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Tutta opera di terzi - Antonino Fleres

 
 

I miniracconti di Antonino Fleres: Tutta opera di terzi

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Testo: 128

Testo online da domenica 8 luglio 2007
Scritto nel 2007

 

Tutta opera di terzi

La piastra rovente spalmava milioni di molecole non per sua propria volontà: era lì, al servizio altrui, manovrata, perché ancorata ad un corpo macchina poco complesso e, più in su, ad un manico ergonomicamente insugherato. Di tanto in tanto, l'infernale calura si incattiviva, ed anche in questo caso, non vi era nulla di personale: tutto era riconducibile alla semplice altrui pressione sopra un bianco bottoncino zigrinato che, grazie ad un marchingegno a dentini e levette, spalancava l'uscio ai violenti getti del vapore acqueo pressurizzato e caldissimo.
Tutta opera di terzi.
(La piastra rovente) trattava le pieghe, tanto maleducate quanto ignoranti, come se fossero minacce, al loro domandare incredulo e piagnone, negava persino l'onore del rifiuto o del compassionevole sguardo ...
Non fece una smorfia, nè si voltò indietro, quando sottomise un lembo sgualcito, umilmente ornato da due buchetti infami dai contorni irregolari (come certi subdoli nevi da tenere costantemente sotto controllo). Non si chiese il perché di quei buchetti ma spalmò le molecole e cominciò a pensare al prossimo incontro galante e rinfrescante, una volta che il suo turno di nobile lavoro fosse terminato.
Pensò ad una lingua, anch'essa rovente, anch'essa priva di una propria forza motrice. Probabilmente trattavasi di una lingua con i fili e i bastoncini, pronta per essere programmata; due cicli "for", un ciclo "do while", qualche istruzione "if" (magari nidificata) e il gioco è fatto. "Cara lingua che erri senza meta e a sproposito, saprò darti io giusta collocazione e... magia magia... un giorno, forse, mi ringrazierai pure, chissà...".
Parlò la lingua: "Dimmi la verità!". Ricevette gentilissime e credibilissime menzogne al fruttosio. Pensò la lingua: "Mi inventerò qualcosa e farò finta che sia la verità, ma taglierò quei fili, inserirò un'istruzione "break" nel codice sorgente, un ferro da stiro, per quanto professionale, non potrà mai essere libero...".
Tessuto ingrato; a nulla vale cambiarne lo stato: da irregolare anarchico stropiccio a liscio e frescheggiante tappetino conforme e colorato. Paragone inedito; lontano da quel quadro che vede immortalata la figura della madre col bambino in grembo. Con o senza veli. Aureole comprese.
A quel punto la vergogna: si intromise beccheggiando e portò allegramente, nel contesto, una fiera dose di putiferio. Ma che pensò la lingua?... e quale meschina verità poté mai nascondere la piastra?... Celare in un luogo remoto una piccola verità smarrita non potrà dar rammendo ad alcuno strappo, seppur cauto, millimetrico.
"Accetta il tuo ruolo: prima o poi, qualche aliena terza figura staccherà la spina; e tu potrai finalmente spegnere cotanti ardenti bollori..."

Commento al testo dell'autore Antonino Fleres:

Normali dialoghi e inedite riflessioni tra ferro da stiro e vecchie lenzuola sciupate e smunte...

 
 

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