso suonava proprio come una presa in giro a discapito dell'uomo... è chiaro che egli si sarebbe accontentato anche solo di una minima ricompensa come riconoscimento per il lavoro svolto all'interno di tantissimi anni di assoluta e personale fedeltà alla signora.
Mentre però parlavano di tutte quelle questioni entrambi non si accorsero che il signor Edoardo, che precedentemente si era ben nascosto nello studio, aveva ascoltato praticamente tutta la loro conversazione. Facilmente immaginabile il suo stato d'animo, il suo assoluto e totale disappunto per tale decisione, la sua frustrazione nel sentirsi così poco considerato, oltre che alla sua collera anche la sua enorme rabbia, che lo rendeva in pratica più che furioso... dopo una vita passata al servizio della signora non avrebbe ricevuto nulla come ricompensa, poiché quel qualcosa non avrebbe potuto per lui mai arrivare. In quei momenti e non solo la rabbia gli pervadeva l'intero corpo, dalla più minuscola cellula della sua mente alle dita dei suoi piedi, e gli scorreva nelle vene mischiandosi al sangue così velocemente da fargli salire addirittura la pressione.
Rimuginò su quella che lui definiva un'autentica ingiustizia per giorni, e fu proprio in quei giorni che la sua collera e la sua rabbia aumentarono a tal punto da renderlo completamente fuori di sé. In quel tempo ebbe mille pensieri, ma uno su tutti prevalse sugli altri...pensò che avrebbe dovuto fare assolutamente qualcosa, non avrebbe certo potuto stare con le mani in mano e lasciarsi prendere in giro in quel modo. Ma fra tante possibilità il signor Edoardo scelse proprio non la peggiore ma bensì la più terribile e terrificante di tutte, non fermandosi a riflettere, a pensare che se davvero avesse preso quella decisione per lui, una volta l'avessero scoperto, sarebbe stata davvero la fine.
Ma non tornò più sui suoi passi, non riflettendo più nemmeno un attimo iniziò subito a mettere in atto meticolosamente, come era solito fare per tutto, il suo folle quanto terrificante piano.
Così una mattina, con il permesso della signora, si recò di buon ora dal suo medico per farsi prescrivere un potente sonnifero, con la scusa di non riuscire più a dormire dopo che alcuni malviventi avevano cercato, forzando i sistemi di sicurezza, di entrare nella villa, così il medico dopo averlo ascoltato e visitato gli prescrisse un sonnifero parecchio pesante raccomandandogli di prenderlo non prima di coricarsi e, altra raccomandazione ancor più importante, di tenerlo in assoluto lontano dai bambini, in quanto appunto troppo pesante per i piccoli fino ad una determinata età... discorso quello che all'uomo da un orecchio entrò e allo stesso modo dall'altro uscì.
Monsieur Edoardo dopo essere uscito dal medico si recò di gran fretta in farmacia e poi altrettanto velocemente corse a casa, impaziente di iniziare a mettere in atto il suo diabolico piano...

 
 

Chiunque tu sia, lascia il tuo Commento al miniracconto di Ornella Bianchini: L'infamia (parte prima)

E-mail:
Nome:
Cognome:
Testo Commento:
Codice di sicurezza:
Codice di sicurezza:
 
 
 
 
 
_
 

Il Nino! - la Piazzetta venticinque punto otto! (1961 ÷ 2018 all right reserved)

  Sopra...Sopra...