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Un sorriso ventiquattrino - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Un sorriso ventiquattrino

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 62

Dedica: a Rosanna

Testo online da mercoledì 30 agosto 2006
Scritto nel 2006

 

Un sorriso ventiquattrino

Mi piace ricordare un sorriso ventiquattrino, dietro i luccicanti occhiali scuri (trafitti dal sole d'agosto) ed accarezzato dalla luce di ponente. Il sorriso di cui parlo è spontaneo e dura poco, è un po' inventato, interpretato, è aromatico.

Ora la corrente spinge le onde da sud, e la corrente è irrequieta, non conosce padroni, è schiava solo di se stessa (e non è poco). Non sarà sempre la stessa (la corrente), si sa, o per fortuna o purtroppo, non seguirà sempre la sua diritta.

Il sorriso di cui parlo non sa di che si ciba l'odio, non sa di cosa sia il rancore, non sa dell'incoerenza caduta supina tra la corrente e il sole. Ricordare il sapore dolce di una leccornia pasticcera non rende l'idea: un sorriso, a volte, sa essere più dolce, più gustoso, prelibato ed incline, infine, all'ingrediente misterioso e raro (quanto prezioso).

Di questo sorriso vo' narrando, sorriso mostrato all'improvviso, dietro un non motivo, lussureggiante, verdeggiante, editoria di carattere, con le grazie.

Come le tende aprendosi mostrano gli attori che, sullo scricchilante palco, piegano la schiena al non verbale inchino (dopo il sacrosanto lavoro), così hai regalato l'espressione frizzante, priva di ogni tempo, scollata dalla dolce vita.

Penso poi ad una cattiveria, che sia figlia o figliastra del sorriso che non è svanito inosservato, che sia madre o matrigna di una postilla appuntata nel sughero, che sia amica o amante di un continuo errare senza riposo alcuno; non importa di che sia la cattiveria, piccola cattiveria ferita.

Cosa dire di un sorriso ventiquattrrino e di una cattiveria ferita. Cosa dire di una calibrata ragione e di una spontanea emozione. Ti regalo le mie parole perché mi piace ricordare così quel morbido sorriso.

 
 

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