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Non udite, non sopraggiunge fino a voi - Angelo Michele Cozza

 
 

Le poesie di Angelo Michele Cozza: Non udite, non sopraggiunge fino a voi

 
Angelo Michele Cozza

ID Autore: 1856
ID Testo: 1415

Testo online da mercoledì 9 luglio 2008
Scritto nel 2001

 

Non udite, non sopraggiunge fino a voi

Non udite, non sopraggiunge fino a voi
Non udite, non sopraggiunge fino a voi
una armonia di tremiti e di accordi,
non vi acceca, come astrale luce
lo sfavillio delle mie ansie pupille
quando ardito dinanzi vi sosto?
Un canto a voi noto si rifà vivo
e disperato risuona per erme vie,
una pena antica e acerba ravvivano!
Sfinito dall'esecuzione mille volte eseguita
del motivo tratto da uno spartito
da voi composto e poi da indifferenza
senza ragione reso illeggibile,
si fermerà un giorno il cuore orchestrale
che sorda uditrice mai avete ascoltato.
Ah il nulla ricorrente che da voi raccolgo
il suo riso beffardo venirmi incontro
e nel baratro gocciolarmi a stilla a stilla!
Il ridicolo con le sue movenze
che si mescola all'orrore del nulla,
lo star fermi e attendere nuovi colpi,
adorare il simulacro di una invisibile fiamma
che non illumina l'angolo cieco
ove per voi mi incatena aguzzina
una riscatenata speranza!
Un tempo, diffidaste ricordo
dei miei slanci umani,
fuggiste ai primi balzi del cuore
come davanti a un figurato nemico;
persuasa da insediati dubbi
arretraste allo scoppio dei miei moti,
mai pensaste al di fuori di voi stessa..
Persuasa da altri
che era d'obbligo avere certezze,
mai accorreste a gride d'amore:
come lastra di ghiaccio ispessita
non cedeste al procedere dei miei passi!
Più volte, persavi per sempre
tentai di ridisegnare la mia vita,
ma solo timide linee inespressive,
scarabocchi contorti e senza senso
io riprodussi poi deluso
sulla pagina bianca ove in prospettiva
usavo proiettare il mio destino,
divinatore inconsapevole
di un venire di giorni insopportabili.
Avreste dovuto saperlo
che l'amore non muore per i colpi
inferti dalla sferza di un diniego,
che non recede senza un'illusione
in una orrenda conca d'indifferenza
e che pur senza respiro, ansimante
per supplizio atroce brama parlare!
So che non vi è miracolo
che possa ridar vita a ciò che è morto
eppure, rieccomi a bussare
alla porta dorata ma sempre sprangata
dietro cui, affastellate e irraggiungibili,
giacciono le preziose cose perdute.
Fantasticherò in perpetuo che nulla
di irrimediabile sia accaduto,
che tutto ciò che non ho raccolto,
evanescente volato via non sia,
che una forbice ideale tuttora
esiti a recidere un filo invisibile
su me annodato e che a vostra insaputa,
stretto ancor mi rilega a voi..
Ah se in un giorno di oscura noia
ravveduta dal ricordo del vostro fallo,
in un attimo di follia,
inspiegabilmente confusa
dal prima e dopo vi accadesse
di sostanziare la mia ombra
e stringerla in un impeto di baci!

 
 

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