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Al peggio non vi è mai fine (una vita felice) - Antonino Fleres

 
 

Le poesie di Antonino Fleres: Al peggio non vi è mai fine (una vita felice)

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 8116

Dedica: a tutti gli sfruttati e bistrattati dalla relatività menzognera e bislacca del politico mondo intero (ai governi e sindacati dico:... meglio che non dico...)

Testo online da giovedì 4 giugno 2015
Scritto nel 2015

 

Al peggio non vi è mai fine (una vita felice)

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

Normale monnezza sulle rive del Po a Torino

Al peggio non vi è mai fine (una vita felice)

Il primo giorno del mese io non so se
ballare cantare mangiare o piangere
i soldi del mese passato finiti son già
i soldi del mese neonato ancor non son qua.

Il fatto che ancora intelligo sicuramente
si pone alla gente di qui positivamente
se poi tra le righe del gobbo a cristalli leggo
che al mondo, sicuro, si sa, che c'è di peggio,

qualcuno mi deve spiegare tale precetto:
che devo esultare per me se al di la del cinto
c'è gente costretta a cercar dentro al cassonetto,
che occupa auto consunte come giaciglio:

eppur lo sappiamo: al peggio non vi è mai fine
per cui pur chi muore di fame dovrebbe gioire?
Lo senti l'odore dell'oppio che il popolo inebria?
Lo palpi l'inganno di chi predicando ruba?

Mi chiedi che cosa vorrei, ora te lo spiego:
Vorrei che al comando ci fosse un bel macchinario
con tanti triliardi di chip e un circuito vario;
e dentro un programma che sì minuziosamente

rendesse la vita felice a tutta la gente.
Non più tonnellate guaste di parole finte,
non più passaggi di carte di marcio tinte
e trucchi omertosi per frodare il mare...

Lo so, ho capito, non dir cosa devo fare
di queste utopie che, cupe, vaneggian vane.
Mi basta lo sguardo da fiera, interrogativo...
Prescrivimi un antipiretico ed un digestivo.

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

La relatività in cui viviamo ci impone l'adozione del metro che osserviamo nella quotidianità. Per tutti noi è più o meno così.
Ecco perciò che il valore reale di ciò che si possiede (non solo di materiale) cambia a seconda del contesto (costume, cultura, luogo, tempo, ecc.) in cui ognuno di noi vive.
L'unica cosa certa (oltre al fatto che niente è certo) è che ognuno pensa per se...
Ecco quindi che i governi non tolgono ai ricchi perché altrimenti perdono il potere e non governano più... idem per i sindacati che se dovessero mai mettersi davvero dalla parte del popolo... (omissis)...
Ma come è possibile (cari sindacati) firmare i contratti Nazionali del Lavoro accettando che qualcuno possa sgobbare otto ore (se non più) al giorno per meno di 1.000 euro lordi al mese? (qualcuno darebbe, a tale scempio, la definizione shock di "sfruttamento della schiavitù") Come è possibile definire un'entrata di 2.000 o 2.500 euro lordi al mese un reddito da fascia da ricchi?
(2.500 lordi sono 1.700 netti: 6/700 se ne vanno per l'affitto, 5/600 per bollette e mantenimento casa / auto, 4/500 per mangiare e vestirsi... questa io la chiamo sopravvivenza, non ricchezza...)... vabbé.
Ecco il must del giorno:
Mandiamo tutti i politici (e i sindacati) a lavorare i campi di grano e le vigne (o forse è meglio di no che potrebbe seccare tutto) e mettiamo al governo un bel PC (triliardi e triliardi di chip - con il software scritto da me, ovviamente)...!!!
Vaiii!

 
 

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