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Voi... rimanete ancora un po? - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Voi... rimanete ancora un po?

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 6004

Dedica: a chi si fa delle domande (senza ottener risposta) e (indi per cui) si sceglie la risposta che maggiormente gradisce.

Testo online da sabato 9 giugno 2012
Scritto nel 2012

 

Voi... rimanete ancora un po?

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

Un ruscelletto come tanti... ad un certo punto svolta portando con se il segreto misterioso dell'inizio e della fine...

Voi... rimanete ancora un po?

Questa non me l'aspettavo.
Questa non me la sarei mai aspettata.
Questa, se non fosse che, alla mia veneranda età, non mi stupisco più di nulla, mi avrebbe davvero stupito.

Seduto, tutt'altro che comodamente, su di una panchina del parco Carrara a Torino, beato assaporavo un freddo cornetto con tanti pezzettini di cioccolato, croccanti e distesi, sopra un bel batuffolone di panna al gusto di zabaione. Allo stesso modo, forse un po' meno beatamente e un po' più distrattamente, leggevo, dal quotidiano "La Stampa", i titoli delle notizie della cronaca di Torino.
Era un fresco tardo mattino di giugno e cominciavo ad abituarmi a quella nuova vita fatta di passeggiate al parco, gelati, letture ed altre cosine simpatiche come: piccole gite fuori porta, visite ai musei, qualche spettacolo a teatro, alcuni concerti di musica classica ed anche certe uscite serali che mi portavano dritto alla trattoria e poi al cinema (con o senza i pochi amici di sempre al seguito).
Dopo cinquant'anni di lavoro (anche se solo quarantasei anni di contributi sono stati versati), da quasi tre mesi mi stavo godendo la tanto agognata quanto meritata "pensione".
Iniziai a lavorare che avevo appena sedici anni, ora ne ho quasi sessantasette. Ho fatto molti lavori: il garzone, il camionista, il piastrellista, persino l'investigatore privato: fu una parentesi di circa vent'anni fa e durò per quasi dieci anni. Finii la mia carriera in una piccola ditta che opera nel campo dell'edilizia: mi occupavo principalmente del magazzino ma facevo un po' di tutto, come spesso capita quando si lavora in realtà medio piccole o a conduzione familiare.

Finito il gelato, ancora con il gusto squisito del croccante biscotto di cono in bocca, decisi che l'ora del rientro a casa era giunta. Mi alzai, ricomposi il giornale, lo piroettai sotto braccio, e mi avviai. Passo dopo passo, lasciavo dietro di me bambini festanti, mamme attente ai pargoletti, giovani maratoneti, laghetti, tartarughe, anatroccoli e quant'altro si possa trovare alla "Pellerina" un qualsiasi tardo mattino di giugno.
Volevo arrivare a casa per tempo perché bramavo di preparare un passato di pomodoro fresco e condire, insieme ad filo di olio DOP e ad una bella spruzzata di Parmigiano IGP, un etto abbondante di vermicelli veraci naturalmente al dente. Per secondo già gustavo un filettino di nasello olio e limone e insalatina riccia per contorno. Una fettina di pane Toscano e un buon bicchiere di Barbera avrebbero accompagnato il tutto. Il caffè non è mai stato presente nella mia dispensa.

Ma quella tarda e fresca mattina di giugno non arrivai a casa. Non mangiai i vermicelli al dente, non bevvi il vino.
Quella mattina, alle ore 11:09 finiva la mia avventura su questa terra...

Cosa fu non so (e nemmeno mi interessa), fatto sta che passai da un senso di spossatezza ad uno più marcato di nausea; finii quindi dritto per terra con tutto ciò che ancora vedevo attorno a me e che sempre più sfocava. Poi tutto si spense come in un "click".
Eppure non finì nulla.

Pur senza un vero corpo, potevo muovermi e pensare. Il mio corpo, che non esisteva ma pareva esserci, non era più soggetto alle forze gravitazionali per cui, io e lui, ci muovevamo levitando e planando: il camminare non era più affar nostro. Nemmeno il comunicare era più come lo si intende in terra, da "vivi". Pur potendo vedere le persone, non avevo alcun interesse ad ascoltare ciò che dicevano (sarà che dalle loro bocche uscivano tonnellate di sciocchezze...?) Nemmeno tra (e con) i miei pari si parlava, anzi, nemmeno ci si poteva vedere. Si avvertiva fortemente la presenza di entità a me simili e questo bastava per vivere appieno l'armonia dell'appartenenza cosmica. Forse vivevo quella condizione biochimica, di cui un tempo sentivo tanto parlare e che da tutti veniva appellata "Anima"? Forse.

Le ragioni del cuore, i sentimenti, diventavano anch'essi una storia d'altri tempi. Gioia? Ira? Odio? Amore? Tutte cose andate, dimensioni primitive che, per quanto appartenenti al recente trascorso, non influivano minimamente, come se fossero pallidi barlumi di echi lontani. Io ed il mio non corpo (meglio dire la mia essenza) eravamo solo una piccola larva all'inizio della fase evolutiva.

Ora il tempo non ha più senso (come non ha più senso lo spazio); sono dimensioni che fuggono leggiadre tra le molecole della mia nuova natura interstellare.
Come spinto da correnti ascensionali mi allontano da quella che fu la terra in cui nacqui e vissi. Ed ora mi rendo conto di quanto piccolo sia il concetto: davvero ebbi i natali a Torino? La sensazione è forte: nemmeno nacqui sul pianeta Terra, Sistema Solare, Via Lattea, ecc. L'Universo è la vera origine ed in esso andiamo fluttuando, errabondi, per l'eternità; cambiamo stato in continuazione e di tanto in tanto ci fermiamo, per pochi "istanti" nell'una o nell'altra "riserva" universale.

Ora molte cose sono diventate più chiare, molte rimangono imperterriti misteri. Per un attimo penso alla spaghettata squisita che mi regalava momenti magici e paradisiaci e mi rendo conto di quale piccola cosa fosse. Tra una manciata di millenni mi fermerò ovunque, per un istante; intanto proseguo la deliziosa estasi e strizzo l'occhio a voi che rimanete.

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Il video, tratto da "10 minuti di..." Rai3, ritrae Stefano Delù e Giorgio Ciprandi, dell'associazione "Vita Universale", che spiegano il loro punto di vista su cosa è la vita prima e dopo la vita.

Questa "risposta" non è quella che ho scelto per me, ma pare ugualmente una bella risposta: infatti è basata su concetti di pace, armonia, amicizia, solidarietà, uguaglianza, fiducia e rispetto.

Guarda!

 
 

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