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Lo zero non esiste - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Lo zero non esiste

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 2213

Dedica: al pasticcino, allo spumantino e al cioccolattino.

Testo online da lunedì 5 gennaio 2009
Scritto nel 2008

 

Lo zero non esiste

Commento all'immagine dell'autore Antonino Fleres:

Monumento a Vittorio Emanuele II, a Torino, nell'incrocio tra corso Vittorio Emanuele II e corso Galileo Ferraris.

Lo zero non esiste

Eran già trascorsi alcuni minuti, forse una dozzina, forse più. Rintanati dentro il salottino di una graziosa pasticceria, nei pressi di via Lagrange a Torino, sembravano più indaffarati a dimenticare il freddo pungente di fine dicembre, lasciato per il momento fuori dal locale, che ad esplorare le reciproche menti, tentando così di indovinare le ultime novità. Stavano seduti davanti a due tazze di profumata cioccolata calda, ognuno con la compostezza che li distingueva, l'uno mescolando distrattamente il bollente nettare, l'altro consultando la rubrica del telefono cellulare. Non si erano ancora detti granché, se non le solite frasi di rito: "Come va?", "Che si dice?", "Nulla di che", "Le solite cose". Non si vedevano da più di sei mesi, ma quando si è amici, si sa: le distanze, come i tempi, non contano.

"Lo zero non esiste!" iniziò Salvatore. Aveva smesso da poco il roteante tintinnio, e dopo aver testato la temperatura della bevanda, grazie ad un cauto nonché prudente assaggio, ruppe il silenzio.
"Che dici?" replicò Francesco. Non era stupito, era abituato alle esternazioni pseudofilosofiche dell'amico, ma preferì far finta di non aver capito, giusto per darsi un pochino di arie, una innocente micro porzione di civetteria.
"Lo zero non esiste, ci si può avvicinare, ma otterremo un valore prossimo allo zero, mai lo zero. Ecco perché lo zero non esiste. Come non esiste l'infinito che, per quanto riuscissimo ad immaginare, è sempre più infinito, ovvero sempre più prossimo al valore infinito."
"Vabbè..." (soffiò Francesco).
"Non esiste il valore più piccolo, non esiste quello più grande. E se anche esistessero, questi due valori, non saremmo certo noi in grado di poterli immaginare. Non ci è dato di immaginare così tanto."
"Beh, scusa, ma se ho tre monete da due euro, le do al commesso per pagare la cioccolata, alla fine avrò un bello zero, o no?"
"Certo che no. Lo zero non esiste. Le piccole monete sono solo passate di mano, non hanno smesso di esistere. Qualche piccola molecola di quel metallo è rimasta tra le tue dita, e qualche barlume del gesto (fatto per pagare) rimarrà nella tua mente. Il ricordo delle tre monetine si trasformerà in chimica nel tuo cervello e continuerà a vivere anche dopo l'estinzione dell'umanità tutta. Non possiamo capire l'inizio, non possiamo capire la fine, forse, semplicemente perché non esistono: eccoti un bel dogma fresco fresco."
"Beh, allora lo stesso vale per il mai, il sempre, il poco, il tanto, la luce, il buio, la felicità, la tristezza. E quant'altro. Solo perché non si possono misurare perfettamente. Esistono valori prossimi allo zero e prossimi all'infinito, come dici tu, sarà. Però la matematica esiste eccome, tre meno tre fa zero! Altro che! Vallo a dire a chi fa la spesa e poi finisce i soldi e non arriva all'ultima settimana del mese..."
"La matematica esiste, ma le cose (e i sentimenti) si trasformano in continuazione, non arriveranno mai a valere zero. Fai la spesa e trasformi i soldi in merce e in ricordi. E merce e ricordi continueranno a trsformarsi, per l'eternità. Lo zero non esiste."

Le tazze, disposte disordinatamente sul tavolino, erano ormai vuote, e le temperature delle stesse avevano assunto i valori dell'ambiente circostante. Ordinarono due etti di pasticcini freschi alla crema e due bicchieri di vino spumante secco piemontese. L'ora di cena si avvicinava, non era certo una cattiva idea andare incontro ad essa "levando i calici".
Fu Francesco, questa volta, a rompere il silenzio. Lo fece dopo aver elegantemente morsicato una minima porzione del suo chantilly. Appena la panna montata regalò al suo palato un gustoso effetto del tipo: "mmhh... ho bisogno d'affetto...", disse: "Ma secondo te, cos'è l'amicizia?"
Salvatore, che in quel preciso istante era posseduto da un frizzante solletichio tracheo-faringeo, riaprì delicatamente gli occhi, ripose il flute sull'apposito piattino, e, posando lo sguardo su quello dell'amico, disse: "Amicizia è una parola dalle mille traduzioni e interpretazioni. L'amicizia si misura con i fatti. Per questo, il livello di amicizia è inteso in misura relativa, in occorrenza al punto di vista soggettivo di chi brandisce il metro."
"Sì, ma secondo il tuo metro?"
"Siamo pur sempre succubi della relatività, no? Un amico può essere colui che ti dice "Buongiorno!" anziché ignorarti, oppure colui che ti ignora anziché prenderti a calci, oppure colui che, dopo averti ferito quasi a morte in un duello all'ultimo sangue, alla fine, ti risparmia la vita. (Esempio un po' fuori tempo, forse...)"
"Salvatore, dammi una risposta, secondo il tuo metro, il tuo tempo e luogo!"
"Ok, va bene. Per me un amico (o amica) vero (o vera) è colui (o colei) che perde qualcosa di suo per starti vicino nel momento del bisogno. Quanto sia disposto (o disposta) a perdere, questo non è dato di sapere, dipende dal livello di amicizia, dalla relatività, dalla soggettività. E che dire de "il momento del bisogno"? Stessa relatività e soggettività, naturalmente. In definitiva, non possiamo descrivere il sentimento dell'amicizia in modo univoco, possiamo invece descrivere un'infinità di sentimenti riconducibili all'amicizia."
"Tutto qui? Mi hai detto tutto e niente..."
"Già. No, ho qualcosa di meglio: Un vero amico (o vera amica) è colui (o colei) che divide (con gli amici veri) la propria fortuna quando e se le cade addosso. Una sorta di ridistribuzione della fortuna, di disegno statale assistenziale ma infinitamente più evoluto e giusto: perché alla base di cotanto disegno c'è l'amore vero per l'amico (o l'amica). Amicizia, amore. Non semplice carità da mutuo soccorso."
"Si è fatto tardi, andiamo. Tanto mi sa che sei in vena di sparare solo utopie..."
"Utopie. Esatto. Un'amicizia così non esiste quasi mai nemmeno tra parenti, tra fratelli e sorelle, tra figli e genitori (notare: non ho detto tra genitori e figli), tra mariti e mogli, figurarsi tra amici. Distribuire la propria fortuna vuol dire perdere tantissimo (quasi sempre fortuna è sinonimo di denaro), meglio fare un po' di carità di tanto in tanto, il posto in Paradiso sarà ugualmente assicurato."

Francesco chiese il conto e pagò, respingendo con un sorriso la mano di Salvatore che cingeva una banconota da dieci euro. Anche Salvatore sorrise.
Presero la via del ritorno senza più parlare dell'argomento "Amicizia". Si salutarono al capolinea del sessanta, in corso Galileo Ferraris. Salvatore salì sul vecchio pullman, obliterò il biglietto e prese posto a sedere. Francesco proseguì a piedi per un paio di isolati. Quindi salì sul fiammante S.U.V. tedesco, mise in moto e partì.

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Normali dialoghi strampalati occorsi tra vecchi amici. Inutile dire che amici e dialoghi sono spudoratamente inventati. Solo la fermata del sessanta è vera.

 
 

I Commenti dei lettori al miniracconto di Antonino Fleres: Lo zero non esiste

Antonio Pelizzari
Data commento: martedì 4 dicembre 2012 - Provincia: Ferrara - ID: 1620

Nostalgia, malinconia, filosofia, ironia: veramente piacevole!

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