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Di solitudine or mi lavo - Davide Petrinca

 
 

Le poesie di Davide Petrinca: Di solitudine or mi lavo

 
 

ID Autore: 2291
ID Testo: 6757

Testo online da giovedì 8 novembre 2012
Scritto nel 2012
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Di solitudine or mi lavo

Di solitudine or mi lavo
sulla riva del silenzio
calato nel suo invaso
quello del mio lago
dove siede il mio pensiero
quando colma di mistero
e lambisce quel passato
ai momenti in cui è partito
tutto da un saluto
io, seduto dietro un finestrino
Lei, in piedi fuori
con una mano e un occhiolino.

Ma or tornato al mio lago
con in cuore l'amor vano
sento solo di non sentire più
di non esser, mai più nessuno
è la pace, un profondo stato
dove morto oppure vivo
per me più nulla, sarà cambiato
così, come per chi
tutto ha dimenticato
e mai più a me, sarà vicino.

Che leggera la giornata
come tutta la vita intera
nel silenzio progettata
ancor più intenso quand'è sera
che invera pace di un lontano lago
troppo presto da lui tornato
dopo che, uscito vinto
dopo aver, amato invano.

Riposo del mio cuore
quando sono, io con me
come da sempre e come anche
nel finale, ancor oggi è
è la coscienza di sapere già
il non senso che la vita ha
è solo pace
di pura intima serenità
nel disincanto che 'l pensiero
mai più, lo lascerà:

quanti gli inutili incontri!
quanti gli inutili scontri!
quanti inutili rapporti!
quante le inutili ore!
ore e ancora ore..
quante le inutili parole!
parole e ancor parole..
quanto l'inutile amore!
amore e ancora amore..
quanti i passati giorni!
giorni e ancora giorni..
rincorrersi inutilmente
perché noi, ancora insieme
mentitamente
ma tutta quella vanità
per l'egoismo che in fondo sta
per me più, s'invererà
se ad aspettami è sempre là
nell'attesa del domani
quel mio lago
dove, di solitudine or mi lavo.

Amòr perduto, àmor vano
tutto originato
da quel semplice saluto
io che d'àmor perso
ho amato solo e sempre invano
or ritorno a quella stella
sullo specchio quando brilla
dolce invaso del mio lago
nei suoi riflessi in cui rivedo
ultimi nostri e persi istanti
e solo salgo alla mia sella
a cavalcar, i miei restanti
e verso poi, funesti giorni
ma non molto, ormai distanti
dove in acque di ricordi
così fresche, così dolci
giungo e resto al mio lago
che nel silenzio del suo invaso
di solitudine or mi lavo.

 

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