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L'assegno - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: L'assegno

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 73

Dedica: a tutti coloro che faranno un viaggio gazie all'arrivo di un assegno inaspettato (più un consistente rabbocco extra...), frutto del proprio genio e del proprio lavoro, comunque legato ad una originale iniziativa personale.

Testo online da domenica 1 aprile 2007
Scritto nel 2007

 

L'assegno

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

In posa con la Vespa di Ernesto (che eseguì lo scatto).
Chivasso (TO) - 1980
Il prato su cui poggiamo io i piedi e la Vespa le gommose ruote non esiste più. Ad oggi (vedi data di inserimento testo) lì c'è un parcheggio e sotto di esso una serie di garages privati.
Alle mie spalle puoi notare l'opera d'arte (ancor oggi in piedi) che collega via Paleologi a via Montanaro soprapassando la strada ferrata Torino Milano. Sempre alle mie spalle vedi un po' di ex Acconciature pelli Bonaudo (ieri Scuola Elementare oggi Liceo Newton).
Per ultimo e per questioni di privacy, non posso dirti chi è la bella signora che si appresta a scalare la "Passerella"...

L'assegno

Un giorno, arriverà un giorno... un giorno arriva sempre... ma se fosse arrivato prima, l'assegno, forse il giorno sarebbe stato un altro, sarebbe arrivato un altro giorno, quel giorno...
Non dico tanto...: vent'anni? Un entusiasmo diverso agevolava le azioni di quei periodi, e se fosse capitato allora, l'assegno in questione, avrebbe sortito ben altro scalpitio: avrei regalato un autentico sorriso a mio padre, avrei offerto un giro "lungo" agli amici e, sopratutto, avrei "pizzicato", immerso in un soave fluido di fervente entusiasmo, il generoso fondoschiena dell'incantevole Paola, anche se, al tempo, lei non era proprio la mia "amata"... oltretutto, usciva con un antipatico, anonimo, bellimbusto...
Vorrei descrivere il colore dei soldi, mi serve una codifica a 64 bit per non cadere in equivoco e negare, così, l'esatta sfumatura al lettore. I soldi fanno schifo, se sono negati, come l'amore quando è negato, appunto, ma questo non vale per i rispettivi colori. Basta non cadere in fallo al momento della codifica, binaria, digitale.
Ho incontrato me stesso, quando, scrutando nei tuoi occhi, ho individuato un pensiero cintato, protetto da un canale di acqua stagnante e, tutt'intorno, puro istinto elettrificato; un pensiero negato. Povero pensiero, condannato a rimanere lì, senza appello e senza che lingua alcuna possa mai assaporarne il nettare. Niente gioia, niente dolore. A parte il pensiero.
Fare un viaggio. Ecco la soluzione. Azzurre acque cristalline del mar Rosso, vette Tibetane misticamente sbiadite, infinite autostrade serpeggianti e ondeggianti sulle coste californiane... ma non con me. Io indosso le pantofole, o forse non sono le pantofole, forse sono i ruoli, le posizioni gerarchiche parentali, talune sfumature di colore difficili a descrivere, troppi bit da gestire, utilizzandoli quale potenza per una base uguale a due... tilt.
Torno all'assegno, giusto per sorridere, il primo asseggno, forse l'ultimo, qui il colore non c'entra, né tantomeno la codifica. C'entra il trotterellante pianeta su cui poggio i piedi, che ballerino gira e gira e non riesco a stargli dietro... lo vedo sempre più lontano, e un giorno, in uno dei prossimi incroci, dovendo rallentare per ben osservare la mia destra, forse lo perderò di vista... ciao ciao...

 
 

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