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Altro che Chachemire... torna di moda la Lana Canina! - Antonino Fleres

 

Gli articoli di Antonino Fleres: Altro che Chachemire... torna di moda la Lana Canina!

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Articolo: 59

Testo online da mercoledì 21 settembre 2011

 

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Altro che Chachemire... torna di moda la Lana Canina!

In questo video del 20/9/11 tratto da "Estate con costume" della RAI, la signora Daniela Piria ci spiega come sia possibile confezionare splendidi maglioni (e non solo) partendo da una materia prima del tutto particolare: il pelo del nostro amato cagnolino.
In realtà non si tratta propriamente di pelo (non si parla quindi di tosatura) ma di sottopelo o, meglio ancora, di lanuggine, cioè di quel sottopelo che viene naturalmente perso, nel periodo primaverile, dal cane o rimane tra le setole della spazzola durante la tolettatura. La lanuggine così raccolta, andrebbe conservata in un sacco di tela di cotone o lino e riposta in un luogo asciutto e riparato. Per evitare brutte sorprese, meglio aggiungere un po' di termicida naturale (per es. semi di garofano e bucce d'arancia stipate in un ulteriore sacchettino di cotone).
La lana canina è una lana calda, dall'ottimo isolamento termico, morbida, profumata, anallergica, traspirante, non impermeabile; i colori (le tinteggiature sono al bando), sono freschi, naturalmente variopinti (si va dal bianco al nero passando per varie gradazioni di marrone, beige e rosso), lucenti e carichi di un'infinità di riflessi spontanei. La lana canina assomiglia e talvolta supera (dipende dalle razze) la qualità della lana d'angora. Per un giaccone occorrono circa 1.500 grammi di filato, per un maglione siamo intorno ai 900 grammi, per una sciarpa ne bastano circa 300.
Forse fa ancora un po' "impressione" (almeno qui da noi) l'idea di indossare maglioni, sciarpe, guanti e cappellini confezionati con il pelo del nostro cane, ma sicuramente non si tratta di una pratica poco diffusa o di nuova concezione. Infatti, già molti secoli fa, i popoli eschimesi e lapponi (per esempio) usavano cardare e filare il sottopelo dei loro Akita Inu o Siberian Husky (tanto per citare alcune razze) per poi confezionare la quasi totalità dei loro indumenti (strati esterni esclusi). Tornando ai tempi nostri, invece, indumenti e capi di lana canina sono normalmente commercializzati, e con un certo successo, in Francia, Germania, Inghilterra e tanti altri paesi nel mondo (compresi gli Stati Uniti d'America).
Ovviamente non tutte le razze si prestano alla cardatura ed alla filatura del proprio sottopelo. Come si intuisce, vanno bene le razze a pelo lungo e folto come il Mastino Tibetano (Tibetan Mastiff), il San Bernardo, il Samoiedo, il Lapphund svedese, il Golden Retriver, il Pastore Scozzese,il Pastore Maremmano, il Volpino Italiano e molte altre.
Volendo ci si può cimentare con il "fai da te": occorre un cardatore e un filarino e (ovviamente) imparare a cardare, filare, binare, lavare e battere (a tale scopo cominciano a fiorire corsi appositi), infine "armarsi" di ferri e uncinetto (altro corso) e realizzare il gillet dei propri sogni. In alternativa si può portare la lanuggine del proprio amico a quattro zampe da qualcuno che faccia il lavoro per noi.
Costi e prezzi non sono propriamente da "outlet", un bel maglione caldo di lana canina vergine (non addizionata con lana ovina o caprina che renderebbe la filatura più agevole) può costare anche diverse centinaia di euro, ma vuoi mettere la soddisfazione?

 

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