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Due tra le tante piaghe dei "tempi moderni": Mobbing e Bossing - Antonino Fleres

 

Gli articoli di Antonino Fleres: Due tra le tante piaghe dei "tempi moderni": Mobbing e Bossing

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Articolo: 72

Testo online da giovedì 31 maggio 2012

 

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Due tra le tante piaghe dei "tempi moderni": Mobbing e Bossing

Quando ci si inoltra nel campo delle categorizzazioni, si sa, il rischio è quello di non venirne più fuori. Ecco quindi che, nella macro area delle persecuzioni e/o delle emarginazioni, specificatamente per il settore lavorativo, oggi ci occupiamo di mobbing e bossing.

In entrambe i casi si tratta di maltrattamenti (isolamenti, esclusioni, angherie, soprusi, umiliazioni, ecc.) di tipo socio-psicologico a carattere discriminatorio: nel primo caso (mobbing), sgarbi e offese sono di tipo orizzontale, cioè arrivano dai colleghi; nel secondo caso (bossing) invece, torti e umiliazioni giungono perlopiù dall'alto, dai superiori, dai capi, si tratta quindi di prepotenze verticali.

Ma quando si può parlare di mobbing e/o bossing, quando e perché viene praticato?

La domanda è precisa, la risposta complessa. Vediamo di fare un po' di chiarezza.
Sappiamo bene tutti che, allegoricamente parlando, il luogo di lavoro, tranne in rari casi, è un territorio molto più vicino alla "selvaggia foresta vergine amazzonica" che al "Tempio dei monaci Shaolin della Cina Tibetana". Questo per dire che non è facile vivere in armonia con colleghi e superiori. Le canoniche otto ore di lavoro giornaliere rischiano di diventare come e peggio di una "pena da scontare". Spesso, indipendentemente o no da pure questioni di lavoro, si generano frizioni, avversioni, antipatie e insofferenze che, per essere ben gestite e amministrate (evitando che sfocino in "guerre apocalittiche") necessitano di solida personalità e fermo carattere. Capacità di mediazione e volontà di raggiungere compromessi accettabili completano la struttura caratteriale del lavoratore che "non vuole avere problemi".

Parlando di mobbing e bossing, però, le cose sono molto diverse.
Non si tratta di semplici antipatie o incompatibilità tra colleghi e/o superiori da gestire con le politiche su descritte, ma di vere e proprie intolleranze dovute a meri motivi discriminatori.

Per esempio: più colleghi si "scagliano" addosso ad uno perché questi ha un colore (che sia politico, sessuale, epidermico, morale, cerebrale ecc.) diverso dal quello del gruppo.

Altro esempio: un superiore si "avventa" contro un subordinato perché questi diventa un pericolo per la propria carriera (mettiamo il caso che il capo sia un po' ladro ed il subordinato un po' meno).

Di esempi, come possiamo ben immaginare, se ne potrebbero fare a migliaia.
Il fine del mobbing (e del bossing) è quello di indurre il soggetto preso di mira a licenziarsi. Dato che non esistono motivi di giusta causa (inefficienza sul lavoro e/o gravi insubordinazioni, ecc.), l'unica via è quella dell'angheria socio-psicologica. Il lavoratore ghettizzato, sarà così indotto ad andarsene (a dare le dimissioni) perché si sentirà escluso, rifiutato, scartato, umiliato. Le conseguenze per lui e la sua famiglia saranno gravissime, non solo per intuibili problemi economici, ma anche (e forse soprattutto) per complicazioni dovute al deperimento fisico e mentale che renderà difficile le relazioni sociali anche al di furi del mondo lavorativo.

Come ci si difende?

Spesso, specie quando il lavoratore preso di mira è un soggetto particolarmente fragile, questi tende a prendersi tutta la colpa ed a sparire in silenzio. Altre volte, il lavoratore "mobbizzato" trova la forza di denunciare. La denuncia va fatta alle associazioni di categoria che si prenderanno carico della questione.

Dato però che il reato di "mobbing" non è un vero pe proprio reato (non è reato penale), occorre capire quali reati siano stati commessi dai colleghi o dai capi all'interno dell'azione mobbizzante. Infine si procede alla denuncia per il procedimento Civile. Tutto questo iter rischia però di essere vanificato perché provare le accuse di mobbing è difficilissimo. Ecco perché è di vitale importanza rivolgersi ad un'associazione di categoria per tempo: cioè all'inizio dei fatti criminosi e non solo dopo aver perduto il posto di lavoro.

La cosa migliore da fare per provare le accuse di mobbing e bossing è registrare (oltre che avvalersi di testimonianze e documentazione varia).

La registrazione, nel caso in cui sia presente alla registrazione anche la vittima (ovviamente con microfono ed eventualmente microcamera nascosti), è considerata una prova legale (non lo è se la vittima, per es. piazza una "cimice" nell'ufficio e se ne va).

Registrare quindi i dialoghi vessatori ed i comportamenti persecutori è il modo migliore per potersi difendere nel caso in cui si venisse colpiti da questa "piaga".

Le prepotenze e le angherie sono sempre esistite ed esisteranno ancora chissà per quanti secoli e millenni. Fano parte della natura umana. Lo scopo primario della civilizzazione è quello di calmierare, purtroppo piano piano, tali tormenti e soprusi a tutti ii livelli (sociali, lavorativi, familiari, ecc.) fino alla loro totale estinzione. Un cammino lungo e difficile dove però anche tu puoi fare la tua piccola (grande) parte.

Buona civiltà a tutti!

Il video è tratto da "10 minuti di..." Rai 3 del 29 maggio 2012.
Nel video si parla di mobbing e bossing scolastico, cioè effettuato a danno dei docenti, ma il succo può essere esteso a tutti i settori.

 

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