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L'infamia (parte terza) - Ornella Bianchini

 
 

I miniracconti di Ornella Bianchini: L'infamia (parte terza)

 
Ornella Bianchini

ID Autore: 2183
ID Testo: 8410

Testo online da sabato 20 agosto 2016
Scritto nel 2016

 

L'infamia (parte terza)

Tra l'altro quella era proprio la strada maledetta che monsieur Edoardo aveva intrapreso per portare a compimento quel suo crimine. Così le bambine continuarono a camminare lungo il ciglio di quella strada, anche se avevano disgraziatamente preso la direzione opposta a quella che le avrebbe portate verso casa, con la speranza che prima o poi qualche buon anima fosse da quelle desolate parti transitato. Quando le speranze di incontrare qualcuno andavano ormai affievolendosi, se non per svanire del tutto le bimbe scorsero in lontananza un'auto che percorreva la strada nella direzione opposta, verso di loro, procedendo quasi a passo d'uomo. Si trattava di una macchina della guardia forestale che ogni tanto compieva quel tratto di strada per pattugliare la zona, poiché lì spesso qualcuno vi si recava per abbandonare qualche animale o per compiere qualche nefandezza nei vicini boschi.
Anche i due uomini che si trovavano a bordo dell'auto scorsero in lontananza quelle tre esili e piccole figure che avanzavano a passo incerto verso di loro, finché poi una volta raggiunte ebbero ben chiaro che si trattava di tre bambine. In un primo momento le piccole furono comprensibilmente piuttosto riluttanti verso quei due uomini, ma poi una volta che ebbero compreso che affidandosi a loro non avrebbero corso alcun pericolo si tranquillizzarono e si misero nelle loro mani per poter così essere finalmente riportate a casa.
Raccontarono quello che sapevano su quella loro terribile esperienza, spiegando bene anche chi fossero loro, e furono proprio i loro nomi e cognomi a far capire alle guardie forestali chi fossero quelle bambine, dato che i loro volti, i loro nomi e la loro provenienza, per la loro disperata ricerca, erano ormai conosciuti praticamente in tutta la Francia. Allertarono così immediatamente le forze dell'ordine della capitale e portarono le bimbe alla caserma dove furono subito visitate da un medico chiamato appositamente per loro, questi riscontrò che le piccole erano tutto sommato in buona salute, solamente affamate e parecchio disidratate, fu proprio per quel motivo che successivamente per scrupolo furono ricoverate per un paio di giorni, così da poter eseguire su di loro dei controlli e assicurarsi che, a causa della disidratazione non avessero subito danni agli organi interni, per quel che riguardava la parte psicologica furono affidate alle cure di una specialista, esperta in psicologia della prima infanzia... tutto questo dopo averle rifocillate e aver fatto loro riabbracciare zia Adele, che per l'emozione ebbe anche un lieve mancamento, da cui comunque sembrò riprendersi subito.
Per madame Adele fu terribile ascoltare ciò che le bimbe le raccontarono, chi avrebbe potuto aver fatto una cosa simile, così atroce, dato che nessuno le aveva chiesto alcun riscatto, era dunque chiaro che le nipoti non erano state rapite per denaro, ma bensì per il solo gusto di far loro, non solo del male... ma addirittura di ucciderle.
Tutte quelle domande, sia da parte di madame Adele, sia da parte delle forze dell'ordine e di tutti quelli che per giorni e giorni le avevano invano cercate trovarono una risposta concreta e certa nel momento in cui le bambine varcarono finalmente la soglia di casa sane e salve e completamente ristabilite, se non altro fisicamente.
Il signor Edoardo che, finché non le vide con i propri occhi continuò a pensare che fosse tutto impossibile, nel momento in cui aprì la porta e se le trovò davanti impallidì a tal punto che quasi svenne, proprio come chi crede di aver visto un fantasma, a lui parve davvero di averne visto addirittura tre. Ciò che diede risposta a quelle domande, però tradendo niente meno che sé stesso, fu la frase che involontariamente e a voce alta e così spontaneamente egli pronunciò, disse: «mio Dio... Dio mio... come avete fatto piccole pesti a venir fuori da sotto terra, eppure vi avevo così ben coperte di quella terra e di tutto quel ciarpame lì intorno...». Quando un attimo dopo si accorse di ciò che aveva detto era ormai troppo tardi, i suoi polsi erano già stati prontamente addobbati dalle manette, vani, inutili e futili furono i suoi tentativi di giustificare quelle parole, di giustificarsi e discolparsi, in quell'istante tutto si era fatto chiarissimo.
Monsieur Edoardo aveva, anche se invano, cercato di disfarsi della presenza delle bambine nel modo più orribile che esisteva, morte tutte e tre loro e poi a morte anche di madama Adele l'intero patrimonio della stessa sarebbe andato automaticamente a lui. Chissà come avrebbe reagito se le bambine fossero morte e lui l'avesse fatta franca... chissà se forse in seguito avrebbe cercato di disfarsi anche di Madame Adele in un modo o nell'altro, così da essere certo di ereditare il tutto senza intoppi e senza alcun dubbio.
Monsieur Edoardo fu subito arrestato e sotto stretto e pressante interrogatorio, dopo una serie di bugie e chiarissime contraddizioni, alla fine rese alle forze dell'ordine una dettagliata confessione cercando anche di spiegare i motivi del suo terribile gesto. Nei giorni successivi fu così processato per una serie di reati che andavano dal rapimento al tentato omicidio, all'occultamento... o per meglio dire alla sepoltura di esseri umani ancora in vita, gli fu dato il massimo della pena che in quel tempo era in vigore per quel tipo di reati, pena che però non ebbe modo di scontare, se non per brevissimo tempo, dato che dopo soli due mesi circa non resse più, ne al duro regime carcerario, ne all'insopportabile senso di colpa, oltre alla vergogna per quel suo insano quanto incomprensibile gesto, così in un momento di distrazione delle guardie si tolse la vita impiccandosi con i suoi stessi pantaloni... in una fredda notte d'inverno nella sua misera cella.
In quel suo breve tempo passato dietro le sbarre il signor Edoardo ebbe modo di riflettere su quel suo gesto, anche se in modo del tutto confuso, fu proprio in quel tempo che sentì la sua anima completamente vuota e nello stesso tempo pesante come un macigno, irrimediabilmente compromessa, rovinata per sempre, ridotta come una scarpa vecchia non più riparabile che nessuno vuol più indossare... sentiva così che il resto del suo corpo non avrebbe più voluto indossare quell'anima da egli stesso stracciata.
Nel tempo successivo al suo suicidio madame Adele dentro di sé riconobbe che quella sua decisione riguardante il testamento non fu proprio del tutto corretta e coerente, ma nulla se confrontata con ciò che monsieur Edoardo aveva osato fare alle sue nipoti, lei comunque non lo perdonò mai e di lui non volle sapere più nulla fin dal giorno in cui egli fu arrestato.
Ella rimase così duramente scossa da tutta quella terribile vicenda, anche se alla fine per le bambine tutto si concluse bene, che da quello scossone non riuscì più a riprendersi, e nel giro di pochissimo tempo ebbe un invecchiamento sia esteriore che interiore da non essere più la stessa donna di prima... divenne irriconoscibile. Dopo non molto tempo successe anche che si ammalò gravemente e irrimediabilmente, a nulla valsero le innumerevoli e costose cure a cui fu prontamente sottoposta poiché in un tempo breve, ma che per lei fu interminabile, alla fine purtroppo morì, lasciando così sole le sue adorate nipoti, che nel frattempo erano diventate delle splendide ragazzine. La perdita della loro amata zia fu per loro un altro inconsolabile dolore, dopo quello per la morte improvvisa dei genitori, una mancanza quella della zia che lasciò dentro di loro un vuoto incolmabile... due dispiaceri per le giovani così grandi che superavano di gran lunga la terribile esperienza vissuta per mano del signor Edoardo.
Dato che non c'erano parenti in vita che potessero occuparsi di loro, aiutarle nel crescere e nel diventare adulte, fu loro assegnata, su suggerimento dell'ex avvocato di madame Adele una signora che egli conosceva molto bene e da parecchio tempo, una specie di tutrice e istitutrice, tra l'altro una persona molto seria, onesta, fidata e affidabile, infatti ella aiutò le ragazze nel loro percorso di crescita in tutto e per tutto, accompagnandole in ogni passo del loro vivere finché ognuna non fu in grado di cavarsela da sola. Certo fu che la signora non poté in alcun modo sostituire la figura di zia Adele, cosa che per altro non fu per nulla intenzionata a fare, ma nel corso del tempo con i suoi modi dolci, delicati e garbati riuscì a conquistarsi la completa fiducia di tutte e tre le ragazze, fiducia che lei non osò mai tradire, ne manipolare in alcun modo, ne tanto meno usare per scopi propri. Ella divenne per le ragazze anche una buona amica e confidente, loro si rivolgevano sempre a lei per qualsiasi consiglio e a lei confidavano ogni loro pensiero o desiderio.
Barbara, per tutti Barbie, così come amava chiamarla la sua cara zia, Marì e Monia vivono tutt'oggi nell'antica villa di famiglia con i loro rispettivi consorti e con i loro figli, con loro abita ancora la tutrice ormai divenuta molto anziana, in effetti sono ora le tre sorelle ad occuparsi di lei, immaginando di accudire la loro carissima e amatissima zia... tanto ne hanno amorevole cura, fra l'altro l'anziana donna è ed è sempre stata per molteplici versi molto simile a zia Adele.
Nonostante i dispiaceri e le difficoltà a cui la vita purtroppo le sottopose ognuna di loro proseguì comunque nella propria strada realizzando i propri sogni e i propri desideri, ognuna in base al personale talento che la natura aveva voluto donarle... Barbara divenne un'affermata pianista di successo, Marì una conosciutissima pittrice che espone tutt'oggi i suoi lavori nelle più famose gallerie d'arte, oltre che a realizzare mostre personali anche oltre il territorio francese, e Monia continuò a dedicarsi al canto divenendo così una bravissima e conosciutissima cantante lirica... zia Adele sarebbe stata molto orgogliosa di tutte e tre le sue nipoti.
Si può dire che una cosa forse è certa... se il signor Edoardo non avesse fatto ciò che invece osò fare e se ancor prima non avesse ascoltato quella conversazione magari tutto sarebbe andato diversamente e con tutta probabilità madame Adele sarebbe vissuta molto più a lungo accanto alle sue nipoti.
Comunque le cose andarono come andarono e nulla di ciò che in quel tempo sfortunato accadde fu mai dimenticato da nessuno, dato che la sfortunata storia continuò ad essere raccontata tramandandola così per intere generazioni, al punto che ancora oggi qualcuno se ne ricorda e ne parla ogni tanto...

 
 

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