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Morte subitanea - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Morte subitanea

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 3282

Dedica: ai calcinacci, erranti in caduta, prigionieri della forza gravitazionale e dell'attrito offerto loro dall'aria e dal vento, propri di questa cara atmosfera terrestre.

Testo online da mercoledì 15 luglio 2009
Scritto nel 2009

 

Morte subitanea

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

Muro perimetrale (lato corso Castelfidardo) ex carcere "Le Nuove" di Torino. Il carcere giudiziario "Le Nuove" fu costruito, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, tra il 1857 e il 1869, in corso Vittorio Emanuele II, 127. Fu progettato dall'architetto Giuseppe Polani e venne concepito qule carcere a regime duro e di stretto isolamento individuale. Iniziò a funzionare nel 1870. Venne dismesso nel 2003.

Morte subitanea

Crollerà questa casa, prima o poi, ed io con essa.
Preannuncerà il collasso uno stormo di sordi brontolii (segnali -al tempo- da tutti prontamente disattesi).
Rovinerà in una notte d'agosto, nel mezzo del mio sonno stropicciato da giravolte e torcicolli. Sarà una morte subitanea.
Franerà fiera, la casa, al pari d'un solenne momento Moreno (pur senza platea argentina), tra imponenti strepitii e coriandoli di calcinacci e sfridi, sbuffati in alto, da stantuffi improvvisati, per poi ricader frenati, a disegnar dalle gittate un campanaccio.
Insieme ai piccoli fuochi flagellati, regalerà una coreografia d'impatto ai pochi fortunati spettatori: suoni, fumi, luci e ombre: annaffiati da meraviglia incredula, e ordinatissimo caos quanto basta.
Uditi da lontano, parranno schioppettii di fuochi d'artificio: chi vorrà potrà intuire i piccoli lampi ed insinuare timide ipotesi: Uno scoppio? Un incendio? Un crollo?
La disfatta non sarà certo elegante, piuttosto maleducata invece; con le sue noncuranze, le sue arroganze. Non guarderà in faccia e non dovrà render conto a nessuno. Sarà un atto di violenza pura, fine a se stessa (o forse, a detta di alcuni: un atto divino).
Il corpo non saprà mai di nulla: esso anestetizza da sé il trauma quando è grande e fulmineo. Fa suo il punto di domanda e blocca i sensi. Ciò che accade dopo non serve più, al corpo.
La mente no. La mente, di tempo ne ha quanto ne vuole: secondi... addirittura decine, di secondi. E tutto il cast della vita, appena dismessa, le volge davanti, come quando lo spettacolo finisce e gli attori sfilano sornioni, inchinando ed emozionando.
Ecco quindi la mente, l'unica "cosa" ancor viva dopo il crollo, in mezzo a quel trambusto di sirene, getti ordinati di schiume vischiose e voci riccamente concitate. Pare non curarsi del gran fracasso -la mente- al centro esatto di quell'istante febbrile.
Sono solo i ricordi. Solo i ricordi.
Comincia dunque la sfilata: ed eccole tutte lì, composte in ordinate file, le mie donne. Sono tante, sono belle... le ha contate in ascensore, dalle scuole elementari alle estrosità senili. Ah, come rendere, a onor di giustizia, la bellezza che le avvolge? Sono specialmente splendide. Meravigliosamente splendide.
Tutte mi hanno accompagnato, dentro e fuori al cuore: talvolta tachicardico di passione, altre volte in letargo emozionale. Nessuna mi ha mai capito, nessuna mai mi ha ascoltato. Se non le parole: quelle sì. Ma le parole volano e si dissolvono, tramutano il loro stato in niente, come capitò all'edificio "in fabula", fracassato giù. Ed io con esso (tanto per ripetere).
-"Gesù! Fa che mi facciano tenere questo bel gattino, daiii. Gesù bambino!!! Ti prego: prometto che giocherò di meno e studierò di più, daiii! Gesù!!!"-
Ma cosa avrebbe mai avuto da studiare in seconda elementare...? Non certo Socrate e Platone, o le correnti elettriche alternate e tripolari, o le trigonometrie con quei succosi seni (& co) virando in tangenziale.
Ciao gattino, ciao gattini! Ci vediamo nel sottoscala, nelle cantine, tutti i giorni, anche tre volte e di più! Latte fresco e prosciuttini, e pagnottelle. Ma già ve ne siete andati, dispersi in un attimo dorato da dozzine di stagioni... Ciao gattino... Ciao micino...!
Eh! Cari amici! Quanti siete? Siete uno? Siete due? Siete dieci, siete cento? (vorrei saper di gusto: quale metro, questa mente ancora indomita alla morte, ha adottato per contarvi così tanti?) Basta chiedervi perdono? Per tutto ciò che avete perso? O per ciò che avete (e non avete) dato in cambio? Ah! Continuate pure il chiacchericcio e le impacciate risa fuoriluogo. Non mi offendo certo adesso! ...E buon divertimento!
Ma, giunti che siam tutti, in questa tarda ora, che cedano il passo pure loro, orsù: la passerella è colma e non sa più di che cibare! Freme e gorgoglia, nel ribollio di così tante voci sovrapposte e mercenarie.
Le voci e le luci: ingredienti principi di questo palco dallo sfondo nero e misurato: mischiano e fondono le loro essenze, che par di roteare in assenza gravitazionale, schiacciati da tali e tanti impeti, e tumultuosi orgasmi di energie aliene.
Ma quella luce, che fida d'esser galleria, l'unica che in quest'ora, infine attendo; ma quando arriva? Forse non son degno d'attraversarla ancora? Forse non esiste che nei racconti dei più impudenti tra i tanti "trapassati" che invece poi, son ritornati? Rivedrò mai dunque, i miei cari estinti? O forse è Caronte al di là di questo muro? Starà di certo là -Caronte- a sbracciare e bestemmiare, curvo e veemente alla destra del timone; ma non mi vien da credere che stia vivendo la smania dell'attesa, ad onor del mio approdare... Beh. Ci fosse almeno un muro, fatto di mattoni pieni e portanti a vista. Un muro solido, spesso e sicuro, come quel perimetrale di talune carceri in Torino. Sarebbe l'unica certezza, in questa polveriera di infida tristezza.

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Piccoli giochi di una mente appena colta da morte subitanea.
Ma anche piccoli giochi di parole che sfociano nel divertimento dell'autore (unica ragione per cui, di tanto in tanto, scrive).
Si tratta di un mini racconto incline alla commedia dallo sfondo macabro-ironico. Il positivismo è vivo, ed il lettore può cogliere il messaggio gioioso e ottimistico nell'auspicio del vivere una vita ben vissuta (onesta e armonica) per non temerne la fine improvvisa e fulminea (una tra le tante - magari dovuta al crollo di una vecchia galera? - decida il lettore se galera sia figura allegorica).
"Motti subbitanea" -traduzione in catanese del titolo-
(In realtà è nato tutto a partire dall'escalmazione, o meglio, imprecazione tipica catanese)...

P.S.
Tutto (compreso la casa, la mente, i gatti, e, sopratutto, le tante donne e i cento amici) è frutto della fervida e fertile fantasia; non trattasi di fatti direttamente coducibili alla vita dell'autore.
Solo il muro de "Le Nuove" è vero!

 
 

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