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Una chiara faccenda di scarpe pensanti - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Una chiara faccenda di scarpe pensanti

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 5868

Dedica: ai lavoratori proletari ed alle loro scarpe.

Testo online da lunedì 28 maggio 2012
Scritto nel 2012

 

Una chiara faccenda di scarpe pensanti

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

Un portone d'altri tempi...

Una chiara faccenda di scarpe pensanti

Parrebbe chiara la faccenda... se non fosse scura; più della notte più nera mai (non) vista...
Tutti i giorni la stessa domanda: "Ci sono 12.354 elementi da visualizzare. L'operazione potrebbe richiedere molto tempo. Continuare lo stesso?" ma sì che continuo, anche perché, mi verrebbe da chiedere: "Ma quale alternativa avrei?". L'unica alternativa plausibile sarebbe quella di fare click sul pulsante "Start", quindi "Arrestare il Sistema". E poi?

Ecco dunque descritta l'essenza pura della vita: l'esaltazione del poi, la sublimazione dell'alternativa, la glorificazione degli elementi da visualizzare, l'apologia della paranoia.

È capitato di recente: l'elemento numero 12.057 pesta una merda di cane. Subito scatta la macchinosa reazione encefalica. L'astratta logica impulsiva spinge i globuli rossi ad organizzare un movimento per la difesa del cane e le piastrine blu a pianificare un comitato per la standardizzazione della consistenza fecale da marciapiede. Nessuno si rende conto che ciò che conta è la scarpa. La scarpa divora i chilometri, la scarpa spiattella il bitume, la scarpa rilancia la palla. La scarpa, pur non essendo stata progettata per pestare la merda del cane, di tanto in tanto lo fa. È lo spirito ribelle che nutre tanta indole reazionaria. La suola, la linguetta, la stringa, il tacco: tutti elementi chiave nel contesto cosmico del marciapiede urbano. È la storia che si ripete. Eppur la storia non si ripete, si dice.

E gli altri 12.353 elementi? Ognuno con la propria cronaca, la propria memoria, le ripetizioni, le lezioni, le ombre orfanelle ed i fantasmi di tendenza. C'è chi carica manualmente, chi lo fa automaticamente, chi, gentilmente, mi offre un passaggio fino in corso Vittorio Emanuele II (d'altronde erano già le otto di sera ed io, perciò, avevo perso l'ultima coincidenza (navette comprese)).
Michele (11.479) sa fare tutto, in teoria. A volte si dimentica di spedire il pallet, a volte perde il foglio da firmare, a volte intreccia il prospetto, legge il diario, vidima il giornale. Vuole fare l'impeccabile ma il tempo è poco, le risorse umane pure, il magazzino è diventato un casino.

Ma torniamo al nostro cane.

La schiena ricurva, le zampe posteriori protese in avanti, le magre natiche tremanti e lo sguardo tipico dello "gnorri" tutto preso dall'ebete fischiettio ultrasonico, ci fanno capire che la concentrazione mentale e corporale è tutta protesa all'atto mistico della "defecatio banchinae". Detto in soldoni: una bella cagata canina da marciapiede. Finita l'azione evacuatoria, la mano umana entra nel sacchetto di plastica talmente usurato che due delle dita, complici anche le belle unghie (ricamate, affilate e finte) ne fuoriescono di botto. A questo punto desistere è d'obbligo, non è pensabile raccogliere tali marroni scorie a mani quasi nude. Rimane la nobile intenzione e la coscienza ne esce più linda e cristallina che mai.

D'ora in poi, l'immagine della scena diviene fuorviante. Pur essendo l'orizzonte una linea di confine tra cielo e terra (o cielo e mare o mare e terra), la definizione ne risulta distratta. Da ogni dove, un esercito scomposto di scarpe (con annessi piedi e teste) volge, errando, centrando e mancando le cacche (fumanti o secche che siano). Le cacche, impietrite dalla paura, non hanno la forza di spostarsi da sole per evitare di finir schiacciate. Le scarpe, tutte prese dal caos capitalino, farfugliano frasi sconnesse, masticano chewingum usati dai sapori sopiti, olezzano aromi degni del mitico Gorgonzola e, per ultimo, tiran calci agli escrementi vari fregandosene dei propri indirizzi...

Il Caos è troppo veloce, non da tempo di aggiornare le regole di politica aziendale. L'ultimo numerello è sicuramente il 115, tutto il resto non interessa. Lei lo ritiene un miracolo, voi no?

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Le scarpe sono la precisa espressione del viso dice Pasquale Panella, ma in fabbrica non c'è spazio per andare passo passo o fare moto...

 
 

I Commenti dei lettori al miniracconto di Antonino Fleres: Una chiara faccenda di scarpe pensanti

Lorenzo
Data commento: venerdì 1 giugno 2012 - Provincia: Groningen - ID: 1540

Quel suggestivo arcaico portone, testimonia il racconto ricco di azioni fantastiche, curiose, ma meno appetitose. Nel suo complesso il Sig. Antonio Fleres, non è soltanto un bravo autore di poesie ma è anche un'eccellente scrittore di racconti.
Complimenti!!

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