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Spoliazioni e disvoleri - Angelo Michele Cozza

 
 

Le poesie di Angelo Michele Cozza: Spoliazioni e disvoleri

 
Angelo Michele Cozza

ID Autore: 1856
ID Testo: 4894

Testo online da lunedì 17 gennaio 2011
Scritto nel 2010

 

Spoliazioni e disvoleri

Quanto dovrò attendere il fatidico giorno
quando potrò imbarcarmi per l'aldilà e salutare
tirare il fiato e portarmi lontano
dal nulla ultimo che censisco vivendo?
Se vi sia una sub o sovra esistenza
se starò poi meglio o peggio chi può saperlo.
Or che l'anima non esulta e più non batte le mani
vorrei partire in fretta ma da me non dipende
ci sono imperscrutabili voleri che decidono
e se anche mi inginocchiassi a un Soprintendente
non riceverei di certo alcuna anticipazione di favore.
Inutile presenza, nel mucchio qui che ci sto a fare
vagabondo corpo oramai quasi incorporeo
in sedimentazione di speranze e di illusioni!
Che cessato l'inganno di essere e apparire
dopo qualche ventata di anni a polvere si retroceda
è un fatto risaputo e ne siamo tutti informati.
Si corre e ci si inerpica per tante scale
invaghiti di vano, affannati poi
- è noto - dopo l'ultimo estremo gradino
un vuoto spaventoso sotto i piedi.
Che più può spuntare da un orizzonte
che non raggia scurisce e incupisce?
L'improbabile e il probabile avverabile
più non si agogna, niente ci incita
se il marchingegno che riavvia i sogni
è troppo usurato e un sostituto è irreperibile;
finito il tabacco e le cartine
non vi è più nulla da fumare:
nel portacenere annerito restano
solo bruciacchiature e cicche incarbonite.
È assai chiaro! Non vi sono stati confusionali
o sedicenti errori di interpretazione:
il tutto immaginato, che più non si contatta,
è una sostanza sbriciolata: ne siamo consapevoli!
Infastiditi, appena borbottiamo
per l'attesa esasperante di venire
dalla lista dei viventi scancellati
e sbuffiamo si per dover ancora fruire
di un respiro a tempo indeterminato..
La spoliazione - l'avvertiamo- è ancora in atto
muti e in silenzio, senza lagno, languenti
volenti o dolenti attendiamo che si concluda:
al culmine, insaccati in un legno, finalmente
raggiungeremo quel totale niente che siamo.

 
 

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