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La pubblicità è il turbo del progresso... - Antonino Fleres

 

Gli articoli di Antonino Fleres: La pubblicità è il turbo del progresso...

 
Antonino Fleres

ID Autore: 1
ID Articolo: 20

Testo online da domenica 8 gennaio 2012

 

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La pubblicità è il turbo del progresso...

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In verità la frase recitava così: "La pubblicità è il turbo del commercio" e colui da cui sentii queste parole si chiamava @@Gianni Agnelli@@, da tutti simpaticamente conosciuto con l'appellativo de "l'Avvocato", ovvero il Presidente (di allora) della F.I.A.T. (Fabbrica Italiana Automobili Torino)

Quando sentii queste parole ero giovane (o quasi); comunque parlo di alcuni lustri or sono. Ne è passata di pubblicità, da allora, tra e per i media del mondo...

Disquisizioni a parte, è innegabile che c'è pubblicità e pubblicità, come c'è studio pubblicitario e studio pubblicitario, eccetera. Come è incontestabile che, da quando il "Carosello" (famosissima "giostra" di "lungometraggi" pubblicitari) imperversava nelle case degli italiani ad oggi, le "cose" del marketing e della comunicazione sono di molto cambiate.

Non parlo delle "bugie": anche negli anni '60 le "bugie pubblicitarie" non avevano limiti: ricordo bene che, tanto per fare un esempio, a chi non avesse usato la brillantina Linetti, veniva predetta, senza possibilità d'appello né grazia alcuna, la condanna alla terribile e temutissima calvizie androgenetica...

Che dire invece della "pancia che non c'è più" ma solo se i piccoli e grandi obesi si fossero umilmente convertiti al miracoloso Olio Sasso?

Pubblicità ingannevole, certo. Dal tempo di "Carosello" però, e sempre di più, siamo passati dalle bugie (talvolta talmente grosse da far morir dal ridere) all'arroganza senza pudore e limite alcuno...
Non parlo di tutte le pubblicità, ovvio. Parlo di chi la pubblicità non la sa fare, non la sa concepire, non la sa immaginare, eppure la fa.

La prima lezione (livello base) di un qualsiasi corso dell'area comunicazione e marketing che parli di pubblicità spiega che alla base di tutto c'è il desiderio. Occorre far nascere, nel possibile potenziale "cliente", il desiderio di possedere qualcosa (prodotto, servizio, status, ecc). La pubblicità (come per altro chi "vende") deve essere in grado di far scaturire, in chi da tale pubblicità è investito, una distonia tra desiderato e posseduto, in modo da indurlo ad orientarsi verso l'oggetto della pubblicità stessa.

Chi non è in grado di inventare una pubblicità così magica (vuoi perché l'oggetto è una "sola" (una "patacca") vuoi perché il soggetto "creativo" non distingue tra uno "spot" ed un brufolo), che fa? Lancia un messaggio di questo tipo: "Se non fai come ti dico io sei uno stupido, un fesso, un essere orripilante", eccetera... E vai con l'arroganza, l'aggressività, la cattiveria e, per ultimo ma non ultimo, con gli insulti più o meno subliminali...!

Bene (anzi, male).

Comunque sia veniamo all'esternazione: da un po' di settimane girano per le TV alcuni messaggi pubblicitari "anti evasione fiscale". Voglio prenderne in considerazione due che puoi vedere qui nel video allegato: Il primo è un messaggio chiaro, limpido, sobrio, un po' in stile "Superquark". Il messaggio spiega qualcosa, chi vuole ascoltare ascolta, chi non vuole fa altro, eccetera. Nessuno urla, nessuno offende, nessuno viene offeso. Lode e Applausi!
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Video tratto da alcune pubblicità andate in onda in RAI nel dicembre 2011 e gennaio 2012 con due spot "anti evasione fiscale": il primo, a mio parere è semplice, chiaro ed onesto, il secondo un po' scorretto e di cattivo gusto. Infine una frase "mitica" di Mario Monti: "Alcuni italiani, mettono loro, le loro mani, nelle tasche di altri italiani: sono gli evasori rispetto ai contribuenti onesti"
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Il secondo messaggio è, secondo me, di cattivo gusto. Non perché lo siano gli "attori" che vengono visualizzati a 'mo di diapositiva ma perché è diseducativo, aggressivo, cinico e, alla fine, offende un po' tutto e tutti.

Offende gli animaletti che, invece, sono bellissimi nelle loro forme e nei loro colori, tanto che sembrano usciti dalla fantasia e dal pennello di un grande artista. Certo, sono parassiti (del cane, dei pesciolini, dei ruminanti, dell'intestino umano, eccetera), è giusto combatterli affinché noi, i ostri pesci rossi e i nostri cani si viva meglio, ma perché umiliarli ed incitare gli spettatori di questo spot alla "violenza" (o all'intolleranza) verso altri esseri viventi?

La diseducazione sta nel fatto che, nella pubblicità, vengono messi in cattiva luce alcuni esseri viventi che nuocciono a noi o ai nostri cani, eccetera. Ok. Che dire allora delle tigri? Degli orsi? Eccetera? Anche loro hanno in qualche modo, tempo e luogo, fatto del male a qualche essere umano e/o relativo cane. E che vuol dire? La verità è che tutti gli esseri viventi, anche quelli che debbono essere a tutti i costi uccisi (penso ad esempio a taluni virus, batteri e cellule tumorali varie (oltre che ai parassiti)) devono essere "rispettati".

L'incitazione all'odio, anche verso il più perfido e subdolo degli esseri viventi è diseducativo. Potrei aggiungere che, per i credenti, oltre ad essere diseducativo, tale messaggio diventa anche un po' offensivo. perché viene denigrata una creazione divina che, anche se colpevole, non deve essere privata della sua dignità di essere vivente.

Ma lasciamo perdere gli animali: alla fine i parassiti sono parassiti, non possono essere paragonati a combattenti leali, ai quali, seppur sconfitti, non si può negare "l'onore delle armi".Lasciamo perdere e veniamo agli esseri umani.
Che dire, quindi, dei "bruttoni" con naso a "patata", pelle "olivastra" ed occhi (per fortuna) azzurro-grigi (possibilmente meridionali)? Ma era il caso di mettere la foto di una persona vera? Con tratti somatici così ben definiti?

Non certo io (e moltissimi altri), ma chissà in quanti, dopo aver visto tale spot, guarderanno e penseranno male di ogni individuo con i suddetti connotati fisici?
Ma è possibile che, per indurre a pagar le tasse a qualcuno, occorra generare antipatia e disprezzo verso qualcun altro?

Infine: ma chi sono i geni plurilaureati che hanno inventato, vagliato, controllato, accettato, e, per ultimo, mandato in onda questa pubblicità "progresso" così cafona e sconveniente?

(Per dovere di cronaca, il sig. Giancarlo Colabianchi, 35 anni, impiegato d'una azienda privata ed attore non professionista per hobby, pur avendo qualche piccolo fastidio con chi lo incontra per strada, è felice di aver contribuito alla realizzazione dello spot. (tratto da qn.quotidiano.net))

Ok, fine esternazione.

Anzi, no:

È notizia recente, che una "palestra" di Dubai abbia pubblicizzato la propria attività con la foto di alcuni detenuti (quasi scheletrici) e/o dei cancelli del Campo di Concentramento di Auschwitz (parliamo chiaramente di foto del 1945).
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La pubblicità è il turbo del progresso...


Una delle locandine con la pubblicità "geniale" per indurre i potenziali clienti ad iscriversi, in una palestra di Dubai, al fine di bruciare le calorie in eccesso e quindi, finalmente, dimagrire...
(foto tratta dal web, impossibile capire chi l'abbia scattata)
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"Dai l'addio alle tue calorie" recita uno tra i vari "geniali" slogan della campagna pubblicitaria...
Almeno, in questo caso, l'agenzia pubblicitaria, con la coda tra le gambe, ha fatto dietrofront. Il giovane inglese Phil Parkinson, responsabile dell'agenzia, ha rimosso la campagna, ha chiesto scusa e ha promesso di devolvere in beneficienza un cospicuo gruzzoletto... Lui si scusa e spiega che con quello slogan voleva solo dire che in quella palestra si bruciano le calorie come se fossero in un campo di concentramento...

Accettiamo le scuse, ma sappiamo benissimo che il mondo della pubblicità è una "giungla feroce e selvaggia" (come tutti gli altri mondi) e che solo con il genio (quando c'è) e/o con l'arroganza (quando il genio non basta) si può andare avanti: ciononostante sarebbe bene difendere la "memoria" altrui invece che calpestarla, anche quando questo volesse dire rinunciare ad un lavoro.

Per concludere (questa volta concludo davvero), volevo aggiornarti, su di chi sia la mano che è entrata nelle tue tasche in questi ultimi tempi (a proposito di "mani nelle tasche degli italiani").
Lo vedrai nell'ultima parte del video allegato, o meglio, lo sentirai dalla diretta voce di Mario Monti nostro attuale "Premier".

Quando ho ascoltato io, mi è scappato un "Ma va?"

Ti confesso di aver capito come vanno "queste cose" già dai tempi delle elementari (circa 40 anni fa...): quando un ragazzino un po' "difficile" spaccò tutto e, con mio sommo stupore, fummo noi tutti (tranne lui ) a pagarne i "danni"...
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