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L'nfamia (parte seconda) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: L'nfamia (parte seconda)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 8411

Testo online da sabato 20 agosto 2016
Scritto nel 2016

 

L'nfamia (parte seconda)

Ogni sera dopo cena madame Adele e le sue nipotine erano solite bere una tisana, e ovviamente era proprio il signor Edoardo a prepararla puntualmente verso le ventuno e trenta su ordine della signora. Così quella sera l'uomo versò nella tazza delle tre bambine, assieme alla tisana, parecchie gocce di quel potente sonnifero, molte di più di quelle che il medico aveva per lui prescritto, fra l'altro raccomandandogli di non abusarne per alcun motivo... zuccherò per bene il tutto e poi per non confondere le tazze servì la tisana prima alla signora con l'ignobile scusa di aver rovesciato quella delle piccole urtandogli contro con il braccio, le bimbe dopo presero la loro tisana e poi già parecchio assonnate andarono a letto. Fino a quel momento tutto per lui andò liscio, così verso la mezzanotte quando tutti dormivano e le piccole erano ormai sprofondate in un sonno di totale incoscienza, l'uomo dopo aver preparato l'auto le prese una ad una dai loro letti e come sacchi di patate le caricò sul sedile posteriore quasi ammassandole una sopra l'altra, ovviamente le piccole non avvertirono nulla incoscienti com'erano dall'effetto del sonnifero. Poi il signor Edoardo dopo aver disattivato tutti i sistemi di sicurezza uscì dalla tenuta di madame Adele e si diresse verso un luogo parecchio fuori città, un posto che lui conosceva molto bene, da lì sarebbe poi proseguito, accostando un piccolo fiume, verso una località che pochi conoscevano poiché era praticamente disabitata. Giunto nel luogo preciso che nella sua mente si era prefisso, che per quell'infamia aveva predestinato tirò fuori gli attrezzi che aveva riposto nel baule dell'auto e con uno di quelli, per la precisione un badile, iniziò velocemente a scavare una grossa buca, il terreno lo favorì poiché era ancora parecchio inumidito dalle piogge dei giorni precedenti.
Il tempo a sua disposizione non era poco ma nemmeno molto perché doveva essere alla villa per l'alba, momento in cui egli si alzava per iniziare la sua lunga giornata fatta di mille impegni e altrettanti diversi lavori. Così scavò quella buca abbastanza larga da potervi mettere tutte e tre le piccole, ma inconsapevolmente non troppo profonda... fu la fretta e la comprensibile agitazione a farlo, fortunatamente per le piccole, non ragionare con precisione, a non farlo riflettere sulle possibili conseguenze che quella sua mancanza avrebbe portato ad egli stesso. Così in fretta e furia quasi scaraventò le bambine dentro la buca e poi velocemente la ricoprì con la terra senza però aver cura di batterla per bene, sopra il tutto vi mise parecchie foglie secche e dei rami, poi voltandosi un'ultima volta prima di salire in macchina si sfregò le mani e ironicamente fece una smorfia con la bocca... come una beffa per salutare le povere bambine. Spingendo sull'acceleratore più che poteva se ne tornò alla villa, silenziosamente si lavò e si cambiò, mise i panni inzuppati di terriccio bagnato già a lavare, dato che anche del bucato se ne occupava lui, poi come se nulla fosse iniziò la sua giornata, madame Adele non si accorse di nulla, anche perché lei era abituata a dormire con la benda sugli occhi e i tappi nelle orecchie, proprio per non essere disturbata da alcun rumore.
Lei si accorse della scomparsa delle piccole solo quando andò a svegliarle per la colazione, che erano solite fare prima di recarsi a scuola con la zia e con il signor Edoardo, invitato a sedersi con loro dalla signora puntualmente ogni mattina. In preda al panico e alla disperazione madame Adele chiamò subito monsieur Edoardo che immediatamente allertò le forze dell'ordine, i vigili del fuoco e tutti quelli che era possibile chiamare, tutti quelli che avrebbero saputo cosa fare in casi come quello... le ricerche iniziarono subito attorno alla tenuta e nei dintorni per poi estendersi oltre, e infine ampliandosi fin ben oltre Parigi. Nell'immediato pareva chiaro per tutti che le bambine fossero state rapite, ma come dato che nessun sistema di sicurezza era stato forzato, quel che invece era certo era che le piccole non potevano essere uscite dalla tenuta da sole, per giunta scalze e con il pigiama in pieno autunno, oltretutto senza far suonare alcun allarme, quella poi di andarsene chissà dove e chissà perché da sole risultava essere una cosa più che assurda che loro non avrebbero mai e poi mai fatto... e di certo ancora così piccine non avrebbero avuto alcun motivo per mettere in atto una fuga del genere... la più piccola aveva appena cinque anni, la seconda solo sei e la più grande non superava gli otto anni, era l'unica ad aver appena intrapreso il cammino della scuola.
Le ricerche di Barbara, Marì e Monia continuarono per giorni estendendosi in quasi tutta la Francia, ma delle bambine dopo tutto quel tempo ancora non vi era traccia. Così quei giorni divennero settimane e madame Adele era talmente disperata che in certi momenti sembrava quasi impazzisse, mentre monsieur Edoardo che per un bel po' di tempo pareva aver mantenuto un'irreale calma, dopo tutti quei giorni iniziava ad avere un pesante cedimento di nervi, sopraffatto com'era ormai dai sensi di colpa e in preda già da un po' a una tremenda agitazione che dava alle sue mani un continuo tremore e che gli provocava un fortissimo e persistente mal di testa. Di quel suo disagio e di quella sua agitazione, che per altro gli si rifletteva benissimo e chiarissimo anche sul suo volto, madame Adele anche in quel caso non si accorse di nulla, impegnata e preoccupata com'era nel cercare di capire che cosa fosse successo alle sue nipoti.
Nel frattempo nel luogo in cui le bambine erano state praticamente sepolte ancora vive le cose non andarono proprio come monsieur Edoardo avrebbe voluto, infatti dopo che il potente sonnifero ebbe terminato il suo malefico effetto le piccole si ritrovarono fortunatamente ad essere ancora vive, certo piuttosto malridotte e in una situazione terribile che avrebbe dovuto essere risolta immediatamente, ma ancora vive... ovviamente il loro risveglio fu davvero e comprensibilmente tremendo, per fortuna essendosi ritrovate insieme e così vicine poterono toccarsi l'una con l'altra e anche se non poterono parlarsi e nemmeno vedersi, per evitare che la terra le soffocasse e rovinasse irrimediabilmente la loro vista, poterono ugualmente in qualche modo consolarsi. Anche se stordite e terribilmente impaurite ebbero modo di capire subito di essere state sepolte o... qualcosa del genere, quello che all'unisono pensarono fu che cosa fosse loro veramente capitato prima di essersi ritrovate in quel luogo maledetto, forse un crollo o chissà che cosa, ma sopratutto chi avrebbe, semmai l'avesse fatto, potuto compiere una tale atrocità.
Comunque tutte e tre, nonostante l'immaginabile paura, la confusione, l'agitazione, i sentimenti confusi e contrastanti che in quegli istanti mandavano in totale smarrimento le loro giovani menti e anche e non poco il dolore fisico, iniziarono subito a darsi da fare, con le unghie e con i denti come si suol dire, per poter scampare a quella che altrimenti sarebbe stata una morte lenta e atroce... che sembrava per loro ormai inevitabile se non fossero riuscite in qualche modo a porre rimedio a quella tragica situazione. Iniziarono così a scavare il più velocemente possibile per poter uscire da quella maledetta buca seriamente intenzionata a diventare la loro tomba, dato che non essendo nemmeno in grado di gridare nessuno si sarebbe accorto di loro... semmai qualcuno si fosse trovato a passare per quel luogo isolato. Comunque tra istanti di speranza e incomprensibile forza e altri costellati di resa, rassegnazione e disperazione, dopo un tempo che pareva essere interminabile le bambine sia pur stremate, doloranti e parecchio anche insanguinate riuscirono a riemergere dal terreno e a rivedere la luce della vita... tutte e tre si sentivano come se fossero state prima ormai morte e poi di colpo risorte, di certo si poté dire che fu un vero e proprio miracolo, qualcuno dall'alto aveva sicuramente dato loro una mano. Trascinandosi a stento la prima cosa che fecero fu quella di togliersi la terra dagli occhi e dalla bocca, dato che non erano riuscite ad evitare che un bel po' di questa vi entrasse. Scorgendo proprio lì davanti a loro il fiume prontamente con l'acqua si ripulirono più che poterono, poi prima ancora di poter provare a riprendere le forze svennero tutte e tre quasi contemporaneamente totalmente prive di conoscenza. Rimasero in quello stato di incoscienza per più di qualche intero giorno, e furono in un certo senso ancora una volta fortunate poiché la notte in quella inabitata località transitavano parecchi tipi di animali, per lo più in cerca di cibo, perciò... o da questi le bambine non furono per nulla notate, cosa quella non impossibile ma piuttosto difficile o per quelle notti fortunatamente forse solo qualche cane randagio si trovò a passare di lì.
Ad un certo punto quello stato di incoscienza per le piccole ebbe fine, nel male quello svenimento così prolungato era stato in un determinato qual modo anche un bene poiché aveva dato loro modo di riprendere le forze e poter così incamminarsi verso una possibile salvezza. E così fecero, anche se non conoscendo il posto non sapevano bene da che parte andare, comunque prendendosi per mano insieme si fecero coraggio e intrapresero una direzione un po' a caso per vedere di trovare una strada dove magari qualcuno fosse passato, così da poter dare loro un aiuto. Dopo un bel po' di quel girovagare un tantino intorno allo stesso luogo e un po' a vuoto riuscirono a scorgere in lontananza quella che pareva essere una strada, camminando il più velocemente possibile verso quel punto, anche se sembrava loro di non arrivare mai tanto quella strada era lontana... lontana si ma non impossibile da raggiungere dato che ad un certo momento finalmente e con grande sollievo vi arrivarono...

 
 

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