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Sottopasso, sovrapasso - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Sottopasso, sovrapasso

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 74

Dedica: a tutti i sottopassi e sovrapassi cittadini che agevolano l'allegro e spensierato riso.

Testo online da lunedì 30 aprile 2007
Scritto nel 2007

 

Sottopasso, sovrapasso

Imbocco il sottopasso (se ho potuto farlo, ho da dire "grazie" ai finanziamenti governativi elargiti ai tempi (ed in occasione) di "Italia 90"). Dopo pochi battiti di ciglia ne sono fuori; lo specchietto retrovisore me ne da la prova, inconfutabile, come i contorni dello sbocco, che riflettono sugli appositi vetri ovali fissati ai fianchi dell'autoveicolo.
Usicto dal sottopasso, il grande gaudio: la sopraelevata. Ah, vera ed autentica fonte di frizzante allegria: per la prima metà mi regala in visione le strade di sotto, con tutte le auto, i cicli, i pedoni e i cagnolini, tutti con le loro ombre, tutti dinamici... macchiette erranti assolutamente ancorate ad un'unica legge tanto pseudocasuale quanto tiranna.
Poi, dalla seconda metà in sù, vengo avvolto dai pannelli fonoassorbenti posati ai lati delle corsie: pur negando lo spettacolo sotto, aprono nuovi orizzonti alla stregua dei tetti condominiali; non proprio giovani, con i loro coppi dalle mille tonalità vicine al rosso, i loro comignoli affumicati e sgaruppati, i loro pali metallici (a sostegno delle antenne analogiche) pluri-assicurati (alla soletta) e sghembi.
La felicità non abita su Marte, non di rado ha il sapore di un sottopasso o di un sovrapasso... da percorrere in sordina...
Ho manipolato il dispositivo trasmettirore ed ecco che il cancello obbedisce passivo: concede l'ingresso all'ampio cortile, poi, quando il transito è compiuto, ricompone la sua forma più classica, quella normale, di chiusura, braccia conserte e gambe intrecciate... qui non entra nessuno (se non preme il bottone giusto)...
Ho varcato l'uscio domestico, e la novità è che: sia le mura perimetrali che le aree interne sono inedite, sconosciute, ma interrogabili.
Casa (altrui) dolce casa; indipendente sui quattro lati, sviluppata per tutto l'asse zeta su tre livelli, erbette e alberelli intorno. Inizio l'esplorazione, forse questa è l'ora giusta.
PIano terra lato nord: finestrone doppi vetri modello anta ribalta, limpido e trasparente, non ostico al passare del mio sguardo. Vedo i fallimenti, i progetti rimasti in etere (sin dai tempi dei facili entusiasmi e dei panni corazzati) e mai compiuti, mai arrivati sulla linea del traguardo...
Cambio lato e cambio piano, osservo: infondo non sono proprio tutti fallimenti, da qui si vede anche qualcos'altro. Non saranno proprio tutti successi da legittimare la "stuppa della buta", ma nemmeno nulla di cui non andare, almeno un pochino, fieri...
Cambio piano, lato e finestrone: Il punto di vista mostra un altro paesaggio. Indago con lo sguardo non senza ebete stupore, devo "soccombere" dinnanzi all'evidenza. Esamino attento e vedo bene che qui non c'è nulla di cui non andare fieri, nulla di cui non poter raccontare un giorno ai nipotini. "Non è stato facile", ma si sà, le cose facili non solleticano i cervelli finemente "ossigenati"...

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Basta cambiare punto di vista ed anche un piccolo fallimento può essere visto come un piccolo (grande) successo... Giusto per agevolare una fresca ventata di sano e ben accetto ottimismo...
Più o meno la stessa stronzata del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto... ma, alla fine, di che cavolo era pieno (per una qualsiasi delle due metà) sto cavolo di bicchiere?
Per ciò che riguarda l'altra metà, quella "vuota", forse si trattava di una metà "piena" di... aria? Boh...

 
 

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